EUGENIO CURIEL.
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Scritti. 1935-1945.
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Volume  2.
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Parte 2.
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1973. Editori riuniti Istituto Gramsci, ROMA.
A cura di Filippo Frassati.
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Trascrizione elettronica rivista e resa disponibile dalla
           Fondazione Ezio Galiano onlus
               http:\\www.galiano.it
      ad esclusivo uso dei privi della vista.
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Testo curato da: Paolo Alberti e Paolo Oliva per il "Progetto Manuzio", iniziativa dell'Associazione Culturale "Liber Liber".
Aperto a chiunque voglia collaborare, realizza la pubblicazione e la diffusione gratuita di opere letterarie in formato elettronico.
Ulteriori informazioni sul sito: http://www.liberliber.it/
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Indice di questa parte.
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Parte seconda.
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Il Fronte della giovent.
Il Fronte della giovent ed i compiti dell'ora.
URSS terra di giovani: la cultura dei giovani sovietici.
Intellettuali traditori.
Senza necrologio.
I grandi industriali al servizio del nemico tedesco.
Libri da leggere.
Avanti verso l'insurrezione nazionale!
La giovent operaia e gli scioperi.
Giornali fascisti, immondezzaio della cultura.
Libri da leggere.
La salvezza  nell'azione.
Lettera ai giovani del "Piave".
Il Fronte della giovent per l'indipendenza e la libert al governo nazionale democratico di guerra.
Roma, citt di tutti gli italiani.
Ai giovani dell'Italia gi libera il Fronte della giovent.
per l'indipendenza nazionale e la libert.
Funzione dei giovani comunisti.
Costruiamo la nuova democrazia.
Lettera aperta ai Comitati di liberazione nazionale.
Onore ai nostri caduti!
Un anno di lavoro dei giovani comunisti.
Necessit del Fronte della giovent.
L'iniziativa  dei giovani comunisti.
I nostri obiettivi e i risultati ottenuti: la lotta armata.
La giovent nelle lotte popolari di massa.
La nostra organizzazione.
I partiti nel Fronte della giovent.
I Comitati direttivi dei giovani comunisti.
Allargare politicamente il Fronte.
Allargare organizzativamente il Fronte.
Lotta armata e lotta di massa.
Mobilitazione popolare: aiuto ai partigiani.
Mobilitazione popolare: lotta contro la fame e contro il freddo.
Le nostre ragazze.
Fronte della giovent di oggi, Fronte della giovent di domani.
Giovent d'Italia, giovent di tutto il mondo.
La giovent comunista per un'Italia libera e forte.
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Riassunto del rapporto politico tenuto alla conferenza dei giovani comunisti 20 gennaio 1945.
Dopo la compilazione di questa circolare Pietro Secchia (Vineis) invi a Eugenio Curiel (Barbieri) la lettera qui riportata.
In seguito alle osservazioni contenute nella lettera di Pietro Secchia, la circolare fu modificata da Curiel nel modo che segue.
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Epilogo.
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Note al testo.
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Fine indice.
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Parte seconda.
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Il Fronte della giovent.
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Il Fronte della giovent ed i compiti dell'ora(128).

La conferenza di Teheran ed i recenti messaggi di Roosevelt e di Giorgio VI, indicano l'imminenza dell'offensiva finale contro il nazismo ed il fascismo.
Il popolo italiano ha gi dimostrato con le agitazioni operaie e con la guerra partigiana di non attendere la liberazione dall'offensiva delle Nazioni Unite, di non rinunciare, cos, a pagare il suo debito d'onore ai popoli che il fascismo ha aggredito, che l'esercito italiano ha oppresso.
I giovani hanno partecipato in prima linea ai grandi scioperi di Torino, Milano e Genova, promuovendo agitazioni contro i richiami delle classi giovani e contro le rappresaglie alle famiglie; sono accorsi, tra i primi, nelle formazioni partigiane; hanno preferito al disonore di servire sotto le bandiere del fascismo traditore, la vita dura della montagna e della guerriglia.
Il popolo italiano ha sempre sorretto con la sua solidariet attiva i giovani nella loro lotta di liberazione: i contadini di tutta Italia hanno ricoverato e soccorso i soldati che si sottraevano alla deportazione in Germania, gli operai hanno scioperato - a Genova ed a Crema - per impedire agli sgherri fascisti di catturare nelle officine i giovani del 1924-25.
Il popolo italiano assiste i suoi giovani nelle aspre condizioni di oggi perch si attende che essi rispondano alle gloriose tradizioni del nostro Risorgimento ed accorrano in prima linea alla guerra che tutto il popolo combatte contro l'invasore nazista e contro il traditore fascista.
Ed i giovani d'Italia vogliono essere i primi perch sanno ci che la nazione attende da essi, perch sanno che solo temprando le loro capacit nell'aspra lotta di oggi, potranno - con una nuova maturit - partecipare alla grande opera di ricostruzione che garantisce loro bella e felice la vita, nell'operoso domani di pace.
Con gli occhi al luminoso futuro, noi vogliamo affrettare la fine della guerra, vogliamo che la nostra azione divenga valido contributo allo sforzo prodigato dall'eroico popolo sovietico e dai popoli liberi di tutto il mondo, per avvicinare la vittoria e liberare il mondo dalla sciagura e dall'ignominia nazista.
La nostra azione, dalla guerriglia partigiana e dall'azione di massa, deve giungere all'insurrezione armata e allo sciopero generale politico, realizzando quell'offensiva interna che deve integrarsi con la finale offensiva esterna delle Nazioni Unite.
Questi sono i grandi compiti che spettano al popolo italiano nell'ora presente. La giovent d'Italia deve essere pari a questi compiti e alla fiducia che la nazione ripone nella sua avanguardia audace e combattiva.
Dalle prime formazioni di soldati sbandati passati alle organizzazioni di gruppi partigiani agguerriti nell'azione contro tedeschi e fascisti, siamo arrivati alla costituzione dei distaccamenti e delle brigate d'assalto Garibaldi che si pongono a modello di tutte le formazioni partigiane per l'instancabile ed audace azione offensiva. Sono di questi giorni le brillanti operazioni del Biellese, del Cuneese e del Canavese, dove distaccamenti Garibaldi hanno occupato - tra l'entusiasmo della popolazione - villaggi e cittadine, attaccando posti germanici, giustiziando fascisti, distruggendo impianti, prelevando armi e viveri.
Mentre si andava cos sviluppando la guerriglia partigiana, alle insostenibili condizioni di vita la classe operaia rispondeva iniziando i grandi scioperi, che adesso si ripercuotono ad ondate da un centro all'altro, da Torino a Genova, da Genova a Milano, da Milano alla Venezia Giulia, alla Toscana.
Gli scioperi acquistano oggi - e lo hanno nella coscienza della classe operaia - un significato che di molto oltrepassa quello di semplici episodi della lotta economica del proletariato contro i padroni.
Cogli scioperi la classe operaia combatte la sua battaglia sul fronte della liberazione, nell'interesse generale della nazione, nell'interesse stesso dei giovani di tutti i ceti.
Lottando contro i padroni collaborazionisti, la classe operaia costringe i grandi capitalisti, responsabili e profittatori della guerra, ad uscire dall'equivoco dietro cui si cela la connivenza con l'occupante; smaschera la bassa demagogia fascista e mostra nello scherano di Mussolini il basso lacch dei nazisti; indica nell'occupante tedesco il grande responsabile delle sciagure che avviliscono l'Italia.
La classe operaia lotta quindi contro i nemici della giovent italiana, contro i padroni che licenziano i giovani chiamati a tradire la patria nel cosiddetto esercito repubblicano; contro i fascisti che strappano i giovani dalle loro occupazioni per farne carne da cannone nella guerra di Hitler; contro i tedeschi che affannosamente gettano nella fornace che le inghiotte tutte le riserve umane che possono razziare nei paesi occupati.
 quindi supremo interesse dei giovani di ogni classe di appoggiare le agitazioni operaie sviluppandole affinch, fiancheggiate dalla azione di tutti i ceti urbani, si giunga allo sciopero generale politico e, coll'appoggio delle sempre pi numerose e combattive formazioni partigiane, all'insurrezione armata contro tedeschi e fascisti.
Due sono quindi le vie che conducono la nazione all'insurrezione armata, alla cacciata dei tedeschi e allo sterminio dei fascisti: la guerriglia partigiana ed i grandi movimenti coi quali la classe operaia guida le masse popolari alla lotta di liberazione.
In entrambe le direzioni la giovent italiana deve far sentire il suo efficace contributo.
Il Fronte della giovent per l'indipendenza nazionale e la libert deve promuovere la formazione di gruppi nei luoghi di lavoro, nelle scuole e nei villaggi, in modo che l'azione del giovane si sviluppi nella sua sfera naturale di esistenza; deve raggruppare i giovani che non si sono presentati alla chiamata fascista; deve organizzare i gruppi femminili di patronato ai partigiani.
I giovani operai debbono agitare i problemi degli apprendisti, esigendo che a pari lavoro venga corrisposto pari salario; debbono esigere la cessazione dei licenziamenti degli obbligati al servizio militare o, quanto meno, esigere la corresponsione di un anticipo sufficiente a permettere loro di sottrarsi alla chiamata. Questa agitazione deve essere diretta a sviluppare la partecipazione giovanile alle lotte rivendicative della classe operaia, portando in essa i problemi caratteristici della giovent, delegando un giovane nei comitati di agitazione sindacale.
I giovani studenti debbono esigere che cessi la denuncia da parte di presidi e rettori degli obbligati al servizio militare; debbono smascherare e boicottare le autorit scolastiche ed accademiche che si rendono complici dei lacch fascisti; debbono assistere i giovanissimi, orientandoli con l'esempio e con l'agitazione, allo sviluppo di movimenti contro i professori fascisti e all'interesse ai problemi della guerra di liberazione nazionale.
I giovani contadini debbono affiancarsi alla lotta che si conduce nelle campagne contro le requisizioni naziste e fasciste; debbono formare punti di appoggio e di rifornimento per i partigiani e per i giovani datisi alla macchia per sottrarsi al servizio militare.
I gruppi femminili debbono sviluppare, nelle forme opportune, l'assistenza ai partigiani, generalizzando l'iniziativa dei pacchi; assumendo la responsabilit dei rifornimenti di qualche distaccamento; debbono svolgere un'attivit di assistenza alle famiglie dei giovani, datisi alla macchia e alla guerriglia (organizzare la corrispondenza, ecc.).
La coesione sociale del Fronte della giovent non pu realizzarsi attraverso uno schema organizzativo, ma deve cementarsi nella naturale collaborazione dei giovani di tutti i ceti alla guerra di liberazione nazionale. L'autonomia, la capacit d'iniziativa dei singoli gruppi devono essere sviluppate al massimo, affinch maturino nei giovani quelle esperienze che venti anni di dittatura fascista hanno soffocato. E appunto l'iniziativa e l'autonomia dei singoli gruppi determineranno le condizioni di una naturale ed effettiva collaborazione, mentre un'azione centralizzatrice, oltre a concretarsi in una farraginosa organizzazione che la reazione individuerebbe facilmente, finirebbe coll'appesantire un lavoro che, per toccare e conquistare strati sociali altrimenti inattingibili, deve essere agile e multiforme.
Soltanto mantenendo elasticit all'organizzazione, variet alla propaganda, che si adeguer - entro i presupposti delle esigenze generali - alle esigenze concrete dei vari gruppi, noi riusciremo a conquistare nuove forze alla guerra di liberazione nazionale.
Il lavoro del Fronte della giovent deve essere anche un lavoro di chiarificazione politica, ma non deve essere un'accademia di dottrinari o soltanto una palestra di discussioni; la chiarificazione politica si realizza nella misura che dal vago si passa al concreto, nella lotta che condurremo contro le varie influenze attesiste, pi o meno scopertamente reazionarie, nello sforzo che faremo per cementare attorno alle agitazioni operaie la solidariet operante degli altri strati sociali.
Questo lavoro ci permetter di selezionare nella massa giovanile coloro che possono essere arruolati nei gruppi partigiani e nei Gruppi di azione patriottica. Ma se questo  l'obiettivo, essenziale, noi non dobbiamo ridurci ad un semplice ufficio di reclutamento e nemmeno dobbiamo boicottare tutti coloro che ancora titubano di fronte a questo passo o che addirittura si sono arruolati nel sedicente esercito fascista.
Noi dobbiamo suggerire ai primi le forme di azione adeguate alle loro capacit, dobbiamo offrire ai secondi la possibilit di riscattarsi, diffondendo nell'esercito la parola d'ordine del sabotaggio, della rivolta contro gli ufficiali, del passaggio alle formazioni partigiane.
In tutta l'azione, condizione prima di successo  che ogni iniziativa abbia per obiettivo la preparazione dello sciopero generale politico e dell'insurrezione armata.
Soltanto cos la giovent d'Italia sar in grado di intervenire nella crisi finale, avvicinando il giorno della liberazione; soltanto cos si render degna del futuro di pace e di libert, del rispetto dei popoli liberi.
 URSS terra di giovani:
la cultura dei giovani sovietici(129)
In regime sovietico i popoli dell'URSS, mantenuti nell'oppressione e nell'ignoranza sotto lo zarismo, sono balzati ad uno dei primi posti sul piano culturale internazionale. La giovent nell'URSS  tutta pervasa dalla sete di sapere, di apprendere, di migliorarsi. Praticamente, nella Unione Sovietica, non vi  quasi cittadino, qualunque sia la sua et (ma i giovani, naturalmente, sono all'avanguardia) che non dedichi una parte del suo tempo libero allo studio.
La giovent sovietica era alla vigilia della guerra una giovent felice, perch certa di conquistare la sua vita, il suo avvenire. Essa non temeva l'oppressione, la disoccupazione, l'inaudito sfruttamento dei paesi fascisti. Essa lavorava e studiava, sicura che i suoi sforzi ed i risultati del suo studio e del lavoro sarebbero stati riconosciuti da un'organizzazione sociale che  madre amorosa e non arcigna matrigna.
Oggi la gloriosa giovent sovietica combatte e vince per impedire che il paese cada sotto l'abiezione fascista e hitleriana, ove i pochi si prostituiscono per arrivare, mentre la maggior parte  sacrificata e vilipesa. Non vi  dubbio che il sangue generoso della giovent sovietica non sar versato invano, per essa e per l'intera umanit.
Venti milioni erano alcuni anni or sono gli alunni delle scuole elementari e medie in URSS contro poco pi di un milione all'epoca zarista. Nell'immenso territorio, l'analfabetismo, ignoto tra i giovani, era praticamente scomparso dovunque nel resto della popolazione. Si pensi che nel Mezzogiorno del nostro paese, dopo vent'anni di fascismo, vi  il 17% della popolazione analfabeta.
Pi di ottocentomila erano gli studenti universitari: cio quanti in Germania, Inghilterra, Francia, Italia, Belgio e altri paesi riuniti insieme. E non studia soltanto chi riceve dalla famiglia i mezzi necessari. La quasi totalit dei posti disponibili nelle scuole  a disposizione dei migliori, dei pi intelligenti e volonterosi che si rivelano nelle scuole inferiori, nel lavoro, nella vita civile. Ad essi lo Stato, le fabbriche, i kolchoz e altre amministrazioni dnno la possibilit materiale di studiare. Ci costituisce per l'uomo una inestimabile conquista ed evita alla societ la perdita di milioni di intelligenze che non avrebbero altrimenti la possibilit di svilupparsi.
Le pubblicazioni - giornali, riviste, libri - sono aumentate di cento volte in confronto all'epoca zarista. I classici degli altri paesi sono largamente tradotti e vengono diffusi a tirature spesso dieci volte superiori a quelle degli stessi paesi di origine.
Le facolt operaie permettono agli operai di seguire corsi di perfezionamento e di diventare tecnici, ingegneri, agronomi, ecc. I giovani operai lavorano quattro ore e quattro le dedicano, ogni giorno, allo studio tecnico.
L'Unione Sovietica  diventata cos un paese della pi alta cultura, il paese che possiede il maggior numero di tecnici e di laureati, ai quali non manca certo il lavoro, sono anzi ricercatissimi. Conosciamo degli operai italiani che, emigrati nell'URSS, vi sono diventati ingegneri apprezzati.
Per questo cammino l'URSS si avvia ad una delle pi grandi conquiste dell'umanit: l'abolizione della differenza tra il lavoro manuale e il lavoro intellettuale, attraverso un elevamento generale e praticamente illimitato del livello intellettuale della popolazione.
Questi brevi sprazzi di luce sulla vita educativa ed intellettuale della popolazione della grande repubblica sovietica ci fanno meglio comprendere la formidabile forza che l'URSS ha rivelato anche ai pi ciechi e prevenuti durante la guerra per la liberazione dei popoli, e le sorgenti profonde che questa forza ha nella coscienza di duecento milioni di uomini, e in particolare nella giovent.
 Intellettuali traditori(130)
Per venti anni il fascismo ha tenuto la giovent isolata da coloro che potevano dirle una parola di cultura e di verit.
Negli intellettuali italiani il fascismo ha coltivato il mito di una giovent contenta del "dovere compiuto nei ranghi", soddisfatta della martellante demagogia fascista.
La crisi apertasi il 25 luglio ha spezzato le barriere di incomprensione e di diffidenza tra la giovent ed il mondo intellettuale e questo - nei brevi giorni di Badoglio - ha potuto intravvedere la funzione od era chiamato dalla giovent e dall'interesse nazionale, funzione di guida e di collaborazione nella costruzione di un'Italia che fosse veramente dei giovani e non di una ristretta casta di grandi industriali e di avventurieri della politica. E quanto fosse falso il mito di una giovent fascista, cio intellettualmente e politicamente svirilizzata, lo hanno dimostrato i giovani di tutta Italia accorrendo in prima linea alla guerra di liberazione nazionale, nelle file partigiane e nelle grandi agitazioni di massa.
La grande maggioranza degli intellettuali italiani ha sentito il compito che le spettava e d il suo contributo, a fianco del popolo lavoratore e di tutte le forze progressive della nazione, alla lotta contro il fascismo traditore e contro il tedesco invasore. Ricordiamo, per esempio, la bella manifestazione del Senato accademico dell'Universit di Padova(131).
Ma nell'aspra prova di oggi, prova del fuoco per l'animo di ogni italiano, si sono rivelati anche gli animi bassi dei venduti ad ogni padrone, dei profittatori di ogni situazione.
Come non ricordare il prof. Coppola, rettore dell'Universit di Bologna, che, primo e finora unico di tutti i rettori, si  messo spudoratamente al servizio dei lacch fascisti? Egli ha dichiarato che nell'Universit di Bologna saranno ammessi alle lezioni solo i mutilati e le donne: tutti gli altri dovranno combattere, al servizio dei nazi, contro il popolo italiano.
Come non ricordare Giovanni Gentile, che continuando nel suo losco mestiere di arnese di ogni governo, invita il popolo italiano, proteso nella lotta per l'indipendenza nazionale e la libert, a smettere ogni odio ed accettare supinamente l'ignominia e la miseria di oggi?
Questi sono i traditori della cultura italiana: la giovent italiana non solo li addita al disprezzo di tutta la nazione, ma far sentir loro, gi oggi, cosa significhi tradire la patria e la civilt italiana, civilt di indipendenza e di libert.
 Senza necrologio(132)
La Sera di Milano ha apertamente detto che dei tre quotidiani milanesi nessuno  riuscito ad ottenere un articolo su Giovanni Gentile(133) che non fosse il solito pezzo, coll'elogio tessuto negli uffici del giornale da gente digiuna di filosofia e non molto apprezzata nel campo della cultura.
 stato un plebiscito. Per la prima volta un accademico, un caposcuola se ne va solo coll'accompagnamento di ragli stipendiati di gazzettisti. Gentile ha voluto imporsi alla cultura italiana e il fascismo ha voluto imporlo come il "suo" filosofo. Il popolo italiano ha condannato il fascismo come espressione della schiavit, della concussione, del tradimento; la cultura italiana rigetta il filosofo in camicia nera.
L'opera filosofica di Giovanni Gentile  stata variamente giudicata ma quello che  certo  che, se in essa vi furono fermenti vivi, critiche progressive, essi si spensero per lasciar posto ad una monomania presentata con arroganza e il cui tecnicismo verbale nascondeva la vuota sterilit. L'opera del Gentile  caratterizzata come un'involuzione che la port dalle sue prime lotte a fianco del Croce e contro forme viete e non vitali della cultura italiana, aduggiata da un mediocre positivismo, alla difesa teorica dell'assolutismo, all'apologia della reazione, alla prosternazione di fronte alla autocrazia mussoliniana.
 questo un grande insegnamento per i giovani, ed  un insegnamento che molti giovani della nostra generazione venissero ingannati dal Gentile. Quando la societ  di fronte ad una crisi, quando la vita nuova che ferve tende a spezzare vecchi schemi politici, sociali, ideologici,  l'ora della critica, della polemica, del tuffarsi nel passato lontano e nel figgere gli occhi nell'avvenire ignoto. E i giovani sono per la critica, per la polemica, per l'avvenire migliore contro l'oggi del quale sono insofferenti, pi liberi di chiunque dal vincolo di tradizioni, dal peso di un passato moribondo.
Avviene allora che si confondono le critiche di chi vuole avanzare e costruire con quelle di chi ha ben altra pretesa, soffocare cio le forze creatrici e dar nuova vita a forme, a forze, idee che la storia condanna.
Acute furono le critiche degli aristocratici legati a un passato feudale, insofferenti di fronte all'assolutismo monarchico, ma non sterili, nocive. Profondi alcuni momenti della critica di un De Maistre e di un Bonald all'illuminismo rivoluzionario, ma grottesche, unilaterali le loro teorie che volevano fare da impalcatura a una restaurazione impossibile dell'assolutismo. Cos fu dei fermenti pi o meno culturali, pi o meno politici del principio del secolo. Se si vuole un metro per misurarli si considerino le conseguenze della loro... logica. Reazionari, negativi tutti quelli che confluirono nel fascismo. Le forze deteriori del sindacalismo, il nazionalismo sciovinista, aggressivo e dimentico degli interessi nazionali, la critica e le mode letterarie del Papini, il futurismo di Marinetti e, infine, l'idealismo assoluto che ebbe il profeta e il sommo pontefice in Giovanni Gentile.
La mediocrit degli studi filosofici, il superficiale semplicismo di certo positivismo dominante induceva a trovare materia e stimolo alle fonti della filosofia classica. Ridare vita dialettica al pensiero, intendere ancora nella complessit dei nessi la perennit del movimento e le negazioni che sono vita parvero gli obiettivi della critica filosofica. Ma tutto questo fu per Gentile un punto di partenza che lo port a una ben misera fine. La sua dialettica fu un moto nel vuoto di un ente astrattissimo presto mitologizzato: lo spirito assoluto. Il suo idealismo non si salv, per quante acrobazie facesse, dal solipsismo e infine la sua libert fin peggio di quella di Hegel, peggio perch ne parodi la disavventura: quella sbocc nel prussianismo poliziesco, questa nella miserabile tirannide fascista.
L'involuzione filosofica si accompagn all'inserimento politico nei quadri attivi della reazione.
La riforma Gentile (salvo che per alcuni aspetti della riforma elementare che conservano i tratti di quel geniale educatore democratico che fu Lombardo Radice) fu reazione culturale e politica del primo ministro fascista dell'istruzione. La sua presidenza dell'Istituto fascista di cultura sta sullo stesso piano della presidenza della commissione dei diciotto(134), destinata a castrare ufficialmente lo statuto, messo in vacanza fin dall'ottobre 1933.
E quando gi ogni inganno del fascismo si era fatto palese, quando gi il nostro paese stava precipitando nel baratro per la guerra ingiusta promossa da Mussolini, il sedicente filosofo dello spirito saliva il Campidoglio per declamare: "Guardate negli occhi il nocchiero"(135).
Filosofo presuntuoso ma non profondo, novatore mancato, non fu e non poteva essere uomo di carattere: l'atmosfera era fascista ed era stata la sua: diseducatore e corruttore era, e smidollato e corrotto.
Quattro lettere servili inviate al governo Badoglio per inserirsi, dopo che il nocchiero era caduto nella sentina, sono la testimonianza della suprema vilt. Raccattato nell'immondezzaio nel quale pareva scomparso, fu posto dai traditori a presiedere quel misero avanzo di Accademia che riusc al fascismo repubblicano di mettere assieme.
Con falso spirito di concilazione Gentile volle ingannare i patrioti; con spirito sinceramente servile, dinanzi alle nove feluche rimaste e premurosamente raccolte a Firenze, fece gli inchini di rito all'hitlerismo bestiale, invitando gli italiani a farsi sgozzare per quello.
Era troppo: non l'ideologo della reazione, ma il lenone nazista fu colpito. Giovanni Gentile non  un martire, non  uno studioso morto al suo posto di lavoro, non  l'assertore di un'idea caduto in combattimento. Niente di quanto ha detto la stampa venduta. Giovanni Gentile  un mediocre vacuo retore, giustiziato perch ha tradito la patria.
Senza necrologio.
 I grandi industriali al servizio
del nemico tedesco(136)
Di fronte al tentativo criminale del sedicente governo fascista repubblicano di costituire un'armata da mettere a disposizione di Hitler, la ribellione del popolo italiano  stata unanime.
La parola d'ordine Non uno dei nostri ragazzi per il boia nazista, prima ancora di essere stata diffusa da centinaia di migliaia di manifestini pubblicati da ogni organizzazione del Fronte della giovent e da tutti i Comitati di liberazione,  stata sentita da ogni italiano degno di questo nome.
I giovani non si sono presentati, i genitori li hanno incoraggiati, compagni di lavoro ne hanno protetto la fuga e hanno raccolto mezzi per loro, contadini e montanari han dato rifugio e fatto da guida. Il popolo italiano si  sentito unito nello sdegno contro i traditori e nell'odio contro l'invasore, dando anche in questa occasione prova della sua maturit e della sua compattezza nazionale.
I traditori fascisti non hanno potuto nascondere lo scacco subito e i padroni hitleriani hanno chiesto rinnovate misure di terrore.
Spudoratamente i giornali hanno pubblicato le liste dei genitori arrestati soltanto perch i figli non si sono presentati; centinaia e migliaia di donne e di uomini gi anziani sono stati imprigionati. Agli esercenti sono state tolte le licenze di esercizio, gli impiegati sono stati licenziati. Uomini e donne di ogni ceto hanno sofferto, ma nella grande maggioranza hanno resistito, circondati dalla simpatia e dalla solidariet di tutta la nazione e hanno risposto: No. Non uno dei nostri ragazzi per il boia nazista.
I giovani che hanno resistito, i genitori che hanno sofferto, il popolo che  stato con loro in questa occasione non hanno potuto per frenare il loro sdegno verso i traditori della patria che con ogni inganno, con ogni sevizia hanno voluto ammassare nelle caserme italiane carne da cannone per l'esercito tedesco. Gi molti fascisti, spie e sgherri, sono caduti, gi i partigiani sono in pi luoghi intervenuti a liberare giovani e genitori arrestati. Gi nei recenti grandi scioperi la voce possente del proletariato ha chiesto che cessasse l'inumana oppressione.
All'appello della patria non hanno per risposto molti industriali. Gli industriali che dicevano di essere "patrioti" per far fare la guerra e vendere cannoni ed aeroplani e far grassi profitti, oggi, per continuare, aiutano apertamente o nascostamente il nemico tedesco.
E lo hanno dimostrato anche in questa occasione. Il cosiddetto governo fascista non ha osato togliere l'esonero ai giovani delle classi 1924 e 1925 che lavorano negli stabilimenti industriali: ha preferito dire una parolina nell'orecchio degli industriali. E gli industriali che erano irritati per aver dovuto cedere un pezzo di pane ai lavoratori, che avevano visto nei recenti scioperi i giovani in prima fila fra i pi arditi e i pi decisi, non si son fatti pregare.
Citiamo l'esempio delle pi grandi officine di Torino dove tutti i giovani sono stati licenziati e messi cos a disposizione dei reclutatori dell'"esercito repubblicano" del rinnegato Graziani.
Gli industriali han fatto quel che han potuto:  caduta loro dal viso la maschera patriottica ed  apparso dietro il ghigno infame del profittatore, dello sfruttatore del popolo.
Hanno fatto quello che hanno potuto, ma non hanno fatto i conti giusti. I giovani delle officine torinesi non si trovano oggi nelle deserte caserme dove si aggirano pochi ufficiali venduti a guardia di qualche manipolo di soldati prigionieri. I tedeschi ed i fascisti se li incontrano sulle Alpi, se li vedon arrivare gi in citt dove meno se li aspettano e son decise schioppettate il canto dei nuovissimi coscritti della libert.
Gli industriali han fatto male i loro conti. Il popolo li ha visti fuori della nazione, nemici della patria; i giovani in armi han raccontato il tradimento ai contadini, agli intellettuali, ai militari dell'esercito della liberazione.
Appare chiaro ad ognuno che liberare il paese, fare l'Italia degli italiani deve voler dire schierarsi contro i parassiti sfruttatori del grande capitale per colpirli senza piet accanto ai padroni tedeschi ed ai servi fascisti.
 Libri da leggere(137)
Indichiamo in questa rubrica libri che sono in commercio e che dovrebbero trovarsi in tutte le biblioteche dei gruppi giovanili.
Ad ogni indicazione faremo seguire poche righe nelle quali mostreremo i pregi che ci inducono a consigliare questi libri ed i difetti contro i quali vi mettiamo in guardia.
Steinbeck: Furore - La battaglia
Steinbeck, scrittore americano, ci d nel primo libro un quadro della vita dei contadini poveri degli Stati Uniti del sud, nel secondo descrive uno sciopero in un centro operaio. La descrizione della vita operaia, cinematografica ed artificiale, ci indica nello Steinbeck uno scrittore che ha visto il mondo operaio solo dal di fuori.
Drigo: Maria Zef
Racconto molto forte sulla vita primitiva dei montanari poveri della Carnia. Brevemente, ma incisivamente,  delineato il problema della montagna, cui tanto inchiostro ha dedicato il fascismo, senza mai affrontarne decisamente la situazione.
Fabietti: Storia del risorgimento
 una breve chiara storia del nostro risorgimento, scritta dal punto di vista mazziniano.  da omettere tutta la parte dedicata al dopoguerra. Pu servire come una prima guida ad uno studio pi approfondito.
 Avanti verso l'insurrezione nazionale!(138)
Meravigliosa e ricca del presagio di un grande futuro,  la riscossa del popolo italiano!
Otto anni di due guerre ignominiose avevano spezzato la volont di combattere dell'esercito italiano, vilipeso e tradito dai suoi capi. Ma di fronte alla barbara aggressione nazista, l'Italia del popolo non deponeva le armi!
Nella calpestata indipendenza, nel crudele attentato alla sua libera volont di pace, il popolo italiano ha trovato nuove forze per combattere ancora, per affrontare la pi dura delle lotte: la lotta contro il tedesco.
E mentre i traditori fascisti, soltanto colpendo le famiglie, riescono ad imprigionare qualche soldato nelle caserme dell'esercito della vergogna, mentre con tutto il loro apparato di forze i nazisti non trovano braccia che li servano, alla lotta di liberazione nazionale accorrono le schiere dei giovani.
Le campagne condotte nelle file dell'esercito fascista non pesano sulle spalle dei giovani, ma bruciano di vergogna i loro animi; le privazioni di tanti anni, le sofferenze delle famiglie, le citt sacrificate alla guerra nazista, il ricordo dei compagni caduti per una causa disonorata, non abbattono la giovent d'Italia nell'apatia e nella passivit. La giovent d'Italia vuole riscattare nella lotta contro i fascisti e nazisti la morte dei giovani, traditi da un pugno di miserabili sfruttatori.
Quell'entusiasmo e quell'ardire giovanile che molti credevano spezzati da venti anni di catene, si mostrano oggi degni della pi pura tradizione del nostro Risorgimento, sui campi dove si lotta per l'indipendenza e per la libert.
Sulle montagne dove lottano i partigiani, dove si costituiscono sempre pi numerose le brigate d'assalto Garibaldi, nelle citt dove eroici patrioti riempiono di gelido terrore i traditori fascisti, dove si estende la lotta che rende dura, che render impossibile la vita all'occupante nazista; nelle officine dove la classe operaia combatte, incurante delle feroci rappresaglie, la sua battaglia, trascinando con s le masse popolari della citt; nelle campagne dove si lotta sordamente contro la rapina nazista e fascista: ovunque si combatte, l i giovani della nuova Italia popolare sono in prima linea.
I tempi urgono: l'incalzante offensiva sovietica costringe l'esercito germanico a gettare tutte le sue riserve nelle breccie aperte dalla gloriosa Armata rossa; le truppe che sbarcheranno sulle coste occidentali, si concentrano in Inghilterra; gli aeroplani alleati incidono sempre pi profondamente nella volont e nella capacit di resistenza del popolo tedesco. I prossimi mesi vedranno crollare sotto la tremenda offensiva delle Nazioni Unite le difese della "fortezza europea".
E sempre pi accanita diviene l'offensiva che i popoli oppressi dal nazismo sferrano sul fronte interno; la Jugoslavia ha temprato nella lotta partigiana un esercito popolare e un governo libero; giungono a noi gli echi delle audaci e sempre pi numerose azioni dei Franc-tireurs partisans della Francia del popolo, mentre tutta la Scandinavia si prepara alla lotta decisiva contro il nazismo.
La giovent italiana ha dato molto, ma deve dare ancora moltissimo alla causa della liberazione. Cosa fanno le decine di migliaia, le centinaia di migliaia di giovani che si sono sottratti alla chiamata del disonore? Aspettano, forse, stupidamente di cadere nelle mani della polizia fascista? Sperano che la bufera della guerra dimenticher l'angolino nel quale si sono rifugiati?
Se non vogliono far la fine del topo in trappola, devono collegarsi per resistere alle razzie dei fascisti e dei nazisti. Non saranno soli: la classe operaia che gi li ha difesi nella loro prima resistenza alla coscrizione forzata e che li difender ancora e pi validamente sar con loro.
Tutta la nazione  con loro e come ha appoggiato nel settembre i soldati che si sottraevano alla deportazione in Germania, cos appogger la loro resistenza agli aguzzini nazisti e fascisti.
Ex-soldati, giovani del '22, '23, '24, '25!
Formate subito gruppi di resistenza alle retate dei fascisti e dei nazisti!
I giovani non debbono dimenticare quei loro compagni che gi sono caduti nelle grinfie del sedicente esercito repubblicano. Molti di essi hanno dovuto presentarsi perch i fascisti avevano imprigionato il padre, la madre, le sorelle, perch i fascisti avevano gettato sul lastrico le loro famiglie.
Avvicinateli, mantenete con loro rapporti cordiali e guidateli sulla via del riscatto: essi possono riconquistare il loro onore di italiani, lottando nelle file dell'esercito fascista, sabotando la vita nelle caserme, passando armi e viveri ai gruppi partigiani, passando essi stessi nell'esercito della liberazione nazionale.
Con la lotta contro le retate naziste e fasciste, col sabotaggio di massa, con la propaganda nell'esercito della vergogna, i giovani si preparano ad appoggiare efficacemente le nuove lotte della classe operaia; non  ancora spento l'eco della grandiosa battaglia sferrata dal proletariato ligure e gi si stanno preparando nuovi scioperi generali contro i nazisti e i loro servi del grande capitale reazionario. E avanguardie gloriose dell'esercito della liberazione nazionale, i partigiani e i Gruppi di azione patriottica, si consolidano ed estendono le loro azioni riempiendo le cronache dei giornali.
La giovent deve legare la sua lotta alla lotta operaia, deve trascinare in essa tutte le masse popolari, affinch lo sciopero generale divenga sciopero dichiaratamente politico e si trasformi, infine, in sciopero insurrezionale. Ed allora gli operai usciranno in armi dalle officine, i partigiani scenderanno dalle montagne, mentre i Gruppi d'azione patriottica formeranno le pattuglie avanzate dell'insurrezione.
Avanti, dunque, verso l'insurrezione nazionale!
Per ogni giorno che guadagneremo, infiniti lutti saranno risparmiati alle nostre madri, nuove vittime innocenti saranno strappate al boia nazista!
Avanti verso l'insurrezione nazionale!
In essa vendicheremo i morti caduti nell'ingloriosa guerra fascista, in essa vendicheremo i compagni seviziati e massacrati dalle SS e dai traditori fascisti.
Avanti verso l'insurrezione nazionale!
Lottando nell'armata della liberazione, i giovani d'Italia si preparano a servire nell'armata della ricostruzione, si preparano a costruire un'Italia libera nella democrazia popolare, onorata dal rispetto dei popoli civili, premio all'opera e al sacrificio dei suoi figli migliori.
 La giovent operaia e gli scioperi(139)
Dalla met di novembre la classe operaia, che aveva gi dato il suo contributo d'avanguardia alla guerra partigiana, ha iniziato la sua battaglia di massa sul fronte della liberazione nazionale, lottando con lo sciopero contro i grandi capitalisti, servi dei tedeschi e sovvenzionati dai fascisti.
Il movimento, partendo da Torino proletaria, si  irradiato rapidamente ed ha avuto, finora, le sue pagine pi belle nello sciopero milanese, durato una settimana (13-20 dicembre) e nei grandi scioperi politici della Liguria.
I giovani operai hanno partecipato in prima fila allo sciopero, ma  necessario riconoscere che scarso  stato il loro contributo d'iniziativa, come operai essi hanno lottato con gli operai, ma come giovani essi non hanno portato un elemento nuovo, un loro elemento caratteristico.
Le eccezioni che si possono portare non fanno che confermare la regola generale, anzi mostrano quale nuovo potenziale combattivo avrebbe potuto portare alla massa in isciopero l'intervento dei giovani operai con le loro rivendicazioni di giovani. A Vado Ligure abbiamo visto collegare alle rivendicazioni generali della massa operaia la richiesta di cessazione delle rappresaglie contro le famiglie dei renitenti alle chiamate fasciste, abbiamo visto con quale entusiasmo venisse accolta questa rivendicazione dalla folla che dimostrava con la massa operaia sulla piazza principale. Ma altri esempi non conosciamo.
Ora la giovent operaia, in quanto operaia,  interessata a tutti i problemi rivendicativi del proletariato, ma in quanto  giovent ha un insieme di problemi che da un lato la legano alle masse operaie femminili, dall'altro ai giovani di tutti i ceti e di tutte le classi.
I problemi dell'apprendistato si compendiano, specialmente oggi, nel problema della parit di salario per lavoro eguale: la giovent  difatti utilizzata in lavori che non tendono ad elevarne la capacit professionale, in lavori di semplice manovalanza in concorrenza con gli operai adulti. E sotto il pretesto dell'inferiore rendimento della capacit dei giovani si corrispondono paghe irrisorie di gran lunga inferiori a quelle dei manovali adulti adibiti allo stesso lavoro. Ci, oltre a costituire per il padrone un profitto ingiustificabile anche secondo la "morale" che regge il problema del salario, viene a creare una concorrenza tra apprendisti e manovali adulti che va a svantaggio dell'intera classe operaia.
La rivendicazione dell'uguale salario per ugual lavoro lega quindi i problemi rivendicativi della giovent operaia ai problemi delle donne operaie. Anche ad esse vengono corrisposti per egual lavoro salari inferiori del 40-50% ai corrispondenti salari degli uomini. Il pretesto  questa volta cercato nel fatto che non essendo la donna capo-famiglia, le sue esigenze sono inferiori a quelle degli uomini.
La falsit di tale giustificazione, che viene portata talvolta anche nei confronti degli apprendisti, balza evidente specialmente oggi che tanti uomini capo-famiglia son prigionieri, mutilati o feriti e non possono portare alla famiglia il loro normale contributo. Inoltre va tenuto presente che la questione del maggior gravame familiare dovrebbe essere risolta separatamente attraverso l'erogazione degli assegni familiari.
Avendo cos succintamente mostrato in qual modo alcuni problemi della giovent operaia si leghino a quelli delle donne operaie, vogliamo indicare i problemi che legano la giovent operaia alla giovent di tutte le classi.
Fondamentale  il problema della difesa dei giovani dal richiamo alle armi e dal lavoro obbligatorio. La sua importanza  tale che esso domina qualsiasi altra preoccupazione economica o culturale o ricreativa, e costituisce quindi un legame fortissimo della giovent operaia con i giovani delle altre classi.
In questa lotta contro le razzie fasciste e naziste, la giovent, che  sostenuta dalla simpatia attiva di tutti gli altri strati sociali della popolazione, deve cercare di organizzare la sua difesa dalle retate dei tedeschi e dei loro lacch fascisti costituendo gruppi di richiamati, aiutando coloro che debbono gettarsi alla macchia, preparando mezzi di fuga a coloro che i fascisti hanno fatto prigionieri nel loro sedicente esercito repubblicano.
Ma la simpatia pi attiva ed efficace  venuta alla giovent dalla classe operaia; con lo sciopero abbiamo visto gli operai cremaschi difendere i loro giovani compagni di lavoro dalla retata fascista, con gli scioperi gli operai di Vado Ligure hanno difeso le famiglie dei renitenti alla leva, con lo sciopero gli operai dei grandi centri hanno difeso i loro giovani compagni che i grandi industriali, traditori della patria, consegnavano alla guerra nazista, licenziandoli per privarli dell'esonero di addetti all'industria bellica; perci tutta la giovent deve guardare alla classe operaia come alla sua miglior difesa ed i giovani operai devono corrispondere a questa attesa, agitando le loro questioni in seno alle fabbriche; in tal modo essi difenderanno pi efficacemente il loro diritto a disporre liberamente della loro vita, cos si porranno alla testa di tutta la giovent che il fascismo vuol sacrificare al padrone nazista, cos porteranno un nuovo potenziale combattivo alle grandi lotte che la classe operaia sta preparando ed avvicineranno il momento della vittoria sul nazismo e sul fascismo.
Il Comitato d'agitazione sindacale, formato dalla classe operaia in tutte le fabbriche,  l'organismo che ha diretto gli ultimi grandi scioperi,  l'organismo che prepara lo sciopero generale politico.
I giovani operai devono avere i loro rappresentanti in seno ai comitati di agitazione sindacale. In questo modo i giovani operai prenderanno confidenza con i complessi problemi sindacali, in questo modo i giovani operai contribuiranno attivamente alla preparazione dello sciopero politico generale e si prepareranno alla sua trasformazione in sciopero insurrezionale per la cacciata dei tedeschi e lo sterminio dei fascisti.
 Giornali fascisti,
immondezzaio della cultura(140)
L'Italia  piena di giornali vecchi e nuovi: esaltano la repubblica, invitano al viaggio in Germania per lavorare nella Todt, tentano di dimostrare che con l'aiuto di qualche miracolo Hitler potrebbe anche non perdere la guerra.
Non c' orda d'invasori che non trovi qualche dozzina di lacch, non c' armata d'occupazione che non trovi penne vendute, giornalisti pronti a prostituirsi per tentare d'ingannare e di stordire gli schiavi e di insultare i patrioti.
Girella dai capelli bianchi, come il decrepito salottiero Ugo Ojetti divenuto vicepresidente dell'Accademia d'Italia; sgualdrine che non oserebbero battere il marciapiede se non le scortassero le baionette straniere, come gli scrittori (!) del Fascio, del Popolo di Alessandria, della Riscossa e di altri fogliastri che il nemico paga con i denari che ci ruba.
Da dove vengono? Penne vendute che non hanno mai creduto a quello che hanno scritto, sinceri solo nello sprezzo per il pubblico che ingannano e nella livida invidia per chi fa opera di poesia.
La Stampa di Torino allinea due nobilissimi campioni: Concetto Pettinato, gi corrispondente da Parigi, gi liberale amico dei fratelli latini, gi fallito scrittore di libri che persino le bancarelle rifiutarono; ora direttore ha cominciato col fare la spia, col buttare veleno contro i patrioti con la lustrata di rito ai camerati germanici delle SS che in Piemonte hanno gi fucilato parecchie decine di contadini e incendiato alcuni paesi. E dietro lui spunta il volto debosciato di un illustre sicofante, lo sputacchiato e vilissimo Marco Ramperti che si affaccia alla ribalta per gridare con voce arrochita: "Heil Hitler! Dagli al patriota!".  il poliziotto che sull'Illustrazione italiana si offriva pubblicamente ad indicare alla questura i nomi di coloro che avevano osato fischiare un lavoro tedesco: non un'opera di Schiller, ma solo I ciliegi di Roma. Ed ora eccolo accusare gli intellettuali italiani di essere "ribelli", eccolo furibondo aizzatore contro chi non lo accompagna a ricevere la bustarella alla Kommandantur tedesca.
Alla Gazzetta del popolo e all'EIAR sta, finch ci sta, Ezio Maria Gray. Repubblicano, monarchico se dobbiamo credere a una sua lettera che abbiamo qui sul tavolo, scritta il 28 luglio per far nota a sua maest la sua devozione, salutando nel gesto del 25 luglio l'alta saggezza sabauda.
"Mussolini era ormai decrepito.", diceva Gray ed il re salvava il paese. Soldi del re: grancassa monarchica; soldi nazisti: grancassa repubblicana. Ma oggi Ezio Maria Gray s'indigna perch "gli italiani hanno dimenticato Mazzini" e presiede quell'accolta di assassini che  il tribunale straordinario di Milano. In Toscana si  svegliato repubblicano Ardengo Soffici che gi annotava estasiato le visite delle duchesse al suo letto di ferito di guerra, in procinto di diventare un eroe attraverso la prosa dei suoi diari immodesti. Scrive che ci vuol tolleranza e tutto si rimetter in sesto. Il fascismo ha fatto del male ma per pura colpa occasionale "di uomini indegni, bassamente immorali". Un po' di pazienza! Aspettate altri venti anni e scoprirete che lui e i neo-repubblicani sono profittatori sporchissimi e bassamente immorali.
Un po' di pazienza, che diamine! Lasciate che la squadraccia fiorentina trucidi dieci ostaggi; non siate impazienti, non buttate le bombe! Fanno male ai tedeschi e potrebbero far male ai loro infrollati ganimedi!
Sozzo agitatore di tutte le sozzure del nemico  Farinacci che, non contento di uccidere e di rubare, vorrebbe avvilire l'Italia. Ha trovato un ignorante laureato denunciatore d'ebrei e plagiatore di bassa letteratura nazista, tre preti avidi di reazione ed ha foraggiato (non certo con l'oro rubato al tempo delle sanzioni ma con carta repubblicana) un libello che vorrebbe farsi credere cristiano(141): un nuovo travestimento per le spie naziste, un immondezzaio in pi. Non si accorgono certi prelati in che compagnia si son messi quando hanno incominciato a predicare "rassegnazione e rispetto" verso i tedeschi e i traditori?
Chi non combatte il nemico se ne fa complice. Se ne fanno complici i letterati che vendono la loro opera ai fogli tedeschi pubblicati in italiano: la novella o l'articolo scientifico servono ad avallare le note della DNB, i falsi di Goebbels. Non se ne accorsero i Ponti, i Radius, i Comisso, Marise Ferro? Essi stanno mettendosi dall'altra parte della frontiera che divide gli italiani dai nemici dell'Italia.
Con gli italiani sono gli scrittori patrioti che rifutano ogni collaborazione alla stampa venduta, che con la stampa clandestina dicono di sperare, di resistere, di lottare.
 Libri da leggere(142)
Salvatorelli: Pensiero e azione nel Risorgimento, Einaudi.
Sintesi fondata sugli studi pi recenti; essa offre una visione oggettiva del Risorgimento, considerato dal punto di vista sociale e politico. Mette in luce le forze progressive della democrazia, indicandone le insufficienze per cui il moto rivoluzionario per l'unit d'Italia sbocc nel compromesso monarchico e nel pseudo-liberalismo antidemocratico. Acquista particolare interesse l'esame critico dell'atteggiamento sabaudo, che  studiato con animo lontano sia dal retoricume patriottico che dal livore del vecchio repubblicanesimo.
Trevelyan: Storia dell'Inghilterra nel secolo XIX, Einaudi.
 uno dei pi bei libri di storia usciti in questi ultimi tempi. L'autore sa accoppiare all'acutissima indagine sociale un vero senso poetico che ravviva i bei quadri sulla vita inglese nei suoi vari periodi: preindustriale, industriale, vittoriano ed imperialistico.
Il chiaro esame della struttura sociale e politica dell'Inghilterra ci permette di comprendere come si sia venuta trasformando la classe dirigente da aristocratico-latifondista in imperialistico-latifondiaria, ci permette di comprendere come le vecchie forme tradizionali della vita politica inglese abbiano resistito all'urto dei nuovi ceti borghesi attraverso un processo di osmosi, che ha fatto delle vecchie famiglie dei landlords i dirigenti della finanza e dell'industria imperiale.
Tarle: Napoleone, Corticelli.
Magnifica biografia di Napoleone, studiato nella funzione nazionale in quanto liquida le intemperanze dei ceti borghesi pi radicali, consolida e sistema le conquiste fondamentali della grande borghesia francese; studiato nella sua funzione internazionale in quanto spazza dall'Europa i residui feudali, convertendo gli Stati assolutistico-nobiliari in assolutistico-borghesi. Ma la prestigiosa figura politica di Napoleone non  per questo ridotta a simbolo politico di forze sociali: il Tarle riesce a conservarle anzi il fascino della grande individualit storica, studiando con finezza la sua azione e il suo intervento spesso decisivi.
Perri: Emigranti, Mondadori.
Oggi che per il popolo lavoratore dell'Italia meridionale si apre un'epoca nuova di democrazia e di libert, oggi che alle forze progressive dell'Italia settentrionale incombe l'obbligo di cancellare, con l'azione, il lungo sfruttamento e la feroce oppressione esercitata sui contadini poveri del sud dalle forze reazionarie del nord, nel nome profanato dell'unit d'Italia, oggi  pi che mai necessaria ai giovani la conoscenza dei principali problemi del Mezzogiorno. Cominciamo con l'indicare questo romanzo in cui la mancanza di valore artistico  compensata dalla descrizione realistica dei "senza terra" di un piccolo paese della Calabria: li vediamo lottare contro l'antica ingiustizia che, a beneficio della propriet borghese, li priv delle terre comunali; li vediamo costretti all'angoscioso espatrio in metropoli moderne dove finiscono col perdersi; li vediamo tornare, stanchi, ammalati, avviliti, alla miseria senza speranza, alla fatica senza fine.
A. S. Cronin: E le stelle stanno a guardare, Bompiani.
A sfondo della complessa narrazione della vita di una miniera l'autore ha dato un'ampia visione del dramma economico sociale che corrode la societ borghese. La guerra imperialistica, l'ingiustizia sociale nelle forme pi inesorabili e nei suoi drammi periodici: le crisi, l'ipocrisia di un parlamentarismo corrotto e corruttore perch dominato da pochi plutocrati senza scrupoli; il decadere della classe dirigente e l'affermarsi nel periodo bellico del pescecanismo: ecco gli elementi del dramma che si svolge disperante e che trova, per la falsa sentimentalit piccolo-borghese dell'autore, l'unica certezza, l'unica fede nella "santit redentrice del lavoro" invece di cercarla nella lotta per la vera democrazia, per la democrazia popolare.
 La salvezza  nell'azione(143)
Lettera ai giovani del "Piave"
In una citt del Veneto un gruppo di giovani studenti pubblica un giornale, Il Piave, "organo della giovent italiana"(144), come si definisce, del quale ci sono pervenuti due numeri.
L'orientamento antifascista di questo gruppo giovanile  evidente, ma incerta e confusa ne  ancora la manifestazione, nulla la volont effettiva di azione. Rivolgendoci a questi giovani, con la presente lettera, vogliamo contribuire a chiarire le loro idee ed a determinarli all'azione, indicando nel Fronte nazionale della giovent il movimento al quale essi debbono aderire se vogliono, come la giovent italiana vuole, lottare per la libert e l'indipendenza della patria.
Cari amici,
ci sono pervenuti i numeri 3 e 4 del Piave; li abbiamo letti con interesse. Vogliamo, tuttavia, fare alcune considerazioni sulla linea politica del vostro giornale.
1. Azione e obiettivi dell'azione
Voi affermate, nella premessa al numero 3, che "le chiacchiere non servono a nulla" e che il vostro giornale sarebbe vana retorica se ognuno di voi "non possedesse in s la certezza e la dignit di essere italiano". Ed essere italiano significa "votare la propria esistenza per la libert e l'integrit della nazione".
Ma come si conquista tale libert e tale integrit? A questo voi non rispondete, tanto che nei due numeri che abbiamo letto non si accenna al carattere democratico della guerra che le Nazioni Unite conducono per la liberazione dei popoli e non si fa parola dei tedeschi. Vi riducete a polemizzare con un articolo del Regime fascista per dimostrare che la vittoria  ormai sfuggita ai nazisti, ma senza tuttavia prendere posizione nella lotta che si combatte in tutto il mondo.
Noi riteniamo che il mezzo per uscire da quella retorica, che giustamente disprezzate, consista nell'assumere posizioni nette sui grandi problemi dell'ora e nel definire come la nostra azione debba inserirsi nel grande quadro della guerra. Ed al vostro giornale che si afferma "organo della giovent italiana", vogliamo indicare le posizioni fondamentali del Fronte nazionale della giovent e gli obiettivi che esso indica all'azione dei giovani italiani.
Oggi la salvezza dell'Italia  nella liberazione del suolo nazionale dal dominio nazista e nel riscatto dall'ignominia fascista. Il popolo italiano ha gi dato, il 25 luglio, un colpo importante alla "fortezza europea" liberandosi, primo, dal fascismo. Ma l'equivoco badogliano e l'eredit di venti anni di oppressione fascista hanno reso in parte vano il suo sforzo e ci hanno gettati nella vergogna presente.
Noi abbiamo sempre affermato che la guerra imperialistica di Mussolini non era la nostra guerra, ma la guerra contro il popolo italiano. Oggi, mentre l'eroico popolo sovietico ed i popoli liberi di tutto il mondo stanno stringendo i denti e serrano da vicino il nazismo nello sforzo di abbreviare la durata della guerra (conferenze di Mosca e di Teheran); oggi, mentre le Nazioni Unite ci offrono, con la cobelligeranza, una concreta possibilit di pagare il nostro debito d'onore ai popoli aggrediti dal fascismo, ai popoli che l'esercito italiano ha oppresso; oggi noi dobbiamo concentrare tutti i nostri sforzi nella guerra di liberazione nazionale da fascisti e da nazisti.
La guerra di liberazione nazionale  combattuta dalla miglior giovent d'Italia sulle montagne, nelle citt e nelle campagne con le formazioni partigiane e con i Gruppi di azione patriottica;  combattuta nei grandi centri industriali con le agitazioni di massa e con gli scioperi.
I partigiani ed i Gruppi di azione patriottica sono le avanguardie del popolo italiano; essi conducono implacabile la guerriglia contro i tedeschi ed i fascisti; minacciano le vie di comunicazione, compiono importanti atti di sabotaggio, sequestrano viveri ed armi razziati in Italia dall'invasore tedesco, attaccano caserme tedesche e fasciste, giustiziano i traditori fascisti. Colla loro azione costringono i comandi di occupazione a distogliere forze sempre pi importanti dal fronte "esterno".
Cos pure l'agitazione di massa di grandi centri, guidata dalla classe operaia,  un aspetto della guerra di liberazione: le agitazioni operaie e popolari immobilizzano i centri di produzione bellica, tanto necessari all'esercito nazista ormai in rotta sul fronte orientale; smascherano i grandi capitalisti profittatori della guerra ed asserviti all'occupante; riducono all'impotenza le decidenti autorit, politiche e sindacali, fasciste; guidano infine le masse popolari e tutte le forze sane del paese a forme di boicottaggio sempre pi aperte.
In tal modo, attraverso la lotta partigiana e le grandiose agitazioni operaie, si prepara l'insurrezione nazionale di tutto il popolo italiano, contro nazisti e fascisti. Questa, quale "offensiva interna", verr ad integrare e ad accelerare l'offensiva "esterna" che sar tra breve sferrata, in modo concomitante, da est, da sud, da ovest.
Non  questo il momento, dunque, di medicare le nostre piaghe, le piaghe della giovent d'Italia, col rammarico dell'impotenza, piangendo la mancata educazione politica, piangendo la prigionia intellettuale che isteril tante forze, altrimenti capaci (cfr. art. Giovent del numero 3).
Noi dobbiamo medicare le piaghe del passato coll'azione; cos ci solleveremo a dignit di uomini liberi, di italiani liberi.
Voi direte: ma come mai ci invitate all'azione se il tale e il tal altro articolo del nostro Piave proprio ad essa si richiamano?
Noi vi invitiamo ad essa, perch non  ancora azione quella velleit che arretra con orrore dinanzi alle tragiche conseguenze della guerriglia partigiana.
La nostra parola d'ordine e "via i tedeschi!", "morte ai fascisti traditori!".
Questa direttiva non si pu realizzare con la persuasione e con la propaganda, ma si realizza con la guerriglia partigiana, con le agitazioni popolari guidate dalla classe operaia. Nessuno ignora le tragiche conseguenze di questa forma di lotta, ma  soltanto per mezzo di essa che noi possiamo abbreviare le sofferenze di tutta la nazione, che possiamo affrettare la fine della guerra ed il ritorno alla pace, al lavoro ed alla libert. Soltanto combattendo in prima linea, con l'animo sgombro di inutile, anzi criminale, compassione, la giovent d'Italia si assicura il felice domani, si assicura il primo posto nella gioiosa opera della ricostruzione nazionale.
Voi commentate in modo singolare i fatti di Ferrara(145) (n. 4):
"Noi siamo contrari alla violenza", quando l'azione non pu essere altro che violenza, guerriglia spietata contro i tedeschi e fascisti.
Sembra, poi, che voi deprechiate il non costituirsi dei partigiani che giustiziarono il commissario fascista, quasi che su loro ricadesse il sangue dei venti ostaggi assassinati dai fascisti. Quel sangue ricade sui nazisti e sui fascisti e soltanto intensificando la lotta partigiana, noi riusciremo ad avere ragione di tanta bestialit. Anzi, possiamo dire che siamo gi riusciti ad intaccare la baldanza dei lacch fascisti: essi hanno tentato di coprire le loro vergognose rappresaglie sotto il manto di una loro pretesa giustizia.
Voi dite: "se domani verr il dies irae"... Ma il dies irae  gi venuto. Voi dovreste leggere Il Combattente; esso  l'organo dei distaccamenti e delle brigate d'assalto Garibaldi, ossia dei gruppi partigiani che riprendono la tradizione garibaldina del nostro Risorgimento e si collegano - pi da vicino - alla gloriosa lotta della Brigata Garibaldi in Spagna. Sono questi i gruppi di avanguardia nella guerriglia partigiana, i distaccamenti che vogliono essere modello di azione incessante ed implacabile a tutti i gruppi armati d'Italia. Ora, voi potreste apprendere dall'ultimo bollettino delle Brigate Garibaldi, pubblicato appunto sul Combattente, che 39 traditori fascisti sono stati giustiziati e 7 messi in condizioni di non nuocere, nel breve periodo di tempo cui tale bollettino si riferisce. E, questo, oltre i 61 tedeschi sicuramente uccisi e gli 84 sicuramente feriti.
Voi dite giustamente ai giovani di non presentarsi alla chiamata del disonore, ma parlate loro di "sicuro rifugio".
Oggi non  tempo di "sicuri rifugi", ma di lotta. Alla lotta nelle formazioni partigiane, nei distaccamenti modello delle Brigate Garibaldi, nei Gruppi di azione patriottica dobbiamo chiamare i giovani; combattendo essi si educheranno a dignit di italiani liberi.
Soltanto indicando chiaramente i nostri obiettivi, noi avremo realmente collaborato alla preparazione dell'insurrezione nazionale; soltanto tendendo la nostra azione ad una chiara meta avremo partecipato alla guerra di liberazione nazionale dall'oppressione nazista e dall'ignominia fascista.
2. Fascismo e classi reazionarie
Voi sembrate meravigliarvi che il fascismo repubblicano continui l'eredit luttuosa del fascismo di marca regia (Agli studenti e Commento ai fatti di Ferrara), come se il fascismo repubblicano non sia altro che il tentativo di perpetuare - a favore dei nazisti - l'oppressione del popolo italiano, come se il suo intento non sia quello di procurare carne da cannone per la guerra nazista e schiavi per l'industria bellica germanica.
Non si pu separare la parola d'ordine della cacciata dei tedeschi da quella della morte ai traditori fascisti.
Anzi, noi dobbiamo indicare anche le forze sociali che sostengono il fascismo repubblicano e lavorano, oggi, per conto dei tedeschi. Noi dobbiamo mettere alla gogna gli industriali responsabili e profittatori della tragedia italiana, i magnati dell'industria e della finanza che sovvenzionano il fascismo. Essi tentano di intorbidire il moto di riscossa del popolo italiano propagando la funesta parola d'ordine dell'"attesismo": sono essi a dire che oggi non si deve lottare, ma prepararsi, che prima bisogna rafforzarci, farci le ossa e poi sferrare i colpi contro il nemico, come se la preparazione potesse pensarsi disgiunta dalla lotta. Sono essi a consigliare ai nostri partigiani di svernare nelle loro case, di sciogliere i loro gruppi, ch, tanto, fino alla prossima primavera non c' niente da fare. Sono essi a consigliare alle formazioni armate di riserbarsi per il colpo finale, per impedire ai tedeschi di razziare armi e viveri, di far saltare fabbriche e strade durante la ritirata, la futura ritirata.
L'"attesismo"  la parola d'ordine dei grandi industriali perch essa dovrebbe consentire loro di accumulare, senza turbamenti, gli ingenti sopraprofitti della guerra e dell'inflazione, dovrebbe permettere loro di disgregare le forze progressive della nazione riunite attorno al Comitato di liberazione nazionale, nel vano tentativo di creare un blocco reazionario che dovrebbe preservare i loro privilegi anche dopo la sconfitta che pure loro non possono non prevedere immancabile e prossima, che dovrebbe ostacolare lo svolgimento democratico e popolare della crisi italiana e offrire agli italiani invece della libert e della democrazia, un qualche fascismo pi o meno mascherato.
3. Partiti
Nel vostro articolo di fondo del numero 3, voi dite chiaramente che il Piave non  la voce di un partito. E sta bene. Ma rimandate ad un domani, dopo il raggiungimento dell'indipendenza, l'aperta discussione politica. "Non ci saranno tra di noi n monarchici n repubblicani, n comunisti, n socialisti: ci saranno soltanto italiani."
Questa posizione ricorda, in modo palese, la parola d'ordine di Badoglio "la guerra continua, la libert dopo la fine della guerra". Ma fu proprio questo atteggiamento che, impedendo la libera espressione della volont popolare, pot permettere l'equivoca politica del governo dello stato d'assedio. Esso credeva di risolvere col compromesso furbesco l'eredit fascista, credeva di poter uscire indenne con tutta la sua cricca dal turbine della guerra e sperava di poter riuscire nel suo piano, escludendo le forze popolari dalla resistenza al pericolo nazista, sottraendo i responsabili della guerra fascista al giudizio della nazione.
La guerra di liberazione nazionale non potr trascinare con s, fino all'insurrezione nazionale, il popolo italiano, se escludiamo da essa i partiti, che hanno combattuto coerentemente durante venti anni la dittatura fascista. Essi rappresentano le forze sane della nazione e sono i pi indicati a guidare le masse alla lotta: in essi ripone fiducia il popolo italiano perch sono le forze che mai sono scese a compromessi col fascismo.
Noi non pensiamo che l'azione dei partiti possa turbare la guerra di liberazione nazionale, ma anzi pensiamo che essa sia la condizione per il trionfo dell'Italia libera. I partiti, riuniti oggi attorno al Comitato di liberazione nazionale, non lottano per quella democrazia chiacchierona e stantia che il fascismo vi ha abituati a confondere colla libert dei popoli civili. La democrazia popolare - che getta oggi le basi col CdLN - non  chiacchiericcio inconcludente, ma  azione che tende a convogliare tutte le forze sane della nazione sulla via del progresso. E la via del progresso  oggi la via dell'insurrezione nazionale.
Oggi i giovani convengono - in tutta Italia - nel Fronte nazionale della giovent, centro di raccolta delle migliori forze al di fuori di ogni distinzione politica. Ma in esso non si richiede di abdicare alle proprie convinzioni, ma di mostrare nella discussione fraterna, che sorge dalla collaborazione operante, la solidit ed il valore della fede politica professata. L'emulazione delle idee, l'emulazione nell'azione, non il soffocamento delle convinzioni personali, sono la garanzia della solidit del Fronte della giovent, sono la garanzia della sua azione efficiente.
4. Concretezza della discussione
Nel Fronte della giovent convengono giovani delle diverse classi, studenti ed operai, contadini ed artigiani.
Noi riteniamo che il Fronte della giovent si rafforzer non solo attraverso la libera discussione, ma anche attraverso il concreto interessamento ai diversi problemi che toccano il giovane operaio o lo studente o il giovane contadino. Pensiamo che il giovane intellettuale riconosca oggi la funzione preminente che spetter alle classi popolari nell'Italia libera; funzione cui dimostrano di avere diritto colla loro posizione di avanguardia nella guerra di liberazione. Chi forma la maggioranza dei distaccamenti partigiani? Operai e contadini. Chi guida l'azione delle masse popolari urbane con lo sciopero e con la guerriglia? Operai.
Per questo crediamo che nel Fronte della giovent i problemi sociali debbano essere dibattuti, affinch si traggano, dall'analisi della realt di fatto, gli insegnamenti necessari all'intensificazione della lotta da parte delle altre classi sociali.
Solo attraverso la discussione dei problemi sociali, solo attraverso la collaborazione nella lotta comune, in fraterno contatto, coi giovani delle altre classi, il giovane intellettuale si liberer della solitudine sociale - e quindi spirituale - nella quale lo hanno costretto venti anni di oppressione fascista.
Voi scuserete la lunga lettera, ma comprenderete che l'hanno dettata il desiderio di avervi vicini nell'azione e quella franchezza di discussione che pensiamo necessaria. Solo attraverso essa ci potremo liberare degli equivoci e dei sottintesi coi quali la mentalit, acquisita in venti anni id silenzio, potrebbe inceppare la nostra azione e la nostra fraterna collaborazione.
 Il Fronte della giovent
per l'indipendenza e la libert(146)
al governo nazionale democratico di guerra
Nello storico momento in cui le forze popolari italiane riprendono il posto che loro spetta alla direzione politica del paese, la giovent, che nell'Italia calpestata dai tedeschi e infangata dai traditori fascisti, combatte per la liberazione nazionale, vuole che al nuovo governo nazionale democratico di guerra giunga il suo libero voto di soddisfazione e di adesione.
Per vent'anni la migliore giovent italiana ha pianto sulle sue mani ammanettate la vergogna di una vita mercenaria al servizio di un regime che disonorava il nome d'Italia di fronte ad ogni popolo civile. E ai giovani, che credono in una vita migliore di fecondo lavoro nella pace e nella libert, l'Italia doveva apparire veramente terra di morti, terra di una morta giovent, poich vita era solo nelle minoranze che audacemente affrontavano, nella lotta contro la tirannide, la persecuzione e la morte. Ma la giovent non era morta e quando, col crudele attentato nazista all'indipendenza nazionale e alla volont di pace del popolo italiano, suprema si fece la necessit della lotta, dalle Alpi alla Sicilia una fu la volont di ogni giovane: combattere alla testa di tutto il popolo per la liberazione e l'onore della patria, fino alla distruzione completa del nazifascismo.
E questa volont ha animato i soldati che, nell'ormai lontano settembre, hanno preferito la vita dura della macchia al disonore di servire il nemico: e sono sorti i primi nuclei partigiani; ha animato i giovani delle citt e delle campagne alla lotta quotidiana contro i nazisti e i fascisti, e i giovani sono stati in prima fila nei grandi scioperi e nelle grandi manifestazioni. La stessa volont anima oggi i renitenti e i "disertori" alla resistenza contro i bandi omicidi e contro gli indulti ingiuriosi dei sicari fascisti, e dalle schiere dei volontari della libert va sorgendo l'Esercito della liberazione nazionale.
Tutto il popolo si stringe compatto attorno ai suoi giovani; gli operai delle grandi officine li difendono con lo sciopero dalle razzie e dalla deportazione; i valligiani, sui quali si sfoga la rabbia bestiale dei nazifascisti impotenti contro le formazioni partigiane, rafforzano i loro legami di solidariet con i patrioti ed avviano alla montagna i loro figli; il popolo di Forl, con due giorni di sciopero generale, ha strappato al plotone dei rinnegati nove giovani(147); le donne di Parma hanno costretto un tribunale di assassini a rinunciare alla condanna capitale di 35 giovani e il traditore "N. 1" ha tentato di mascherare la sua capitolazione con un turpe gesto di ipocrita magnanimit(148).
Di ogni classe sociale sono i giovani che accorrono alla lotta di liberazione, di ogni fede e di un'unica fede sono i nostri eroici caduti. L'ideale che tutti li illumina  lo stesso che esalt il sacrificio dei martiri del nostro Risorgimento e che vicende di lotte e di insuccessi hanno finora impedito di tradurre nella realt di un'Italia, patria e non prigione del lavoro e dell'intelletto.
Una vita migliore vogliono i giovani italiani; una vita migliore in un'Italia migliore, che nella pace consenta la libera espressione delle nostre energie e delle nostre attitudini. Libera dalla servit straniera, libera dalla soggezione ad interessi antinazionali, la nuova Italia, costruita dal fecondo lavoro dei suoi figli, sar la patria di ogni italiano e ogni italiano sentir la sua opera di lavoratore e di intellettuale come un libero contributo al benessere generale e, quindi, al suo benessere.
Ed i giovani sanno che condizione di questa concreta liberazione delle energie intellettuali e produttive  la democrazia, quella democrazia che ognuno di noi sente come un ideale che l'interessata confusione fascista, col parlamentarismo dell'immediato dopoguerra, non  riuscito a turbare.
Questa  la vita migliore che vogliono i giovani. E per questa vita migliore e per riscattare il nome d'Italia da vent'anni di barbarie e di ignominia combattono i giovani italiani.
Animati da questo ideale i giovani dell'Italia occupata si rivolgono al nuovo governo nazionale democratico di guerra, certi che esso sapr levare alta la bandiera del rinnovato esercito italiano, accanto alle gloriose bandiere delle armate liberatrici. E i giovani si rivolgono ai maestri di civilt, che sapranno restituire dignit alla cultura italiana trascinata nel fango dall'oscurantismo e dalla barbarie nazifascista, si rivolgono ai rivoluzionari che hanno sempre avuto fede nelle capacit di lotta del popolo italiano e che sapranno guidarlo sulla via della democrazia progressiva, si rivolgono agli uomini intemerati, agli amministratori capaci, che sapranno restituire al nostro paese il costume dell'onore e dell'onest contro la piaga della corruttela fascista.
I giovani non si rivolgono al governo nazionale per chiedere, secondo il costume della retorica e della corruttela fascista, un posto: questo posto i giovani lo conquisteranno e ne saranno degni per la esperienza e la maturit che deriva dal partecipare alla lotta di liberazione nazionale e dal guidarla.
Nemici di ogni falso paternalismo, che soffochi la libera espressione delle energie giovanili, essi si rivolgono al nuovo governo d'Italia come cittadini che vogliono collaborare e come soldati che vogliono combattere. La giovent dell'Italia occupata chiede al governo armi, con le quali decine di migliaia di giovani che si sottraggono alla chiamata nazifascista e alla deportazione in Germania possano difendersi ed attaccare.
 una lotta per la vita e per la morte della giovent;  una lotta per l'avvenire della patria. I traditori fascisti, agghiacciati dal terrore dell'imminente fine, non esitano a sacrificare alla distruzione fisica la giovent d'Italia; il sanguinario Graziani vuol gettare tutta la giovent nella fornace della guerra tedesca.
Armi chiediamo! Armi chiediamo al governo, armi chiediamo alle Nazioni Unite, armi chiediamo ai nostri fratelli dell'Italia libera, armi chiediamo alla giovent che in tutto il mondo lotta contro la barbarie nazifascista. Dieci braccia sono pronte ad imbracciare ogni fucile che voi ci manderete. Coi fucili e con le rivoltelle noi abbiamo combattuto contro i mitragliatori, con qualche fucile e mitragliatrice abbiamo stroncato nel sangue gli attacchi dell'artiglieria e dell'aviazione e abbiamo formato le schiere dei "Volontari della libert". Con le vostre armi noi formeremo, parte del rinnovato esercito italiano, l'Esercito della liberazione nazionale.
Perch l'azione delle forze armate sia coordinata agli sforzi di tutto il popolo in lotta, chiediamo che il governo democratico riconosca il Comitato di liberazione nazionale come espressione delle forze d'avanguardia della guerra popolare nell'Italia occupata; ne potenzi l'azione e ne avvalori le deliberazioni delegandogli i suoi poteri.
Noi vogliamo che tutto il mondo sappia la nostra volont di conquistare, combattendo sino alla vittoria finale, un posto onorevole accanto alle Nazioni Unite e di riscattare il nome d'Italia, quel nome che un tempo significava indipendenza e libert per i popoli lungamente oppressi.
E tutto il mondo deve sapere che noi non abbiamo tradito il patto che, al di sopra di ogni frontiera, unisce la giovent nella lotta per un avvenire migliore, per una vita libera, bella e felice. Con questo animo il Fronte della giovent che unisce - nella politica del CdLN al di sopra di ogni fede politica e religiosa - i giovani combattenti d'Italia, si rivolge al nuovo governo d'Italia.
Maggio 1944
Il Fronte della giovent
per l'indipendenza nazionale e la libert
 Roma, citt di tutti gli italiani(149)
Venti anni di fascismo ci avevano abituati a vedere in Roma la citt dei "Campi Dux" e del balcone di Palazzo Venezia; la citt dove si andava inquadrati in qualche organizzazione fascista a dare pompa alla coreografia di Mussolini; non era davvero pi tanto cara al cuore degli italiani.
Per i settentrionali era una grande citt parassitaria di burocrati e di gerarchi, un ostacolo allo sviluppo economico che assorbiva in spese inutili e dannose gran parte della ricchezza nazionale.
Per i meridionali Roma era sempre stata e rimaneva la citt dove andavano ad abitare i "signori", i padroni indifferenti alle miserie ed alle angustie della vita dei loro contadini.
Ma Roma  qualcosa di meglio e di diverso. Roma  la citt attorno alla quale, come attorno ad un simbolo, si raccoglieva lo slancio rivoluzionario del Risorgimento. A Roma, per Roma, gli italiani scrissero le pagine pi belle della loro rivoluzione popolare.
La Repubblica romana era sorta, ad esempio, a guida della lotta che le forze democratiche conducevano perch l'impulso generoso del '48 non si disperdesse nelle debolezze e nei compromessi.
Per Roma si combatt in tutto il primo decennio dell'unit: Aspromonte e Mentana restano a ricordare i tentativi popolari per riprendere nelle mani un'iniziativa che veniva monopolizzata dalla classe dirigente, staccata dagli interessi e dagli ideali della nazione.
Fall lo sforzo dei rivoluzionari: l'Italia non fu patria di tutti gli italiani, ma Roma rimase il concreto simbolo dell'unit dello Stato. Anche se questo non significava l'unit degli italiani nella libert e nel progresso economico e sociale, il fatto stesso di appartenere ad uno Stato unitario rappresentava per il popolo italiano una conquista: le forze progressive rivoluzionarie non si trovavano pi vincolate ai piccoli problemi regionali e municipali, nei quali per tanto tempo si era dispersa l'energia dei patrioti.
Ma unico Stato voleva dire vita pi vigorosa delle regioni arretrate, forza e unit maggiore dei ceti progressivi, orizzonte pi largo per i partiti politici di opposizione.
Solo Roma poteva consolidare questa unit statale: Roma davanti alla quale tacevano le gelosie municipaliste, Roma che poteva segnare un punto di equilibrio tra il settentrione pi evoluto economicamente e socialmente, e il meridione pi arretrato. Era per un equilibrio poco stabile, fondato sullo sfruttamento delle masse contadine meridionali da parte delle classi privilegiate del settentrione, interessate ad impedire ai centri rurali del sud quell'evoluzione sociale che da uno o due secoli si era realizzata nel nord.
Il problema meridionale era appunto il grande vizio di origine dello Stato italiano: Roma soltanto poteva impedire che giungesse a spezzare la raggiunta unit statale.
Oggi un nuovo avvenire si disegna per la nostra patria. Gli avvenimenti militari hanno dato al processo della liberazione d'Italia uno sviluppo in direzione sostanzialmente contraria a quella del Risorgimento: per primo  stato liberato il Mezzogiorno e da esso le armate della liberazione avanzano verso il nord. Il fatto stesso che agli italiani del meridione spetti oggi il compito di fornire l'aiuto pi concreto alle armate della liberazione indica che il problema meridionale verr a porsi su di un'altra base e che da questa base sar avviato a quella naturale conclusione che  l'alleanza dei ceti progressivi del settentrione con le nuove forze sociali che vanno delineandosi nel Mezzogiorno agrario: alleanza facilitata dalla formazione di cospicui centri industriali nel sud.
Cos Roma liberata si avvia a divenire non solo il simbolo della unit statale, ma anche il simbolo dell'unit nazionale in un'Italia che sar veramente la patria di tutti gli italiani.
 Ai giovani dell'Italia gi libera
il Fronte della giovent
per l'indipendenza nazionale e la libert(150)
La voce dei giovani italiani che lottano per l'indipendenza nazionale e per la libert contro l'occupatore e contro il fascismo, vi  giunta in mille modi malgrado la barriera delle armi che ci separa.
Avete conosciuto la ferma decisione delle decine di migliaia di giovani operai e operaie che hanno scioperato, l'ostilit dei nazifascisti, degli studenti che hanno preso parte alle dimostrazioni.
Vi  giunta soprattutto l'eco delle fucilate dei partigiani che attaccano il nemico della patria e il grido di "Viva l'Italia" col quale muoiono i nostri giovani martiri che nessun terrore ha potuto ritenere.
Ma oggi che  possibile farvi giungere un nostro messaggio, noi vogliamo dirvi della nostra lotta, dei nostri propositi, delle nostre speranze. Giovani di ogni ceto, di ogni tendenza, di ogni fede religiosa, noi ci siamo uniti nel Fronte della giovent, consapevoli che soltanto l'unit e l'unit nella lotta possono liberare l'Italia, riscattare gli italiani, fare che per i giovani che vedono intorno a s un paese in lutto e rovine, sia ancora possibile un domani migliore.
Noi non vogliamo attendere la libert, vogliamo conquistarla; non vogliamo attendere che lo straniero se ne vada, che cada il fascismo, vogliamo cacciarli, i nazisti, distruggerli i traditori loro complici.
 attraverso questa lotta,  attraverso la consapevolezza dei sacrifici che essa comporta, dei motivi ideali che la animano e dei modi del suo compimento vittorioso che noi giovani d'Italia, che il fascismo ha voluto ingannare e corrompere, vogliamo diventare uomini, cittadini d'Italia, fatta patria di ogni italiano.
Noi vogliamo la libert e la fratellanza: per questo vogliamo la guerra contro i tedeschi.
Noi vogliamo che ognuno abbia il pane, che ognuno possa lavorare: per questo vogliamo cacciare i nazisti.
Noi vogliamo la pace e la collaborazione con i popoli liberi: per questo vogliamo distruggere l'hitlerismo mostruoso.
C' una politica che ogni giovane deve conoscere e seguire:  quella della liberazione nazionale; c' un dovere che ne consegue: lottare contro i tedeschi ed i fascisti.
Per organizzare i giovani, permeare di questa politica ogni manifestazione della loro vita sociale, per mobilitarli in questa lotta  sorto il Fronte della giovent.
Migliaia e migliaia di giovani hanno risposto all'appello: mentre si organizzano, mentre combattono, essi attendono ansiosi di udire la vostra voce, di sentire del vostro sforzo, del vostro contributo alla guerra.
Tutto quello che potenzia la lotta contro i tedeschi ci trovi concordi ed entusiasti, tutto quello che ne rallenta il ritmo, ci paia un ostacolo da abbattere con decisione.
Noi siamo sicuri che voi siete tra i primi di quelli che fremono perch siano prese ed adoperate le armi, fra i primi a volerci portare soccorso e a salvare voi stessi da una inerzia colpevole che sarebbe intollerabile.
Noi siamo sicuri che la giovent dell'Italia meridionale e delle isole, partecipando all'opera di ricostruzione nazionale, vuole liberare l'Italia e vuole che a questa liberazione dia il suo contributo essenziale il rinnovato Esercito nazionale.
Ci ha riempito il cuore di speranza il vedere che per iniziativa di forze democratiche  stato possibile creare un governo di unit in cui sono uomini il cui nome  garanzia di vigorosa condotta della guerra, di mobilitazione di popolo, di comprensione di quanto c' di santo e di giusto nell'impazienza a subire il giogo nemico.
Giovani dell'Italia libera diteci che siete uniti, diteci che siete i costruttori coscienti di un'Italia nuova. E lo dicano soprattutto i colpi, gli scoppi e le schiere fasciste in rotta, che anche voi siete sul fronte e che fra gli eserciti dei popoli liberi,  potente e vittorioso un esercito italiano.
Viva il Fronte della giovent - Viva l'Italia - Morte ai tedeschi ed ai traditori fascisti.
 Funzione dei giovani comunisti(151)
Tutta la giovent italiana, unita dalla fede nella rinascita della patria,  impegnata oggi nella guerra di liberazione nazionale. E questa unit, che  unit conquistata nella comunanza degli intenti e dell'azione, non significa rinuncia alle proprie idee, alle proprie convinzioni.
Con gli altri giovani - nelle formazioni armate e nelle organizzazioni di massa, nei Gruppi di azione patriottica, nei Comitati di agitazione, nei Comitati contadini, nei Gruppi di difesa della donna, nel Fronte della giovent - militano i giovani comunisti. E continuano la tradizione di lotta della Federazione giovanile comunista. Essi si sono gi conquistati una posizione d'avanguardia coll'eroismo delle migliaia di combattenti, col sacrificio delle centinaia di martiri; forti della ventennale esperienza nel lavoro di massa, i giovani comunisti hanno trascinato col loro esempio i giovani ancora riluttanti e dubbiosi e combattono oggi alla testa del popolo italiano.
Cosa fa del giovane comunista un combattente di avanguardia e un tenace assertore dell'unit giovanile? Qual  il suo particolare contributo alla lotta che tutti i giovani conducono sul fronte della liberazione?
Il giovane comunista , anzitutto, il continuatore della gloriosa tradizione di lotta della Federazione giovanile comunista.  questa una tradizione di lotta contro il fascismo e contro la guerra imperialistica voluta dal fascismo:  una tradizione di lotta per la libert e il progresso.
Contro il fascismo che voleva irreggimentare tutta la giovent nelle sue organizzazioni coatte, la Federazione giovanile comunista rimaneva l'organizzazione di quella minoranza che non voleva piegare.
Per la libert contro la tirannide fascista, per il progresso sociale contro la demagogia fascista, per la pace contro le aggressioni fasciste, per la rinascita della patria contro la politica catastrofica del fascismo: per questo hanno combattuto per venti anni i giovani comunisti, avanguardia eroica di tutto un popolo che solo in essi si riconosceva.
Gastone Sozzi, torturato a morte nel carcere di Perugia nel lontano 1928, per non avere voluto tradire,  il testimonio di questo durissimo e lungo periodo di lotta segreta e di repressione spietata, che spezz molte giovani vite, senza riuscire a distruggere le nostre organizzazioni.
Questa lotta fu illustrata dalla ferma volont di schiere di operai, contadini e studenti che, affrontando le persecuzioni poliziesche, la deportazione e la galera, saldarono sotto la reazione il patto che univa i migliori giovani del popolo italiano nella lotta contro il fascismo.
Fin dall'aggressione contro l'Abissinia i giovani comunisti previdero la catastrofe alla quale andava incontro il paese e alla demagogia mussoliniana opposero la loro resistenza nei ranghi dell'esercito come nelle file delle organizzazioni fasciste.
E quando il fascismo inizi l'attacco contro la Repubblica spagnola, primi fra i giovani italiani che accorsero sotto le bandiere della libert contro i mercenari di Franco, di Mussolini, di Hitler, furono ancora i giovani comunisti.
Nino Nannetti, caduto come generale di divisione mentre dirigeva la resistenza contro i carri fascisti e il soldato semplice che mor nelle trincee di Guadalajara, fieri che il mondo sapesse che c'erano degli italiani che impugnavano le armi contro Mussolini, dimostrarono nel combattimento la forza di quella stessa fede che sosteneva i giovani nel combattimento in Italia.
Scoppiava la guerra; i successi ubriacavano i capi fascisti e nazisti. Quando, coll'illusione di una facile vittoria, il governo fascista aggred la Francia e la Grecia, i giovani comunisti iniziarono la lotta per la cessazione immediata del conflitto, la pace separata e la rottura del patto. Quando l'aggressione nazista trascinava il paese del socialismo nell'immane conflitto, la volont di resistenza e di lotta dei giovani comunisti si centuplic.
Il 25 luglio il fascismo cadeva sotto il peso dell'odio e dello sdegno di tutto il popolo: apparve allora chiaro a tutti che quella lotta e quella resistenza non erano state vane. Nell'esercito, nelle officine, tra le grandi masse popolari, i giovani comunisti combatterono sempre in prima fila contro la guerra e il fascismo; e particolarmente importante fu il contributo dato da essi ai grandi scioperi del marzo '43.
Oggi tutto il popolo italiano deve scendere nella lotta; la battaglia insurrezionale deve essere la parola d'ordine di ogni patriota italiano dopo la liberazione di Roma.
Questo obiettivo pone nuovi compiti ai giovani comunisti. Essi sono stati all'avanguardia delle migliori forze combattenti, ma non sono ancora riusciti a trascinare tutti i giovani nella lotta.
Unit e azione: unit di tutti i giovani per fare di ognuno di essi un combattente della liberazione. Questa  la consegna che il PCI affida ai giovani comunisti in quest'ora decisiva.
[.....] ogni comunista deve svolgere tra i suoi amici e conoscenti, sul luogo di lavoro e di abitazione, perch ciascuno riconosca i supremi interessi del paese, perch ogni giovane riconosca i comuni interessi che legano tutta la giovent nella lotta contro il nazismo, nemico e massacratore della giovent.
Azione,  realizzazione di questa unit sul terreno concreto della lotta, contro le deportazioni, i richiami, la fame, il terrore.  mobilitazione per la lotta armata nelle formazioni partigiane, nelle squadre giovanili di difesa e di attacco dei villaggi, delle borgate, delle citt.  sabotaggio metodico e intensificato della produzione di guerra, delle comunicazioni.  preparazione diligente delle agitazioni per gli esoneri, delle dimostrazioni contro i richiami. Azione,  intelligente sfruttamento di ogni situazione locale perch ogni forza venga convogliata sul terreno della battaglia insurrezionale.
L'unit che i giovani comunisti hanno realizzato con i migliori giovani e che consolideranno facendo del Fronte della giovent l'organizzazione di tutti i giovani italiani, non  la preoccupazione del momento, l'espediente tattico dietro il quale mascherarsi per un certo periodo determinato, per poi gettarlo da un lato e riprendere una marcia che si ritiene interrotta. L'unit  una conquista che deve rimanere, una conquista che si consolida nell'azione e sulla quale ci sar pi facile costruire nell'Italia libera la vita migliore della giovent.
Questa fede era la pi profonda ragione d'essere della Federazione giovanile comunista ed ha sorretto lo sforzo dei suoi militanti negli oscuri anni della reazione, quando il fascismo sembrava facesse la sua apparente marcia in avanti.
Di questa fede  vissuta e vive la giovent sovietica. Cresciuta quando, sulle rovine di 7 anni di guerra, si gettavano faticosamente le fondamenta di una nuova societ, la giovent sovietica affront con ardore combattivo la grande lotta per l'edificazione del socialismo: prese d'assalto ogni piano di produzione, ogni norma di lavoro.
Il giovane "komsomol" accorreva a 10.000 km. di distanza per costruire nella "taiga" dell'estremo oriente la sua citt: Komsomolsk, o conduceva con i vecchi militanti la lotta contro i kulak. In ognuno era un ardore di fare, di partecipare alla grande opera di costruzione; in ognuno era la fiducia nella capacit dell'uomo di conquistare contro ogni ostacolo la vita bella e felice. E da questa coscienza i giovani sovietici hanno tratto la forza per difendere contro la pi terribile minaccia un paese nel quale il lavoro  gioia perch  contributo immediato al benessere individuale e collettivo.
Questa libera e gioiosa collaborazione nel progresso sociale  l'ideale che fa del giovane comunista un combattente di avanguardia, perch egli sa che la lotta di oggi  la primordiale condizione per la conquista di una vita sempre migliore.
Educare i giovani alla conoscenza della giovent sovietica, alla conoscenza dell'URSS e del socialismo, mostrare ad essi le nostre possibilit di realizzare una vita che sempre pi si avvicini a quella sovietica: questo  un compito specifico del giovane comunista.
Egli deve consolidare la sua influenza e l'influenza del partito comunista sui giovani che gli sono vicini; egli deve preparare tra essi gli elementi che saranno domani i combattenti di avanguardia della classe operaia, i militanti del Partito comunista italiano.
Pu questa attivit di propaganda e di reclutamento danneggiare l'unit dei giovani e, con essa, l'efficienza del contributo alla guerra di liberazione?
No, perch la guerra di liberazione  una guerra democratica e le organizzazioni che la promuovono, quali il Fronte della giovent, sono organizzazioni democratiche, nelle quali le varie correnti politiche possono incontrarsi in libera emulazione, portando ciascuna il loro libero contributo alla lotta di oggi e alla costruzione di domani.
No, allo stesso modo che la propaganda comunista e il lavoro di reclutamento del partito non hanno indebolito la volont unitaria dei militanti comunisti, ma hanno rafforzato il contributo che il partito porta alla causa comune di tutto il popolo italiano.
Pensiamo, anzi, che tra i giovani questo pericolo sia pi lontano che mai: ogni giovane, quando si affaccia alla vita come individuo attivo, non come semplice elemento passivo, sente in s il desiderio di ripulire il mondo da tutti gli ostacoli che ne intralciano il progresso, che impediscono alla vita di essere cos bella come potrebbe essere. Il giovane liberale, come il giovane cattolico, come ogni altro giovane, hanno questa fiducia che forse cogli anni andr impallidendo; ma questa  la bella caratteristica dell'adolescenza e della giovinezza, quando i legami sociali e tradizionali non sono cos profondamente radicati da disperdere il generoso impulso giovanile.
Oggi, poi, di fronte allo spettacolo mostruoso di corruzione e di barbarie del nazifascismo, di fronte alle rovine immani accumulate da una guerra che sconvolge da cinque anni il mondo intero,  in ognuno la volont di rifare, di ricostruire, di prendere occasione da questa enorme crisi per gettare le basi di una societ rinnovata, di una convivenza sana e pacificata, misurata dal ritmo del lavoro e non dal fragore delle cannonate e dal succedersi delle crisi.
Questa volont deve essere alla base della unit dei giovani e far di quest'unit che oggi si consolida nel Fronte della giovent una forza essenziale alla lotta di oggi e alla costruzione di domani.
Bisogna che il giovane comunista porti a questa fiducia in una vita nuova l'esempio glorioso dell'Unione Sovietica e l'esperienza politica che gli deriva dal grande patrimonio di esperienza accumulato da pi di venti anni in tutti i partiti comunisti. Bisogna che il giovane comunista offra quest'esempio e questa esperienza agli altri giovani, promovendo tra essi una vita democratica, nella quale ciascuno senta di essere un elemento attivo, un collaboratore cosciente nella lotta e non una "pedina" un "gregario" di tipo fascista.
Ogni giovane deve vivere la sua vita collettiva, deve partecipare nella misura che la cospirazione lo consente a un organismo collettivo, ad un gruppo del Fronte della giovent, a un Comitato di studenti o di operai o di contadini, a un organismo nel quale si elabori in comune un piano di lavoro e si attribuisca a ciascuna la sua responsabilit. Cos l'opera di persuasione del giovane comunista non rimarr sul piano generico della semplice propaganda, ma si realizzer guidando i giovani all'azione, facendo di essi i costruttori coscienti di una societ nuova, preparandoli a quella democrazia progressiva che  la condizione per la conquista di una vita migliore della giovent.
Democrazia progressiva, infatti, non  un insieme di leggi che ad alcune istituzioni sostituiscono altre istituzioni, ma  coscienza dei problemi nazionali,  partecipazione di ognuno attraverso gli organismi collettivi, gli organismi di massa, alla costruzione di una nuova Italia.
Gi oggi nei CdLN, nei Comitati di fabbrica e di villaggio, nel Fronte della giovent, nei Gruppi di difesa della donna si stanno formando degli organismi; ad essi, riuniti intorno al governo democratico nazionale, andr il potere nel giorno della vittoria, secondo l'annuncio dato per radio dal capo del nostro partito.
I giovani comunisti devono perci promuovere una vita sempre pi attiva e intelligente nei Comitati provinciali, studenteschi, rionali del Fronte della giovent. Essi sono oggi gli organismi che devono promuovere ed attivare la partecipazione dei giovani alla guerra di liberazione; essi saranno domani gli organismi attraverso i quali la giovent parteciper alla costruzione della nuova Italia.
Questi sono i compiti e le caratteristiche attraverso i quali, nell'opinione di tutti i giovani, si deve riconoscere il contributo particolare del giovane comunista alla lotta di liberazione.
Per aumentare questo contributo, per sviluppare e migliorare il lavoro dei giovani comunisti,  necessario che ad ogni gradino della scala organizzativa siano costituiti dei Comitati direttivi dei giovani comunisti. Spetta a questi Comitati promuovere, coordinare e dirigere l'attivit dei giovani comunisti.
Questi Comitati direttivi dei giovani comunisti devono essere formati dai pi attivi e capaci. Il responsabile di questi Comitati dovr far parte dei rispettivi Comitati federali, di settore, di cellula del partito; ci, oltre a facilitare un rinnovamento dei quadri del partito, permetter a tutto il partito di dare una maggiore attenzione ai problemi del lavoro dei giovani.
I Comitati direttivi dei giovani comunisti devono collegarsi con i giovani comunisti, riunirli per un'attivit di educazione e di studio e per l'esame dei problemi relativi allo sviluppo del loro lavoro, coordinare le varie iniziative, dare il massimo impulso alle attivit di propaganda e di reclutamento dei giovani comunisti.
Cos la giovent comunista, fatta pi consapevole dei compiti che una tradizione le affida e degli obiettivi storici della societ, rafforzata da adeguati legami organizzativi, sapr meglio rispondere a ci che il PCI si attende da essa e sapr dare un contributo sempre pi grande alla lotta di liberazione nella quale si riunisce tutta la giovent e tutto il popolo italiano.
 Costruiamo la nuova democrazia(152)
Lettera aperta ai Comitati di liberazione nazionale
Nella fase decisiva della battaglia insurrezionale tutte le forze patriottiche devono essere mobilitate e la loro azione coordinata allo scopo di portare le grandi masse popolari alla lotta e alla vittoria.
Il Comitato di liberazione, anche per delega del governo democratico nazionale, deve essere la guida politica di questa mobilitazione e di questa lotta; tutte le iniziative devono coordinarsi attorno al CdLN che potr esercitare la funzione che gli spetta nella misura in cui prender contatto colle masse in lotta, accoglier nel suo seno i rappresentanti delle organizzazioni di massa, allargandosi da comitato di collegamento dei cinque partiti in organismo nel quale sono rappresentati non solo i partiti ma tutte le forze motrici della lotta di liberazione.
Fra le organizzazioni che hanno di pi contribuito alla preparazione dell'insurrezione e che lottano, oggi, pi attivamente sul fronte della liberazione, deve essere compreso il Fronte della giovent, l'organizzazione di noi giovani.
Sempre all'avanguardia nella lotta, il Fronte della giovent, al quale aderiscono migliaia e migliaia di giovani migliori, rappresenta gli interessi di una giovent che il nazismo e il fascismo vogliono ancora una volta incatenare.
Quando pochi credevano che noi giovani, dopo vent'anni di fascismo, saremmo stati capaci di far fallire i piani di mobilitazione e di deportazione del boia Graziani e dei suoi padroni nazisti, il Fronte della giovent ha tenuta alta la nostra bandiera e ai bandi omicidi ha risposto colla lotta.
A migliaia e migliaia i giovani sono stati avviati alle formazioni partigiane, mentre nelle caserme fasciste si sviluppava, vasta ed efficace, la propaganda per la disgregazione del cosiddetto esercito repubblicano. Intervenendo attivamente nello sciopero generale del marzo il Fronte legava la lotta delle masse popolari alle rivendicazioni dei giovani, che proprio allora venivano presi di mira dal bando omicida dell'otto marzo. E agli esoneri ottenuti dai giovani ha contribuito, in modo decisivo, la lotta audace impegnata dai giovani del Fronte nelle grandi citt proletarie.
Non bastava per dissuadere i giovani dal presentarsi ai distretti fascisti, non bastava avviare i giovani migliori alle formazioni partigiane, occorreva difendere la massa enorme dei giovani che alla ignominia della divisa fascista avevano preferito la vita alla macchia. Bisognava organizzarsi contro i rastrellamenti e le razzie nazifasciste e il Fronte della giovent lanci per primo la parola d'ordine delle Squadre di difesa giovanili nelle citt e nelle campagne. La lotta di liberazione non aveva ancora preso il carattere insurrezionale di massa: l'attivit delle squadre operaie rimaneva circoscritta alla fabbrica, nelle campagne la resistenza contadina assumeva forme solo passive. A trasformare il carattere della lotta, a trascinare pi vaste masse all'azione e alla lotta armata ha contribuito in modo decisivo l'azione di avanguardia dei giovani. Quando oggi guardiamo al fiorente movimento delle Squadre di azione patriottica, ricordiamo con orgoglio che esso ha preso origine e mordente dall'azione delle squadre giovanili del Fronte e con emozione ricordiamo i numerosi nostri compagni che hanno sacrificato la vita per tenere alta la bandiera dei giovani e del popolo tutto.
Oggi il Fronte della giovent ha consegnato la direzione delle sue squadre armate ai comandi unificati delle Squadre di azione patriottica, ma il Fronte tutto  mobilitato per formare sempre nuove squadre per provvedere quelle esistenti dei mezzi di lotta, per consentire ai giovani, nelle citt, nelle campagne, sui monti, che vivono la vita perigliosa della lotta armata, un'attivit politica, attraverso la quale rafforzare la lotta di oggi e preparare quella di domani.
In ogni citt, in centinaia di borgate e di villaggi prendono vita sempre pi rigogliosa i nostri gruppi, i nostri Comitati di settore e di zona, di fabbrica e di villaggio, nei quali, sotto la guida dei Comitati provinciali, convergono tutte le correnti politiche delle masse giovanili e ai quali va ormai l'aperto riconoscimento dei CdLN. E nell'attiva vita democratica di questi Comitati - veri organi di autogoverno - la giovent italiana mostra le sue capacit di affrontare colle sue forze i problemi che si pongono ad essa nella lotta e nella ricostruzione.
Tutte le categorie sociali della giovent hanno trovato nel Fronte le formule organizzative, attraverso le quali rafforzare e coordinare a un fine unico la loro lotta; i contadini, che formano la maggioranza degli "sbandati", hanno trovato nei Comitati di villaggio e nelle Squadre di difesa e attacco, la loro naturale forma di lotta; i giovani operai hanno trovato nel Fronte l'organizzazione che li ha guidati nella lotta per conquistare e difendere gli esoneri; gli studenti hanno trovato nelle associazioni studentesche del Fronte la naturale formula che, pur legando gli studenti agli altri giovani, consente ad essi lo studio e l'agitazione dei loro particolari problemi.
In questa vasta attivit organizzativa e politica il FdG prepara la democrazia, costruendo gi oggi gli organi elementari della vita politica dei giovani.
Cos, lottando sul fronte della liberazione, i giovani costruiscono senza tutele avvilenti, colla coscienza che deriva dalle grandi responsabilit che quotidianamente affrontano, la nuova democrazia.
E questa loro opera, nella quale si dimostra la capacit politica della giovent italiana, purificata dalla lotta e dal dolore, deve completarsi coll'accesso agli organi di potere popolare. Il FdG rivendica oggi, cosciente delle nuove responsabilit, il suo posto accanto alle altre organizzazioni di massa e ai rappresentanti dei vari partiti, nel CdLN, negli organi centrali come in quelli periferici. E assieme agli altri partiti della Liberazione e alle altre organizzazioni di massa, il FdG lavora per costituire quegli organi di potere, quali le Giunte popolari comunali e provinciali, nelle quali i suoi rappresentanti siederanno, pienamente maturi per affrontare i compiti della suprema prova insurrezionale e della ricostruzione.
 Onore ai nostri caduti!(153)
Ognuno di noi ha contato in questi giorni i suoi morti, i morti che ha conosciuto, i morti ai quali lo legavano anni di vicinanza fraterna, anni di lotta comune. Tutti i patrioti che sono morti assassinati dal barbaro nemico sono nostri fratelli, tutti ci sono ugualmente cari al cuore, ma quelli di cui ricordiamo fattezze ed espressioni, quelli coi quali abbiamo vissuto, quelli parlano pi vicino al nostro cuore ed il loro discorso  un discorso triste ma fiero.
In questi giorni abbiamo saputo della morte del compagno Menconi, orrendamente massacrato dai nazisti che lo hanno sorpreso nella sede del comando della sua zona, nell'Apuania. Noi ricordiamo la sua vitalit prorompente che i lunghi anni di carcere e di confino non avevano mortificato: aveva ancora in s la freschezza e l'ardore di lotta dell'antico studente universitario, studente di venti e pi anni fa. Ma la fede nell'ideale che ci accomuna e la fedelt incrollabile al nostro partito lo avevano serbato fresco e pieno di forze: studente dell'Istituto di studi superiori di Venezia, combattente antifascista dalla prima illegalit, funzionario del partito negli anni della reazione pi oscura, carcerato di Civitavecchia, confinato di Ventotene: la fede nell'ideale che ci accomuna e la fedelt incrollabile al nostro partito lo avevano mantenuto sempre fresco di giovanile entusiasmo e appena uscito dal confino egli riprendeva il suo posto di lotta nella sua Apuania, dove era conosciuto e amato. E l, all'avanguardia del popolo che amava,  caduto eroicamente il nostro vecchio compagno!
 triste ma fiero il discorso che fanno ai nostri cuori i morti che ci sono vicini. Quella consegna che ogni patriota sente nel dolore del suo animo straziato dalla visione dell'Italia su cui accampa il barbaro massacratore nazifascista, quella consegna ci sembra pi sacra quando noi la cogliamo nel discorso dei nostri morti: combattere fino alla vittoria, fino alla libert, osare ancora, fare di pi, volere tenacemente e instancabilmente la vita e la libert per noi e per l'Italia, perch volere questo, conquistare questo  il suffragio migliore per la loro memoria.
In questi giorni tutto il popolo si  stretto attorno ai gloriosi caduti per la patria e per la libert: donne di tutte le classi, giovani e vecchi, operai, studenti e contadini, tutti hanno ricordato e onorato la memoria di coloro che sono caduti perch l'Italia sia ancora libera e rispettata. I nomi dei nostri eroi nazionali hanno circolato su tutte le bocche e la schiera dei gappisti con Garemi e Buranello e Capettini assieme al gran corteo dei morti partigiani, si confondeva con gli infiniti morti che il nazismo ha sacrificato alla sua guerra: donne e bambini innocenti feriti nei bombardamenti che il nazismo attrae su di noi, caduti della guerra fascista, deportati nell'inferno nazista, tutti i morti di cui il fascismo ha seminato terre e paesi di ogni parte d'Europa e del mondo.
Del sentimento popolare si son fatte interpreti le due grandi organizzazioni di massa dei Gruppi di difesa della donna e del Fronte della giovent, che hanno organizzato a Torino e a Milano imponenti manifestazioni.
 Un anno di lavoro dei giovani comunisti(154)
Sono passati ormai quattordici mesi dal giorno in cui la catastrofe dell'invasione nazista si abbatteva sull'Italia e di questa catastrofe - primi fra tutti - erano vittime i giovani.
Sembr per un istante che la tragedia e le sofferenze stroncassero questa giovent nostra che usciva appena dall'oppressione e dalla schiavit nella quale il fascismo l'aveva tenuta per vent'anni, mortificandone ogni sana energia, soffocandone la libera volont.
Ma proprio dall'avvilimento ultimo del paese, dall'infamia in cui lo precipitava il cadavere putrefatto del fascismo, i giovani trassero forza per la loro lotta, per la lotta di tutto il popolo italiano per la indipendenza nazionale e per la libert.
Alle montagne, come all'ultimo baluardo di libert e di dignit, accorsero i giovani migliori che volevano impugnare contro il nemico nazista e fascista le armi che il fascismo aveva loro date per la guerra antinazionale, per la guerra della disfatta.
Alla testa di questi giovani che finalmente uscivano dal letargo fascista, c'erano i giovani comunisti.
Quando un giorno verr scritta la storia gloriosa del nostro movimento partigiano, noi troveremo in ogni vallata, su ogni montagna, nel grigiore autunnale del 1943, alcuni giovani, alcuni comunisti che con la parola ardente e con l'esempio eroico facevano di pochi nuclei di isolati fuggiaschi i primi distaccamenti partigiani.  stato il loro esempio di instancabili combattenti,  stata la loro lotta tenace contro ogni forma di attesismo a forgiare, nel fuoco della guerra, il nostro esercito partigiano, il nostro Corpo dei volontari della libert.
I giovani comunisti combattevano sulle montagne, combattevano nella gloriosa avanguardia partigiana dei Distaccamenti gappisti, ma combattevano anche in mezzo alle masse delle citt e delle campagne, perch dove ci sono giovani che soffrono, ci sono giovani comunisti che combattono alla loro testa.
 Necessit del Fronte della giovent
A questo nuovo fervore di lotta e di iniziativa nelle masse giovanili non corrispondeva ancora l'organizzazione capace di convogliare tutte queste forze e di potenziare la lotta liberatrice, un'organizzazione adeguata alla particolare mentalit e alla scarsa esperienza politica delle masse giovanili.
I partiti politici del Fronte nazionale non potevano soddisfare completamente a queste esigenze, non potevano proporsi di raccogliere nelle loro file tutti questi giovani che avevano appena inteso parlare di partiti e che una residua mentalit fascista rendeva ancora diffidenti davanti al gioco democratico dei partiti politici.
Convogliare tutte le forze giovanili per potenziare il contributo alla lotta di liberazione nazionale, dare ai giovani una palestra nella quale poter compiere la loro educazione democratica, superando ogni residua mentalit fascista: questo fu il compito che i giovani comunisti si proposero e - un anno fa - venne costituito a tale scopo il Fronte della giovent per l'indipendenza nazionale e la libert.
Un organismo che si proponeva di soddisfare alle esigenze politiche e rivendicative delle masse giovanili, che le raccogliesse, al di l di ogni distinzione e di ogni tendenza politica, sull'unica piattaforma della lotta di liberazione, non poteva essere una complicata struttura organizzativa, uno schema prefisso nel quale mortificare ancora la libera iniziativa e la creatrice esperienza delle masse giovanili.
Pochi tratti essenziali determinavano la fisionomia del Fronte. Obiettivo: l'indipendenza nazionale e la libert. Forme organizzative: il gruppo aperto a tutti i giovani, collegato con gli altri gruppi e coi comitati dirigenti attraverso la massima elasticit organizzativa.
Poche indicazioni generiche suggerivano ai giovani le forme di lotta, indicazioni generali sui problemi sindacali, assistenziali, di aiuto ai partigiani, ricreative e culturali. Ma erano proprio questi suggerimenti ad allargare il campo d'azione giovanile agli elementi d'avanguardia, a determinare nel movimento giovanile quella specificazione dei compiti attraverso la quale l'ancora indeterminato movimento di lotta giovanile doveva prendere forza dal contatto con i concreti problemi sociali e ravvivarsi politicamente nella determinazione dei rapporti di classe, e quindi degli specifici compiti nel quadro della lotta nazionale.
 L'iniziativa  dei giovani comunisti
Il Fronte della giovent venne dunque costituito nel novembre scorso, un anno fa, ma rimase inizialmente un centro di iniziativa composto quasi interamente di giovani comunisti. Infatti al nostro appello i giovani degli altri partiti rimasero piuttosto sordi. L'impronta politica e organizzativa del Fronte della giovent fu fin dal primo giorno unitaria per l'impostazione nazionale della lotta, per l'adesione alla base di gruppi giovanili di altre correnti politiche e specialmente per il largo reclutamento tra giovani senza partito, ma alla direzione del movimento non vollero partecipare altri giovani che non fossero comunisti. E la esperienza iniziale, la battaglia per affermare il Fronte della giovent come organismo unitario delle masse giovanili, come organismo combattente sul fronte della liberazione, fu una battaglia che conducemmo da soli, noi giovani comunisti.
 I nostri obiettivi e i risultati ottenuti: la lotta armata
Due obiettivi essenziali noi proponemmo fin da principio alla nostra azione: la lotta contro le coscrizioni forzate per il rafforzamento delle file partigiane, l'intensificazione della partecipazione dei giovani alle grandi lotte rivendicative e politiche della classe operaia e delle masse popolari.
Oggi noi possiamo misurare con qualche soddisfazione il cammino percorso e i risultati ottenuti su entrambe le direzioni della nostra lotta.
Il Fronte della giovent pu affermare di aver dato un contributo essenziale alla resistenza delle masse giovanili contro le leve forzate della "repubblica", un contributo essenziale al rafforzamento delle file partigiane.
Il Fronte della giovent non si  limitato ad inviare i giovani alle formazioni partigiane della montagna, ma ha iniziato, per primo, l'organizzazione in massa di squadre armate di citt e di pianura.
Gi nel lontano febbraio noi abbiamo lanciato la direttiva per la formazione dei gruppi di autodifesa dei renitenti e degli "sbandati".
In tutte le citt, in centinaia e centinaia di villaggi le squadre armate del Fronte della giovent hanno raccolto gli "sbandati" e ne hanno fatto dei combattenti arditi e coscienti della guerra di liberazione nazionale.
Oggi, con lo sviluppo della battaglia insurrezionale, il popolo si arma nelle Squadre di azione patriottica sotto il comando unificato dei Volontari della libert. E noi che possiamo considerare con orgoglio la nostra funzione di avanguardia nella creazione delle SAP, mettiamo disciplinatamente e ordinatamente le nostre forze a disposizione dei comandi cui spetta la responsabilit della direzione unitaria del moto insurrezionale armato.
 La giovent nelle lotte popolari di massa
Di notevoli successi  stata coronata anche la nostra azione diretta a potenziare il contributo giovanile alle grandi lotte rivendicative e politiche della classe operaia e del popolo tutto.
Allo sciopero generale del 1 marzo la giovent italiana ha partecipato ponendosi all'avanguardia della lotta e legando alle generali rivendicazioni popolari le sue rivendicazioni giovanili e la lotta contro il bando dell'8 marzo che in quei giorni direttamente la minacciava.
E dopo la prova dello sciopero generale, gli esempi arditi della giovent hanno spezzato il monopolio fascista delle piazze scendendo in massa a dimostrare assieme alle donne in vari centri dell'Emilia, in Liguria e a Torino.
I giovani insistettero nella tattica delle dimostrazioni di massa e da allora innumerevoli sono i comizi che i giovani del Fronte hanno tenuto gridando in faccia alla teppaglia fascista la loro volont di vita e di vittoria.
 La nostra organizzazione
Nella lotta l'organizzazione del Fronte della giovent si  estesa e consolidata. Noi contiamo oggi a decine di migliaia i giovani del Fronte della giovent, i giovani che combattono sul fronte della liberazione, sotto la nostra influenza, animati dall'azione quotidiana dei nostri attivisti. Secondo le cifre incomplete che abbiamo finora raccolto, escludendo quelli che militano nelle formazioni partigiane di montagna, sono almeno 15 mila gli attivisti del Fronte della giovent nell'Italia occupata. Sono questi gli elementi di punta della nostra organizzazione, i giovani che dnno opera quotidiana all'attivit del Fronte, saldamente collegati ai comitati dirigenti della nostra organizzazione.
 I partiti nel Fronte della giovent
All'influenza acquistata dal Fronte della giovent, ai successi politici e organizzativi riportati  corrisposta l'attenzione, prima, e l'interessamento, poi, degli altri partiti del Fronte nazionale.
Siamo cos riusciti a conseguire finalmente qualche risultato positivo sulla via dell'unit organizzativa delle masse giovanili. Finalmente, perch fin dal primo giorno noi abbiamo voluto che il Fronte fosse l'organizzazione unitaria di tutti i giovani e lo abbiamo apertamente e sinceramente voluto in quanto mai abbiamo mascherato pretese monopolistiche dietro la nostra impostazione largamente unitaria. Finalmente, perch un'adesione degli altri partiti e delle altre organizzazioni al Fronte fin dalla sua costituzione avrebbe significato un potenziamento del contributo giovanile alla guerra di liberazione e la creazione di uno strumento ancor pi efficiente di difesa degli interessi giovanili e di lotta contro l'arbitrio nazifascista.
Oggi, sono stati fatti i primi passi sulla via del consolidamento, dell'unit organizzativa della giovent italiana. Il nostro Comitato direttivo  formato dai rappresentanti dei grandi partiti del CLN, la nostra organizzazione  stata riconosciuta dal CLN come l'organismo unitario della giovent italiana ed  annoverata tra le organizzazioni che, per il contributo alla guerra di liberazione, deve venire a partecipare ai CLN e alle Giunte popolari per potenziarne il concreto legame con le masse popolari.
Alla periferia alcuni risultati sono stati raggiunti nelle grandi citt e specialmente a Torino e a Milano, ma molto, moltissimo resta ancora da fare. L'adesione degli altri partiti , salvo qualche felice eccezione, ancora intralciata dal sospetto e dall'ingiusta diffidenza verso le nostre pretese mire monopolistiche, quando noi - al di l di ogni considerazione di influenza concretamente esercitata sulle masse giovanili - abbiamo invitato gli altri partiti ad una partecipazione paritetica agli organismi provvisori di direzione. Provvisori perch noi pensiamo che soltanto attraverso la consultazione democratica della nostra giovent, potremo dare al Fronte della giovent una direzione che veramente risponda agli interessi e alle aspirazioni delle masse giovanili.
 I Comitati direttivi dei giovani comunisti
Da alcuni mesi noi abbiamo lanciato la direttiva per la costituzione dei Comitati direttivi dei giovani comunisti. Perch abbiamo lanciato questa direttiva? Non viene essa a contraddire la nostra impostazione unitaria? Noi abbiamo lanciato questa direttiva perch, se moltissimo devono fare i giovani militanti negli altri partiti per conquistare una coscienza chiara delle aspirazioni unitarie delle grandi masse giovanili, molto debbono fare anche i giovani comunisti.
La riunione dei giovani comunisti attorno ai loro Comitati direttivi impegna i nostri giovani compagni ad intensificare il loro contributo alla lotta nazionale e contribuire alla lotta nazionale significa lottare per l'unit di tutte le forze nell'insurrezione e nella ricostruzione.
Compito dei Comitati direttivi dei giovani comunisti  quindi il coordinamento degli sforzi di tutti i giovani comunisti che militano nelle organizzazioni partigiane e nell'organizzazione di massa, per l'unit nazionale delle forze giovanili.
I Comitati direttivi dei giovani comunisti debbono perci servire ad intensificare lo sforzo unitario dei giovani comunisti che militano nel Fronte della giovent, debbono rafforzare la lotta contro i settarismi residui attraverso la spiegazione della nostra politica unitaria e attraverso l'insegnamento profondamente unitario dei grandi maestri del socialismo. Sulla base di questa coscienza unitaria i giovani comunisti debbono comprendere che oggi  nostro obiettivo essenziale l'attivazione dei pi larghi strati di popolo sul fronte della liberazione, la conquista di una nuova maturit democratica dei giovani che saranno domani i costruttori della nuova Italia.
 Allargare politicamente il Fronte
Allargare politicamente il Fronte della giovent: questo e un obiettivo fondamentale dei Comitati direttivi dei giovani comunisti, perch allargare politicamente il Fronte della giovent significa farne uno strumento pi efficiente per la lotta di liberazione, accelerare lo sviluppo, dell'insurrezione nazionale difendendo nel modo pi concreto e fruttuoso gli interessi delle masse giovanili.
Allargare politicamente il Fronte della giovent significa fare di ogni giovane comunista un militante del Fronte, cosciente della necessit di stabilire fruttuosi contatti di amicizia e di collaborazione attiva con tutti i giovani che esso conosce. Significa anzitutto rafforzare i legami particolari che ci stringono ai giovani socialisti, con i quali abbiamo in comune l'ideale di una giovent proletaria unificata, ed ai quali siamo stretti da un patto di amicizia e di unit d'azione, che si esprime nella nostra Giunta giovanile d'intesa.
Allargare politicamente il Fronte significa stabilire delle intese di lavoro con i giovani del Partito d'azione ai quali ci lega una collaborazione particolarmente attiva nel campo studentesco e universitario.
Allargare politicamente il Fronte significa richiedere e consolidare la collaborazione coi giovani cattolici, con i giovani della Democrazia cristiana, perch con essi molto cammino dobbiamo fare in comune, specialmente nel lavoro tra i giovani contadini.
Allargare politicamente il Fronte significa prendere contatto con i giovani liberali, con i giovani capaci e intelligenti di ogni tendenza politica e religiosa.
Allargare politicamente il Fronte significa chiamare i giovani degli altri partiti negli organismi dirigenti, perch essi si assumano delle responsabilit e possano cos concretamente sviluppare l'attivit e l'influenza del Fronte.
Allargare politicamente il Fronte significa soprattutto non concepire i comitati del Fronte come delle sterili riunioni settimanali di cinque o pi persone che discutono a vanvera e fanno ognuno per conto proprio; significa invece fare di ogni comitato del Fronte un organismo di lavoro, un organismo nel quale ad ogni membro compete una determinata responsabilit che esso affronta con la sua sezione di lavoro, un organismo effettivamente dirigente.
A questa azione noi impegnamo oggi i Comitati direttivi dei giovani comunisti e questo impegno ha da essere la testimonianza migliore della nostra profonda volont unitaria.
 Allargare organizzativamente il Fronte
Allargare organizzativamente il Fronte: questo  l'altro obiettivo fondamentale dei Comitati direttivi dei giovani comunisti.
Mobilitazione popolare nella solidariet nazionale, per l'autosufficienza delle forze insurrezionali del popolo italiano: questa  la direttiva del nostro partito, questa  la linea che noi dobbiamo seguire per affrontare le nuove battaglie contro la fame ed il freddo, per sviluppare ed accelerare nelle difficili condizioni di oggi la battaglia insurrezionale.
Alla realizzazione di questo obiettivo i giovani comunisti possono dare un contributo di primo ordine. Mobilitazione popolare significa estensione e rafforzamento di tutti gli organismi di massa allo scopo di chiamare nuovi strati popolari alla lotta insurrezionale e alla difesa dei loro interessi immediati. Ed il Fronte della giovent  una delle organizzazioni che pi possono fare per suscitare veramente attorno all'obiettivo insurrezionale il consenso, l'entusiasmo e l'attiva solidariet delle masse popolari. Perch il Fronte della giovent  un'organizzazione di giovani, ed i giovani comunisti debbono essere le forze di punta nella lotta insurrezionale. Essi debbono trascinare con s non solo la massa giovanile, ma attraverso i rapporti familiari, i rapporti di lavoro e di amicizia, i nostri giovani debbono riuscire a mobilitare nella lotta insurrezionale nuovi strati popolari senza distinzione di et e di sesso.
 Lotta armata e lotta di massa
L'entusiasmo dei nostri giovani migliori, la coscienza di essere stati spesso i promotori della lotta armata nella citt e nelle campagne, aveva determinato nelle nostre file una diffusa tendenza a concepire come attivit, non solo essenziale, ma addirittura esclusiva, la lotta armata di gruppi di lites. Le formazioni armate del Fronte della giovent erano diventate delle formazioni di tipo gapista e lo sforzo dei giovani migliori era completamente assorbito dalla preparazione e dall'attivazione di queste squadre armate che necessariamente finivano con l'isolarsi dalla massa giovanile.
Notevoli successi sono stati ottenuti dai nostri giovani nel campo della lotta armata, ma l'aver spesso trascurato il legame con le pi vaste masse giovanili finiva evidentemente con l'indebolire - nonostante il loro apporto personale - il fronte della liberazione. Le lotte rivendicative delle masse operaie e contadine, le agitazioni economiche delle grandi masse urbane e rurali, l'azione diretta dell'educazione dei giovani attraverso nuove forme ricreative e culturali finivano spesso con l'essere trascurate quando addirittura non venivano considerati compiti bizantini da coloro che, nell'ardore del combattente, non comprendevano altra azione che non fosse quella condotta collo Sten e col Thompson al braccio.
Un chiarimento sull'orientamento dell'attivit generale del Fronte della giovent  venuto dal fatto stesso di aver posto le nostre squadre armate sotto il comando del Corpo dei volontari della libert, alle dipendenze dei Comandi di piazza e di zona. Ora, questo fatto deve divenire l'occasione per il riesame dei piani di lavoro di ogni Comitato provinciale del Fronte della giovent. E di questo riesame i giovani comunisti, guidati dai loro Comitati direttivi, devono essere promotori, sollecitati in questo dalla direttiva del partito.
 Mobilitazione popolare: aiuto ai partigiani
L'inverno che sopraggiunge pone dei precisi obiettivi a questo sforzo che dobbiamo compiere per la mobilitazione popolare negli organismi di massa, nei CL periferici, nei Comitati contadini, nei Gruppi di difesa e, per noi, specialmente nel Fronte della giovent.
Per la solidariet nazionale verso le nostre ardite avanguardie combattenti noi dobbiamo mobilitare le pi larghe masse. La campagna d'aiuto ai partigiani, che si riassume nella "settimana del partigiano", lanciata dal Fronte della giovent insieme ai Gruppi di difesa, deve riuscire. E riuscire significa raccogliere una quantit di indumenti e di viveri e di denaro tale da poter essere considerata un valido apporto allo sforzo che il popolo italiano fa per bastare a se stesso, per riuscire a rifornire con le sue sole forze il suo esercito popolare.
Ma oltre questo sforzo per la mobilitazione delle larghe masse popolari, il Fronte della giovent deve intensificare nelle proprie file il reclutamento per le formazioni partigiane di montagna. Il giovane che giunge in questo momento difficile nella formazione  un testimonio prezioso della concreta solidariet di tutto il popolo che vuol essere oggi pi che mai vicino alla sua avanguardia armata.
 Mobilitazione popolare: lotta contro la fame e contro il freddo
Non sar difficile soltanto la vita delle formazioni partigiane: difficile, sempre pi difficile, diventa oggi la vita delle grandi masse popolari.
C' la fame; la dispensa di casa nostra, di nostra madre,  vuota. La nostra organizzazione deve promuovere dei comitati di caseggiato, dei comitati di rione, deve essa stessa lanciare la parola d'ordine dell'intervento diretto. Prenderemo il pane dove c', prenderemo la legna dove c', organizzeremo il nostro mercato bianco per il rifornimento diretto, a prezzi equi, presso i contadini dei villaggi vicini.
 Le nostre ragazze
Le nostre ragazze si mobilitino per rifornire il loro caseggiato, organizzino un comitato per l'approvvigionamento. Vadano nelle campagne a promuovere la solidariet concreta delle masse contadine, spezzino, dove ancora  rimasta, la barriera di diffidenza che il fascismo ha creato tra le masse popolari delle citt e le masse contadine, vadano a parlare con i contadini, li aiutino nei loro bisogni e una viva solidariet si creer tra la citt e la campagna. Cos, contro il marciume dell'apparato fascista, noi vogliamo stabilire la nostra legalit, la legalit democratica, condizione oggi per la vita delle grandi masse popolari, pegno per la costruzione della nuova Italia progressiva e felice di domani.
A questo compito, alla mobilitazione popolare per la soluzione dei problemi di oggi, alla mobilitazione popolare che  condizione della ricostruzione di domani, i giovani comunisti debbono chiamare il Fronte della giovent e le grandi masse giovanili e popolari. Perch un nuovo entusiasmo ci deve animare lottando per l'indipendenza nazionale e la libert, dobbiamo sentirci gi oggi i costruttori di un nuovo mondo, gli stakhanovisti della ricostruzione.
 Fronte della giovent di oggi, Fronte della giovent di domani
Cos, nella lotta per il consolidamento di una nuova legalit democratica, cementata nel fuoco dell'insurrezione, il Fronte della giovent si prepara ai compiti di domani.
A nessuno  ignota l'enorme difficolt dei problemi che gli italiani dovranno affrontare a liberazione avvenuta, quando sar conseguita la completa vittoria delle forze democratiche di tutto il mondo contro il nazismo. Ma un grande entusiasmo ci anima, anima specialmente noi giovani, perch il mondo che sorger dalla vittoria comune non sar un mondo nel quale noi dovremo nuovamente inquadrarci, mortificando le nostre energie e la nostra libera volont di pace e di libert. Il mondo che sorger dalla vittoria comune sar il mondo che noi vogliamo, il mondo che noi sapremo costruire sulle rovine della guerra e del fascismo, sulle rovine di tanti privilegi che al fascismo si erano abbarbicati come all'ultima salvezza.
Nella costruzione di questo mondo nuovo il Fronte della giovent deve essere una forza importante, deve essere l'espressione dell'entusiasmo che animer ogni giovane, perch i giovani vogliono soprattutto fare, poter fare in libert d'intenti, senza incomprensioni, ottusit ed egoismi che ne intralcino l'opera, perch i giovani vogliono realizzare quell'ideale che tutti ci anima quando apriamo gli occhi alla vita e alle brutture che in essa scorgiamo frequenti.
Perch i giovani possano essere la grande forza costruttrice della nuova societ, i giovani debbono essere uniti e il Fronte della giovent deve essere la garanzia dell'unione di tutti i giovani italiani nella costruzione della nuova Italia democratica e progressiva. E l'ambizione dei giovani comunisti sar soddisfatta quando vedr sorgere dai suoi sforzi questo grande organismo unitario, questa nuova forza progressiva della societ italiana.
Gi oggi noi accarezziamo l'ideale della nostra libera e felice vita di domani, gi oggi noi vediamo la giovent riunita nelle sue "Case del giovane" che sorgeranno in ogni citt, centri di educazione e di ricreazione giovanile; vediamo sorgere numerose le iniziative sportive, i campeggi, nei quali i giovani senza tutele opprimenti e senza discipline avvilenti si ritempreranno dal lavoro delle officine e dei campi, degli uffici e delle scuole.
Ma soprattutto. vediamo questa giovent riunirsi in animate discussioni, in sana emulazione, tutta protesa nel suo sforzo costruttivo.
Ed al suo sforzo arrider il successo se sapr mantenersi unita nell'ideale di una nuova Italia libera, se sapr seguire l'esempio che ci verr dai grandi paesi democratici e specialmente dall'Unione Sovietica e dalla vicina Jugoslavia.
 Giovent d'Italia, giovent di tutto il mondo
Della creazione di legami fraterni con la giovent progressiva di tutto il mondo, della amicizia profonda con la giovent sovietica e jugoslava, i giovani comunisti debbono essere i campioni infaticabili.
Gi oggi il Fronte della giovent ha stabilito fraterni contatti con l'eroica giovent jugoslava e una nostra delegazione ha presenziato al II Congresso della giovent slovena.
Ma i giovani comunisti debbono soprattutto lavorare per stabilire una profonda conoscenza e una profonda amicizia fra i giovani italiani e i giovani sovietici.
Chi meglio della giovent sovietica sapr additarci la via della ricostruzione ed aiutarci concretamente nel nostro sforzo?
Essa ha dietro di s l'esperienza grandiosa della costruzione di un mondo nuovo sulle rovine dello zarismo e della guerra, ed oggi compie sforzi giganteschi per ricostruire le regioni devastate e distrutte dal nazismo.
La giovent comunista italiana deve saper riprendere questo insegnamento e, mettendosi alla testa di tutta la giovent nello sforzo della ricostruzione, si render degna dei compagni sovietici.
L'amicizia fraterna tra la giovent sovietica e noi giovani comunisti, l'amicizia che noi sapremo promuovere tra la giovent sovietica e tutta la giovent italiana, saranno le basi della collaborazione e della alleanza della nuova Italia democratica e progressiva con l'Unione Sovietica nella quale tutti i popoli vedono la garanzia della libert e della vittoria sulle forze reazionarie.
Questa amicizia deve realizzarsi nel pi ampio quadro dei nostri rapporti cordiali con la giovent di tutti i paesi liberi, per cui finalmente la giovent italiana uscir dall'isolamento politico nel quale l'aveva tenuta il fascismo e conquistare il suo posto accanto alla giovent delle Nazioni Unite.
 La giovent comunista per un'Italia libera e forte
Fare l'Italia libera e forte nella democrazia progressiva, nella feconda collaborazione di tutti i popoli liberi: questo  l'ideale che anima tutti i giovani comunisti. Per questo noi combattiamo nelle formazioni partigiane dei Volontari della libert, accanto ai patrioti di ogni idea e di ogni fede; per questo combattiamo alla testa delle grandi masse popolari per il pane, la pace e la libert. Per questo ideale sono caduti nella guerra partigiana o nelle mani dei massacratori nazifascisti i nostri migliori compagni.
Noi vogliamo far trionfare questo ideale nelle grandi organizzazioni di massa nelle quali militiamo insieme ad ogni antifascista. Un particolare affetto ci lega al Fronte della giovent che noi abbiamo promosso ed al quale, con tanti sacrifici, abbiamo dato rigoglioso sviluppo nel suo primo anno di vita. Ma noi, giovani comunisti, militiamo e combattiamo in tutte le organizzazioni di massa, nei Gruppi di difesa della donna come nei Comitati di agitazione, nei Comitati contadini come in tutti i Comitati di liberazione periferici.
Nessun settarismo, nessun particolarismo organizzativo limiti ed inceppi la nostra azione.
Il nostro ideale  di essere l'avanguardia delle nuove generazioni nella lotta di oggi e nella ricostruzione di domani. La nostra ambizione  di emulare le gesta della giovent sovietica e della giovent che in tutti i paesi si batte per l'indipendenza e la libert. Saremo contenti il giorno in cui si dir che la giovent creativa sotto la cappa di piombo del fascismo ha saputo con le sue forze conquistare una nuova libert ed una nuova dignit a se stessa e all'Italia.
 Riassunto del rapporto politico tenuto alla conferenza dei giovani comunisti(155)
(20 gennaio 1945)
I motivi centrali della lotta che i giovani comunisti conducono oggi hanno caratterizzato la nostra azione fin dai lontani anni della fondazione della Federazione giovanile comunista: lotta contro le caste reazionarie che avvilivano e intristivano la giovent italiana, escludendola dallo sforzo che la giovent di tutto il mondo conduce per l'affermazione di un progresso economico e politico, sociale, culturale, il cui ideale infiamma ogni giovane quando, libero dai vincoli che attardano l'azione negli anni pi adulti, si affaccia al mondo.
Ma se la nostra azione per la liberazione della giovent dalle catene del privilegio e per la sua unione in uno sforzo progressivo  stata sempre la molla essenziale della nostra lotta, la guerra di liberazione, apertasi l'8 settembre contro l'invasore nazista e contro il cadavere putrefatto del fascismo, ha dato ad essa un contenuto immediato e concreto, legandola alla tragedia delle grandi masse giovanili.
Otto settembre: a centinaia di migliaia i resti avviliti dell'esercito italiano vengono deportati in condizioni di un'estrema abiezione fisica e morale. La vita di milioni di giovani diviene una lotta quotidiana contro il pi spaventoso arbitrio di un invasore brutale, mentre dall'odio contro il tedesco e contro il fascista si levano le prime faville della rivolta contro i responsabili della tragedia nazionale. Pure l'immaturit di una giovent incatenata per venti anni al fascismo riduce, in larga parte, la rivolta giovanile ad un attesismo che vede soltanto nell'intervento di forze esterne la via d'uscita dalla catastrofe.
Ricordare i primi mesi dell'occupazione fascista  ricordare una situazione buia di smarrimento generale: i giovani che fuggono dalla citt e nelle citt, i giovani che si nascondono attendendo che la bufera passi.
 in questa situazione che si sviluppa, prima isolata poi sempre pi larga, l'azione dei comunisti.
Avanguardia cosciente della giovent operaia, di tutta la giovent italiana, i giovani comunisti sono i rappresentanti e i continuatori di quelle minoranze ardite che hanno sempre lottato contro il fascismo e contro la reazione: anche negli oscuri anni, quando sull'Europa sembrava distendersi il manto funereo della dominazione fascista, noi giovani comunisti abbiamo combattuto su tutti i fronti, e il sangue dei giovani comunisti ha reso gloriose le carceri d'Italia ed ha arrossato le trincee di Spagna. Una certezza ci animava, quando su di noi che sembravamo inermi ed isolati, si abbattevano le mostruose condanne del fascismo: era la certezza di rappresentare le tradizioni migliori della giovent italiana, di quella giovent che ha saputo dare all'Italia le glorie popolari per cui essa un tempo fu famosa, la certezza di appartenere al grande esercito giovanile che, guidato dalla giovent sovietica, combatteva in ogni paese perch in un'Europa dilaniata dai conflitti imperialistici, sorgesse un mondo nuovo di libert e di pace. Ma soprattutto ci sorreggeva la certezza che i nostri compagni, quei giovani italiani che intristivano nelle officine e sui campi, nelle scuole e negli uffici, non avevano tradito questi ideali ma, vittime e zimbello dell'oppressore fascista, da questo erano traditi ed era a noi che veniva l'unico consenso che fosse libero e non coartato da un regime di tirannide.
Per lunghi anni i giovani comunisti hanno combattuto per salvare l'Italia dalla catastrofe ed i giovani dall'avvilimento morale e materiale: questa lotta  stata feconda perch in essa ci siamo preparati ad assolvere i compiti ai quali siamo stati chiamati, quando la catastrofe si abbatt sul nostro paese. Questa lotta  stata feconda soprattutto perch, quando la nostra giovent, nell'avvilimento estremo della nazione, cerc una forza che la sostenesse, fu a noi giovani comunisti che venne il consenso delle pi larghe masse giovanili.
Attorno ai giovani comunisti si formarono i primi distaccamenti d'assalto, quelle formazioni modello che dovevano spezzare la passivit e l'attesismo dei gruppi di sbandati e forgiare, con le forze migliori della giovent italiana, quel Corpo di volontari della libert per cui l'Italia oggi si riscatta dall'onta fascista.
Ma l'azione dei giovani comunisti non si limit soltanto a promuovere e rafforzare la lotta delle avanguardie giovanili. I giovani comunisti sono stati presenti ovunque ci fossero dei giovani che soffrivano e, accanto ai veterani delle lotte operaie, noi giovani comunisti guidammo la giovent lavoratrice nelle grandi agitazioni di massa, che segnarono l'abisso che divideva il popolo italiano dagli oppressori nazifascisti.
E sull'esperienza della lotta partigiana e della lotta popolare, noi ci facemmo promotori del Fronte della giovent, dell'organizzazione unitaria nella quale ogni giovane dovr trovare un aiuto alla soluzione dei suoi problemi immediati, una via per portare il suo contributo alla lotta di tutto il popolo contro il nazifascismo, ed una palestra nella quale educarsi a quella maturit politica che gli  necessaria per affrontare i compiti che spettano alla giovent nella conquista di una vita migliore in un'Italia finalmente bella, libera e felice.
Dell'azione che gi da pi di un anno i giovani comunisti hanno svolto sul fronte della liberazione, giova oggi trarre le somme. Noi stiamo adesso attraversando un periodo difficile, un periodo in cui le sofferenze delle masse, e specialmente dei giovani, si fanno pi dure, un periodo in cui tutto il popolo si prepara alle grandi battaglie insurrezionali che segneranno la fine dell'oppressione nazista e lo sterminio dei traditori fascisti.
La fiducia che noi, giovani comunisti, abbiamo nutrito nei nostri compagni, nelle larghe masse della giovent italiana  stata largamente confermata: i giovani sono stati, in ogni campo, le avanguardie ardite di un popolo in lotta, e lo attesta il sangue di quelli che per la causa della liberazione nazionale hanno affrontato la tortura e la morte.
I nomi di Dante Di Nanni e di Stefano Peruffo, di Cermeli, di Gaspare Pajetta e di centinaia e centinaia di altri martiri gloriosi, scritti nel cuore di centinaia di migliaia di altri giovani, sono il patrimonio di gloria dal quale la giovent italiana attinge forza e fiducia. Essi sono caduti perch l'Italia fosse libera e felice, essi sono caduti perch la giovent italiana, riscattata dall'onta e dall'avvilimento fascista, divenisse la forza motrice della lotta di oggi e della ricostruzione di domani, degna cos di stare a pari, con la giovent progressiva di tutto il mondo.
Alle leve fasciste noi abbiamo contrapposto la leva nazionale per i Volontari della libert e a decine di migliaia i giovani di ogni strato e di ogni condizione sociale sono corsi a rafforzare il Corpo dei volontari della libert nelle formazioni partigiane e nelle brigate sapiste e gapiste.
Ai giovani sbandati e renitenti noi abbiamo indicato la via della lotta e fin dal principio dell'anno scorso abbiamo lanciato la parola d'ordine dei nuclei di autodifesa, dai quali sono sorte le squadre giovanili di difesa e di assalto, che formano oggi la parte pi attiva, i gruppi di avanguardia delle brigate sapiste.
Altri giovani, sotto la minaccia della fucilazione, vennero imprigionati nelle file fasciste: questi giovani non li abbiamo abbandonati ma, sorreggendoli con la nostra propaganda e con la nostra azione, abbiamo tra loro costituito gruppi di resistenza e di sabotaggio, additando anche ad essi la via dell'onore e della libert e a migliaia, a decine di migliaia i giovani si sono ribellati contro le catene fasciste ed hanno raggiunto, sulle montagne, il campo della gloria e della vittoria.
La nostra azione si  sviluppata con i maggiori successi tra i giovani operai, tra i quali abbiamo reclutato la grandissima maggioranza dei nostri aderenti. La lotta per gli esoneri, l'appoggio dato alle grandi agitazioni operaie, la conquista di qualche miglioramento economico per le masse giovanili hanno attratto verso di noi i giovani pi combattivi della classe operaia ai quali abbiamo indicato l'azione concreta, l'azione quotidiana come la condizione essenziale per il riscatto dall'avvilente servit fascista, per la conquista di una vita migliore in un'Italia rinnovata dalla forza e dall'entusiasmo dei giovani. Nella loro ardente combattivit i giovani operai hanno trovato nuove forme di lotta: i comizi volanti e il disarmo dei banditi nazifascisti. Cos venne realizzandosi, fin dalla primavera scorsa, la nostra parola d'ordine della creazione dell'atmosfera insurrezionale.
Legandoci alle masse degli sbandati e dei renitenti, che trovavano asilo nelle campagne, siamo riusciti a penetrare in varie zone, nelle quali finora scarsa era stata la presenza del nostro partito. Attraverso i nuclei di autodifesa, abbiamo attivato sul piano della lotta di liberazione numerose masse di giovani contadini, che venivano in tal modo per la prima volta a contatto con il comunismo e superavano, nell'azione comune, le diffidenze e le incomprensioni che ancora ci dividono da cos larga parte delle masse contadine.
Concreto contributo all'allargamento del nostro partito  stata pure la nostra agitazione ed il nostro lavoro organizzativo tra gli studenti:  stato per opera nostra che, dopo venti anni di tirannide, e di abbrutimento politico e culturale, le scuole hanno visto il risveglio politico e morale degli studenti. Frutto della nostra azione sono state le associazioni studentesche unitarie di Milano, di Torino, di Genova e di altri importanti centri culturali.
Campo essenziale della nostra attivit di massa  stato il Fronte della giovent, che noi abbiamo promosso, nel quale noi abbiamo lottato da soli, finch le esigenze unitarie, fatte evidenti dalle battaglie insurrezionali, non hanno spinto gli altri partiti del Fronte nazionale ad accogliere la nostra iniziativa. Frutto del nostro lavoro unitario  stata quindi l'adesione ufficiale degli altri partiti, concretatasi nel riconoscimento del Fronte della giovent da parte del CLNAI(156). A questi risultati, che ci hanno condotto anche all'approvazione dello statuto provvisorio, non  corrisposto ancora un concreto impegno da parte degli altri partiti: difficile ci riesce realizzare l'unit organizzativa alla base, difficile per la passivit degli altri partiti e per la riluttanza dei dirigenti democristiani. La costituzione delle Federazioni giovanili di partito non rappresenta ancora un ostacolo definitivo sulla via dell'unit organica per la loro scarsa consistenza organizzativa. Il prestigio conquistato attraverso la nostra azione unitaria ci ha condotti ad un punto dal quale non  impossibile realizzare rapidamente maggiori successi.
Le giovani comuniste hanno invece sviluppato in prevalenza la loro attivit di massa nei Gruppi di difesa della donna ed hanno incontrato nel loro lavoro unitario gli stessi problemi.
L'attivit unitaria di massa dei giovani comunisti non si  tuttavia ristretta al FdG e al GDD, ma si  allargata nelle fabbriche attraverso l'azione compiuta da noi del FdG per l'immissione di un rappresentante giovanile nei CdA e nei CL. Abbiamo promosso pure la diffusione nelle citt e nelle campagne dei CL ottenendo la rappresentanza dei giovani aderenti al FdG. Espressione saliente di questo lavoro  stato il nostro contributo alla costituzione e alla democratizzazione delle Giunte popolari nelle zone liberate.
Cos, consolidando tra la massa giovanile operaia, allargando tra i ceti popolari delle citt e delle campagne, estendendo la sua influenza sui giovani intellettuali, il movimento dei giovani comunisti ha sviluppato la sua azione in tutti i campi della guerra di liberazione, esercitando gi da oggi la sua funzione di avanguardia della giovent operaia e della giovent italiana.
Imminente si disegna lo sviluppo delle decisive battaglie insurrezionali, delle battaglie nelle quali ogni classe sociale ed ogni gruppo politico dovr dimostrare quale posto gli spetter nell'Italia di domani.
Da un anno e mezzo i giovani comunisti combattono sul fronte della liberazione:  giunto il momento di trarre dalle esperienze compiute le direttive per la nostra azione immediata e per formulare in modo pi preciso le prospettive che indichiamo alla giovent operaia, alla giovent italiana.
Tutto il popolo  impegnato oggi nel pi tragico inverno che la storia d'Italia ricordi, nella lotta contro il freddo, la fame, il terrore. In essa i giovani comunisti, con l'entusiasmo combattivo e con la fertile iniziativa, devono conquistarsi un posto d'avanguardia, indicando ai giovani le vie e le forme della lotta, contro un regime che su di loro particolarmente incrudelisce.
Ai giovani spetta gi oggi una grande e decisiva funzione: gi oggi, in mezzo alla bufera che si accanisce sulle rovine del nostro paese, noi costruiamo una nuova Italia, un'Italia che libera al fine dal giogo delle vecchie caste reazionarie responsabili del fascismo e della guerra, complici del nazismo e profittatrici della catastrofe, non potr essere costruita che dai giovani, dai giovani che sono stati traditi, dai giovani che un odio profondo ed un immenso desiderio di vendetta divide dal vecchio mondo italiano.
A questa sua funzione, alla funzione di forza essenziale della ricostruzione, i giovani comunisti devono richiamare la giovent italiana che solo cos potr liberarsi completamente dall'avvilimento in cui il fascismo l'ha gettata, dallo scetticismo che essa ha opposto alla rumorosa propaganda fascista.
Gi oggi noi costruiamo questo mondo: all'apparato del terrore e dell'affamamento fascista noi vogliamo opporre un nuovo ordine popolare che trovi nel CL, negli organismi di massa i suoi punti di appoggio. Condizione essenziale della lotta vittoriosa contro la fame, il freddo,  l'unit delle forze popolari, unit stretta attorno ai CL di massa. In questa azione unitaria i giovani comunisti devono essere all'avanguardia.
Si tratti di garantire, contro i controlli fascisti, il vettovagliamento di una via o di un caseggiato popolare, si tratti di promuovere azioni solidali tra la citt e la campagna, si tratti di opporre al tentativo fascista di irreggimentare l'alimentazione nelle mense di guerra, le libere iniziative per le cucine popolari: in tutta questa multiforme attivit, che  alla base della guerriglia che noi sferriamo contro il nazifascismo, si deve far sentire l'iniziativa intelligente del giovane comunista, il suo spirito garibaldino, quello spirito, di cui il modello eroico sono oggi la giovent sovietica e la giovent jugoslava.
La lotta contro la fame, il freddo ed il terrore si rafforza coordinandosi a tutte le rivendicazioni specifiche delle varie categorie del popolo: queste rivendicazioni devono anzi essere stimolo alla solidariet di tutto il popolo nella lotta contro il comune nemico.
I giovani soffrono perseguitati, i giovani sono mandati a morire nel "bagno" hitleriano, i giovani vengono massacrati dalla sbirraglia nazifascista. I giovani devono quindi essere la forza d'avanguardia nella lotta contro la fame, il freddo, il terrore.
Nelle officine i giovani operai sono sfruttati oltre ogni limite umano, con la minaccia del licenziamento e della conseguente deportazione in Germania. La consunta demagogia fascista, nel tentativo di dividere la giovent dalla massa lavoratrice, favorisce i capifamiglia, privando i giovani dell'indennit di guerra e di buona parte di quelle distribuzioni di viveri cos necessarie all'et in cui il corpo ancora si sviluppa.
Nelle campagne i giovani contadini, quasi ovunque renitenti alle leve fasciste, vivono minacciati dai rastrellamenti fascisti o dalle coscrizioni forzate nei lavori schiavistici dell'organizzazione Todt. Decine e decine di migliaia di giovani contadini languono nei lavori delle fortificazioni, colla minaccia della deportazione, e molti tra essi non attendono che il segnale per abbandonare il lavoro e raggiungere sulle montagne le avanguardie eroiche della giovent italiana.
Anche sulle scuole pesa la minaccia fascista: si sono gi iniziati i rastrellamenti e dei giovani sedicenni sono stati avviati nei vagoni piombati alla morte sicura, in qualche lontana regione tedesca.
Se tragiche sono le condizioni dei giovani, tragica  la vita delle ragazze italiane. La guerra le ha gettate a decine e decine di migliaia nelle fabbriche, a lavorare nei posti peggiori, con salari di fame, le ha rinchiuse negli uffici delle grandi aziende, le ha colpite nei loro affetti pi cari nel turbine della guerra.
Legandoci alle varie categorie della massa giovanile, promuovendo su ogni luogo di lavoro e di ogni scuola l'organizzazione unitaria del FdG, lottando nei CdA, nei Comitati contadini, nei GDD, per conquistare migliori condizioni di vita, i giovani comunisti si metteranno concretamente all'avanguardia delle grandi masse giovanili, superando quel settarismo organizzativo, dal quale talora fu resa meno efficace la loro azione, porteranno infine un sostanziale contributo al potenziamento della lotta contro il freddo, la fame, il terrore, allargando cos, coll'intervento di nuove masse, il Fronte della lotta di liberazione.
All'attivit tra le grandi masse corrisponde l'azione condotta dai giovani comunisti per lo sviluppo e il rafforzamento delle formazioni d'avanguardia della guerra di liberazione.
Presenti nelle brigate sapiste e gapiste, presenti in tutte le formazioni partigiane, i giovani comunisti combattono ovunque per l'unione delle forze nazionali, per quell'unione che  garanzia di vittoria.
Nessun intento particolare limita od inceppa l'azione dei giovani comunisti: salvare la patria, liberare l'Italia e la giovent italiana dall'eredit fascista  unico intento alla nostra lotta quotidiana.
Rafforzare le formazioni partigiane senza considerarne il colore politico; avviare i nostri giovani migliori alle formazioni partigiane che pi ne necessitano, sviluppare attraverso l'organizzazione unitaria del FdG la maturit e la preparazione dei giovani, costituire gruppi di attivisti, impegnati senza distinzione politica, a dare il loro massimo sforzo per il rafforzamento dell'unit, raccogliere attorno alle unit partigiane la fattiva solidariet di tutto il popolo: questi sono i compiti dei giovani comunisti.
Contemporaneamente i giovani comunisti dovranno rafforzare il lavoro di disgregazione nelle file dell'esercito fascista, agendo soprattutto su quegli elementi che, venuti ad esso dalle file partigiane, possono essere facilmente spinti a ritornare tra i vecchi compagni di lotta.
Una forte azione di agitazione e propaganda dovr pure essere svolta in mezzo alle organizzazioni di lavoro forzato (Todt, Speer, ecc.), per promuovere manifestazioni, scioperi, abbandono di lavoro ed esercitando in tal modo una forte influenza tra i contadini e i braccianti che, di solito, di tali organizzazioni costituiscono la parte preponderante.
Tutti i giovani devono essere mobilitati per la lotta, che deve essere lotta di massa, in quanto ad essa devono partecipare sempre pi vaste masse popolari. Intensificando lo sforzo dei giovani comunisti per la mobilitazione popolare della lotta contro il freddo, la fame, il terrore, noi vogliamo spezzare le residue forme settarie, che fanno ancora di alcune organizzazioni giovanili comuniste dei gruppi di lite, distaccati dalle grandi masse giovanili.
Nel Fronte della giovent si deve svolgere un'azione differenziata ed intensificata dei giovani comunisti verso i giovani degli altri partiti. I comitati del Fronte devono essere rafforzati e devono trasformarsi in veri organismi di autogoverno delle masse giovanili. Portando l'unit organizzativa alla base, noi tendiamo a spezzare la pariteticit con gli altri partiti ed a fare dei Comitati del Fronte della giovent degli organismi democratici.
Noi dobbiamo trovare un terreno solido d'intesa coi giovani socialisti, impegnandoli a fondo nel Fronte della giovent, costituendo a tutte le istanze organizzative delle Giunte giovanili d'intesa, prospettando loro la possibilit dell'unificazione dei movimenti giovanili socialista e comunista.
Nei rapporti con la Democrazia cristiana e coi giovani cattolici noi abbiamo notato resistenze sempre pi forti da parte dei dirigenti, ma anche qualche buon successo nelle organizzazioni di base. Alla resistenza dei dirigenti contro l'unit organizzativa di base, noi rispondiamo legandoci ai giovani cattolici pi o meno influenzati dai democristiani, coi quali si sta sviluppando un buon lavoro unitario nelle campagne.
Dobbiamo suscitare maggiormente l'impegno verso il FdG nei giovani del Partito d'azione; dobbiamo suscitare in loro un interesse per gli organismi capaci di esercitare una funzione dirigente nella democrazia progressiva. Noi vogliamo intensificare con essi i rapporti nel campo studentesco.
Nella lotta di liberazione, nella promozione e nella partecipazione agli organismi di potere popolare, nello sforzo per la soluzione diretta dei problemi delle grandi masse, la giovent comunista, riaffermando il suo ruolo di avanguardia della giovent operaia e della giovent italiana, si prepara agli immani compiti che spetteranno domani a tutta la giovent.
A nessuno  ignota l'enorme difficolt dei problemi che gli italiani dovranno affrontare quando la vittoria finale arrider alle forze democratiche e progressive che in tutto il mondo lottano contro il nazismo. Ma dalla vastit stessa dei compiti che ci aspettano noi prendiamo forza per la nostra lotta. Un grande entusiasmo ci anima, anima specialmente noi giovani, perch il mondo che sorger dalla vittoria comune non sar un mondo nel quale dovremo ancora inquadrarci, mortificando le nostre energie e la nostra libera volont di pace e di progresso.
La catastrofe della guerra nazifascista ha coperto di rovine tutto il mondo civile. Ci che sembrava saldo nei secoli  stato spezzato dalla bufera della guerra: le vecchie caste reazionarie, che all'ombra di istituti pi secolari, perpetuavano la loro tirannide, si aggrappano oggi alle ombre di un passato che non torner. Tutto  stato travolto dal fulmine della guerra, e tutto attende, dalla ricostruzione epuratrice, la sua sentenza di morte o il suo diritto a libera vita.
 tra queste rovine e queste speranze che deve affermarsi, libera e possente, la forza della giovent. Tradita dal fascismo, che l'ha gettata in guerre ingiuste e antinazionali, sfruttata dalla vecchia classe dirigente che ne soffocava la capacit, facendo della cultura privilegio di pochi, e ne mortificava la libera iniziativa nell'angusto quadro di interessi di classe, la giovent italiana dovr essere la forza che salver l'Italia riportandola alla libert e alla dignit nazionale.
A noi, giovani comunisti, spetta il compito di risvegliare nella giovent italiana questa forza liberatrice e vendicatrice, questa forza che sar essenziale nella ricostruzione e nell'epurazione, questa forza sulla quale dovr fondarsi, con il fallimento della vecchia classe dirigente, la nuova Italia del popolo.
 un compito che spetta a noi in quanto il giovane comunista  l'avanguardia cosciente della classe operaia, classe nazionale, classe di governo.  un compito che spetta a noi che siamo i primi nella lotta di liberazione, vaglio decisivo di ogni classe sociale e di ogni gruppo politico.
In questo nostro compito noi dobbiamo fondarci sull'esperienza ideologica di un secolo di lotte, sul marxismo-leninismo che  nostro patrimonio e nostra guida sicura. Attraverso questa esperienza e questo patrimonio ideologico noi ci sentiamo vicini e capaci di seguire l'esempio di quella giovent sovietica che ha aperto nuovi orizzonti alla libera forza creatrice dell'uomo.
Portatori fra la giovent italiana dell'esperienza di chi ha saputo creare sulle rovine del mondo un nuovo edificio di pace e di fecondo lavoro, i giovani comunisti devono saper animare la giovent italiana dell'esempio costruttivo, della sua volont di rinnovamento sociale che aprir alla giovent e al paese la via delle pi alte conquiste sociali.
All'organizzazione unitaria della giovent italiana, al Fronte della giovent, spetta, nella ricostruzione di questo mondo nuovo, una parte importante, una parte decisiva. Soltanto l'unione, soltanto la coordinazione e la volont di rinnovamento che anima ogni giovane far della giovent italiana la grande forza costruttrice della nuova societ. Nell'unione dei giovani noi vediamo "la garanzia che non potr aver successo nessuno dei piani che possono venir tramati nell'ombra, di respingerci, crollato il fascismo, a un passato di ingiustizia sociale e di reazione politica mascherato di frasi, che ai giovani soprattutto non pu che ripugnare" (Ercoli).
Forza decisiva per la costruzione di un mondo nuovo, il FdG, al quale noi daremo l'appassionato contributo della nostra volont unitaria sar espressione dell'entusiasmo costruttivo che animer ogni giovane.
Senza l'unione delle pi larghe masse popolari, senza il vivo affermarsi degli organismi di massa non si pu pensare ad un effettivo rinnovamento democratico del paese. Esso deve essere il frutto della lotta del popolo, articolata nelle sue organizzazioni; quindi la vitalit del FdG e il suo avvenire di organismo unitario delle forze giovanili, in quanto forza essenziale alla conquista della democrazia progressiva non sono pensabili al di fuori di essa.
Perch la nuova Italia si costruisca senza compromesso alcuno col passato, perch domani il popolo fondi, attraverso la sua libera decisione, un'Italia veramente democratica da esso presidiata, ci battiamo oggi, noi giovani comunisti, nelle formazioni partigiane e in tutti gli organismi di massa. Strumento sicuro di questa volont e di questa lotta, strumento della nostra volont unitaria e dell'ambizione di realizzare la grande organizzazione unitaria del FdG, che noi abbiamo promosso, sar l'organizzazione dei giovani comunisti, che questa conferenza intende consolidare e sviluppare.
Libera e forte nel suo fecondo lavoro di pace,  l'Italia che noi vogliamo, giovani comunisti, costruire nella democrazia progressiva. Liberi ed ampi dovranno essere gli orizzonti che la nuova Italia aprir alle giovani generazioni: le forze oscure della reazione non dovranno soffocare la libera unit, la cultura non dovr essere privilegio di pochi, mentre le prospettive ed il campo dell'azione giovanile non dovranno essere costretti nei limiti delle nazionali frontiere ma allargarsi sino ad abbracciare in una unica forza la giovent progressiva di tutto il mondo.
Di questa solidariet e di questa fraternit, che dovr unire tutti, i giovani comunisti saranno gli appassionati propugnatori. E cos dell'amicizia con la giovent sovietica, perch chi meglio della giovent sovietica sapr additarci le vie della ricostruzione ed aiutarci nel nostro sforzo?
Essa ha dietro di s l'esperienza grandiosa della costruzione di un mondo nuovo sulle rovine della guerra; essa ha guidato e guida l'offensiva vittoriosa di tutti i popoli contro il nazismo, nemico della giovent; essa compie oggi, quando la nazione sovietica  ancora impegnata nella fase finale della guerra, sforzi giganteschi per ricostruire le regioni devastate e distrutte.
Questo insegnamento deve essere ripreso e la giovent comunista italiana, mettendosi alla testa delle nuove generazioni e di tutto il popolo nella guerra e nella ricostruzione, si render degna dei gloriosi compagni sovietici.
L'amicizia fraterna tra la giovent sovietica e noi giovani comunisti che sapremo promuovere, tra la giovent sovietica e tutta la giovent italiana, saranno le basi della collaborazione e dell'alleanza della nuova Italia, democratica e progressiva, con l'Unione Sovietica, garanzia di libert e di vittoria.
Questa amicizia deve realizzarsi nel pi ampio quadro dei nostri cordiali rapporti con la giovent progressiva di tutti i paesi liberi e con la giovent che, nei paesi ancora occupati, lotta contro il nazifascismo. La giovent italiana uscir in tal modo dall'isolamento politico nel quale l'aveva tenuta il fascismo e conquister cos il suo posto accanto alla giovent delle Nazioni Unite.
Animati da ardente volont costruttiva, superando ogni avvilimento ed ogni smarrimento, assieme alla giovent progressiva di tutti i paesi, i giovani italiani dovranno "far prevalere le esigenze di solidariet nazionale, di giustizia economica, di avvento di nuove forze popolari sulla scena politica, di distruzione di ogni vecchio privilegio reazionario, di riorganizzazione profonda di tutta la nostra esistenza, la cui soddisfazione  condizione della nostra resurrezione" (Ercoli).
Cos la giovent italiana, tradita dal fascismo e dalle caste reazionarie, vendicher le sue sofferenze conquistando una vita ed un avvenire migliore alla nostra patria.
Per questo ideale i giovani comunisti combattono nelle formazioni partigiane, accanto ai patrioti di ogni idea e di ogni fede, per questo combattono alla testa delle grandi masse popolari per il pane, la pace, la libert. Per questo ideale sono caduti nella guerra partigiana o nelle mani dei massacratori nazifascisti i nostri migliori compagni.
Nessun settarismo, nessun particolarismo organizzativo limiti od inceppi la nostra azione che, originale nelle sue creatrici iniziative, si sviluppa e tanto pi si svilupper ovunque il popolo soffre e combatte.
L'ideale dei giovani comunisti, dell'avanguardia della giovent operaia,  di diventare l'avanguardia delle generazioni nuove nella lotta di oggi e nella ricostruzione di domani. E saremo contenti il giorno in cui si dir che una giovent cresciuta sotto la cappa di piombo del fascismo ha saputo conquistare una nuova dignit e una nuova libert a se stessa e all'Italia, ha saputo aprire al popolo italiano la via verso le pi luminose conquiste sociali.
 Per l'organizzazione
dei giovani comunisti.
Per il rafforzamento del movimento dei giovani comunisti(157)
15 gennaio 1945
Circolare n. 1
Ai Triumvirati insurrezionali
Ai Comitati federali
Ai Comitati direttivi dei giovani comunisti
La necessit di dare un'unit organizzativa alle forze giovanili che militano nel partito e nelle varie organizzazioni di massa, la necessit di intensificare la preparazione di nuovi quadri per il partito, l'interesse degli altri partiti verso il Fronte della giovent, l'interesse che si spera di concretare organizzativamente con l'immissione di forze giovanili di altri partiti nel Fronte, ci impongono un esame dell'esperienza di questi ultimi mesi nel lavoro giovanile, ci impongono una messa a punto degli obiettivi immediati da raggiungere in questo campo.
Innanzi tutto bisogna lavorare per far sentire il lavoro giovanile come uno dei compiti pi importanti del partito. Ogni dirigente adulto deve guardare con amore alle forze giovanili del partito ed alla loro organizzazione, deve considerarle come il prezioso vivaio, come la riserva del partito alla quale si deve dedicare ogni cura. Questo impegno sar la garanzia migliore per assicurare al lavoro giovanile l'aiuto delle organizzazioni di partito e conseguire cos quell'unit organizzativa dei giovani comunisti, che  condizione indispensabile per lo sviluppo del lavoro giovanile.
 necessario inoltre lavorare per sviluppare nei giovani la mentalit e lo spirito garibaldino, quella mentalit e quello spirito che ci daranno i pi eroici, i pi "solidi" combattenti per la guerra di oggi, i pi tenaci combattenti della ricostruzione. Noi potremo animare i nostri giovani di questo spirito solo se riusciremo a prepararli ad una chiara comprensione dei problemi di oggi alla luce della politica del partito ed alla luce del marxismo-leninismo.
 L'esperienza dei Comitati direttivi dei giovani comunisti
Costituitisi da alcuni mesi nelle principali Federazioni, i Comitati direttivi dei giovani comunisti hanno il compito di coordinare l'attivit che i giovani svolgono nel partito e nelle organizzazioni di massa, di assicurare ai giovani una vita politica assieme agli altri giovani, di garantire l'impegno del partito, il suo controllo e il suo aiuto al lavoro giovanile, e, infine, il compito di penetrare i giovani compagni della mentalit garibaldina e della coscienza politica marxista-leninista.
Per svolgere questo lavoro i Comitati dei giovani comunisti hanno a tutte le istanze organizzative un contatto col partito, realizzato attraverso il legame del responsabile del Comitato giovanile con il corrispondente Comitato di partito. Questo contatto ha il compito specifico di assicurare al lavoro giovanile il controllo e l'aiuto del partito ed insieme di sviluppare nel partito un impegno pi grande nella direzione del lavoro giovanile.
I Comitati dei giovani comunisti sono infine collegati tra loro con uno schema organizzativo, analogo a quello del partito. Perci il Comitato direttivo provinciale dei giovani  collegato con i Comitati giovanili di settore, ecc. Questo collegamento organizzativo ha per compito lo sviluppo della vita politica giovanile ed il diretto controllo dei nuclei giovanili nelle organizzazioni di massa.
Il lavoro svolto dai Comitati direttivi dei giovani comunisti in questi mesi ha mostrato diverse insufficienze.
Il legame tra l'organizzazione giovanile dei Comitati dei giovani comunisti ed il partito  pi teorico che pratico. L'immissione dei giovani nel Comitato di partito rimane spesso una semplice formula organizzativa alla quale non corrisponde nessun concreto lavoro collettivo. Il giovane responsabile del Comitato direttivo provinciale  spesso membro del Comitato federale, ma questo a nulla giova se il Comitato federale si riunisce solo raramente ed in modo affrettato. In pratica il contatto si riduce a qualche appuntamento nelle istanze inferiori o ad un corriere tra il responsabile provinciale dei giovani e la segreteria del Comitato federale.
Questa finzione organizzativa dell'appartenenza del giovane al Comitato di partito viene anzi a trasformare la relativa autonomia organizzativa del lavoro giovanile in una completa autonomia, in quanto le iniziative giovanili finiscono per essere avallate dalla teorica corresponsabilit del partito. A questa autonomia organizzativa dei giovani corrisponde necessariamente il disinteresse del partito per il lavoro giovanile, disinteresse che favorisce ed  favorito dall'istintiva tendenza giovanile a far da s, a liberarsi dall'azione del partito per il disciplinamento organizzativo e politico.
Alla debolezza del legame del partito con la struttura organizzativa dei Comitati dei giovani comunisti, corrisponde invece una solida connessione dei vari Comitati di giovani comunisti, naturale conseguenza di quell'autonomia che, sorta per favorire la formazione di quadri attraverso l'attribuzione di responsabilit a tutto un apparato giovanile, tende, per il deficiente interesse del partito, a trasformare il lavoro giovanile in un'organizzazione a s.
Altra deficienza dei Comitati giovanili  quella di assorbirsi completamente nel lavoro del Fronte della giovent, senza considerare il pi vasto compito di coordinamento di tutta l'attivit che i giovani comunisti svolgono nel partito e nelle diverse organizzazioni di massa, e non soltanto nel Fronte della giovent. Manca quindi un'attivit formativa verso i giovani comunisti con la distribuzione di materiale ideologico, manca lo sforzo per interessare le organizzazioni di partito al lavoro giovanile attraverso riunioni, interventi e circolari da distribuirsi attraverso le vie di partito; non si segue n si coordina l'attivit dei giovani comunisti nei diversi settori di lavoro e nelle varie organizzazioni di massa (eccetto il Fronte); non si cura la formazione di uno spirito garibaldino attraverso la produzione di opportuno materiale teorico ed evocativo, n si cura di suscitare nei giovani un pi alto senso di partito ed una pi chiara coscienza dei compiti unitari che oggi spettano alla classe operaia e al nostro partito.
La costituzione dei Comitati giovanili non ha quindi segnato una svolta nel lavoro giovanile, non ha contribuito ad impegnare il partito nel lavoro giovanile, non ha contribuito a superare - in modo sostanziale - il settarismo politico ed organizzativo che i giovani derivano dall'immatura coscienza politica. In questo senso, i Comitati di giovani comunisti non hanno finora assolto, se non in modo affatto insufficiente, la loro funzione di chiarire tra i giovani la nostra politica unitaria.
Causa essenziale delle insufficienze del lavoro dei Comitati giovanili  l'essere semplicemente dei nuclei di partito nel Fronte della giovent. Costituiti dai giovani comunisti che hanno promosso il Fronte della giovent, essi sono rimasti di fronte al partito in un'autonomia che, giustificata in quanto autonomia dal partito e dai partiti in genere del Fronte della giovent, era completamente errata quando si traduceva in autonomia dei giovani comunisti, attivisti del Fronte, di fronte al partito. Inversamente, il partito non si considerava responsabile del lavoro dei Comitati dei giovani comunisti, confondendoli col Fronte della giovent, il quale invece non poteva evidentemente essere responsabile di fronte al partito.
 Unit organizzativa dei giovani comunisti
Da quanto si  detto risulta che il nostro obiettivo fondamentale deve essere oggi il rafforzamento del legame del partito con il lavoro giovanile, esigenza che si pone oggi in modo tanto pi urgente, in quanto, nell'imminenza delle decisive battaglie insurrezionali, deve essere accelerata l'azione per il rafforzamento dell'organizzazione dei giovani comunisti, allo scopo di rendere massimo, nelle prove decisive, il contributo dei giovani comunisti e della giovent tutta.
A concretare l'impegno del partito e la svolta nel lavoro giovanile  necessario cominciare col trasformare i Comitati dei giovani comunisti da organismi intimamente connessi col Fronte della giovent in organismi dirigenti tutta l'attivit dei giovani comunisti.
Questa trasformazione non pu operarsi semplicemente modificando la composizione dei Comitati dei giovani comunisti, facendovi intervenire, per esempio, pi numerosi i giovani comunisti che non lavorano nel Fronte. Occorre fare dei Comitati giovanili degli organismi che dirigono l'attivit di tutti i giovani comunisti della Federazione: questi organismi saranno cos impegnati di fronte al partito per le responsabilit concrete che ad essi incombono ed insieme impegneranno il partito nel lavoro che ad essi  affidato.
Per consentire ai Comitati giovanili di svolgere effettivamente questo pi ampio lavoro e per impegnare il partito nel lavoro giovanile,  necessario dar vita ad una struttura fondata sull'unit organizzativa dei giovani comunisti.
 questa d'altra parte un'esigenza vitale del nostro partito, quell'esigenza per cui si richiede che ogni membro del partito appartenga ad una organizzazione di base del partito.  su di essa che si fonda la granitica unit organizzativa e ideologica del nostro partito.
Oggi, invece, noi vediamo che nei giovani comunisti essa non si realizza - e questo non tanto per esigenze cospirative, d'altronde scarsamente valide di fronte ad una essenziale esigenza politica, quanto per uno scarso impegno verso il lavoro giovanile.
Giovani comunisti vivono una loro vita politica nei gruppi di giovani comunisti del Fronte, giovani comuniste sono assorbite nel lavoro dei Gruppi di difesa, giovani comunisti svolgono una vita politica nel partito, ma senza legami con gli altri giovani.
Tutti i giovani comunisti debbono avere la loro sede di partito, tutti debbono svolgere la loro vita politica nella cellula. Nella cellula si organizzano i gruppi giovanili di cellula, gruppi da tre a cinque elementi, collegati col Comitato giovanile di cellula e questo faccia capo al Comitato di cellula. In altre parole, la struttura organizzativa dei Comitati giovanili deve essere completata fino alla base del partito e questa base deve essere il fondamento sul quale i Comitati giovanili operano.
 evidente che nella misura in cui questa struttura organizzativa si andr realizzando, occorrer modificare la composizione dei Comitati giovanili, facendovi partecipare giovani che rappresentino le diverse direzioni nelle quali si esplica l'attivit dei nostri giovani: entreranno a farvi parte, perci, non soltanto i giovani comunisti, attivisti del Fronte della giovent, ma anche le giovani che si occupano dei Gruppi di difesa, i giovani che svolgono attivit militare e i giovani che il partito non  ancora riuscito ad utilizzare in nessuna delle sue attivit, in nessuna delle sue organizzazioni di massa. E questi ultimi, che costituiscono ancora oggi una percentuale molto elevata dei nostri giovani compagni, trarranno da questa specifica vita giovanile impulso a contribuire in modo pi efficiente alla lotta di liberazione.
Si potranno avanzare contro questa impostazione organizzativa delle ragioni di carattere cospirativo. Queste ragioni che in generale sono pi apparenti che reali(158), in quanto partono da una visione astratta delle condizioni cospirative del lavoro alla base. La formazione dei gruppi di cellula dovr invece costituire una spinta all'organizzazione della cellula in gruppi, organizzazione che oggi non  organizzata quasi in nessun posto, in modo da consentire vita politica collettiva ai compagni di base e garantire l'organizzazione attraverso una sistemazione cospirativa pi opportuna. Del resto attraverso opportune cautele cospirative quale la riunione nello stesso gruppo giovanile di cellula dei compagni che si occupano di uno stesso lavoro, la creazione nel Comitato giovanile di sezioni che si occupino dei vari rami di lavoro, possono facilmente ovviare ad alcuni inconvenienti che, del resto, ogni sistema organizzativo comporta.
 Compiti dei Comitati dei giovani comunisti
Costituiti quali organi dirigenti di tutto il lavoro dei giovani comunisti, i Comitati giovanili dovranno preparare e sottoporre al partito, attraverso il loro responsabile, il piano di lavoro che essi elaboreranno per la realizzazione delle direttive del partito, tenendo conto che essi debbono promuovere e dirigere il lavoro dei gruppi giovanili di cellula attraverso i nuclei di partito, il lavoro dei giovani comunisti nelle organizzazioni di massa.
L'azione dei Comitati dovr esplicarsi attraverso la struttura organizzativa giovanile e attraverso le normali vie di partito: attraverso la prima si dovranno affrontare gli specifici problemi giovanili, attraverso la seconda si dovr impegnare ogni compagno all'attenzione verso il lavoro giovanile.
Concretamente questo vuol dire che i Comitati giovanili dovranno esaminare quanti sono i giovani comunisti nell'organizzazione, quali possibilit ci siano per promuoverne il reclutamento; dovranno intensificare la vita politica dei gruppi giovanili di cellula, sviluppare i rapporti tra giovani e adulti a tutte le istanze organizzative; dovranno esaminare a che punto  l'immissione dei giovani nei Comitati di partito e quale aiuto pu essere dato dai giovani quadri per il lavoro di partito; dovranno guidare i giovani nella loro specifica attivit sindacale ed appoggiarne la rappresentanza - attraverso il Fronte della giovent - nei Comitati di agitazione; dovranno sviluppare la vita politica dei giovani nelle formazioni partigiane; dovranno occuparsi del Fronte della giovent, dei Gruppi di difesa, dei Comitati di agitazione, dei CLN periferici, richiedendo rappresentanze per il Fronte della giovent; dovranno assicurare la formazione politica dei giovani comunisti e la pubblicazione di speciale materiale di agitazione e di propaganda.
 Il lavoro unitario dei giovani comunisti
Il rafforzamento dei Comitati dei giovani comunisti e la creazione di una struttura organizzativa giovanile non debbono tradursi nella diminuzione dello sforzo unitario, ma debbono, invece, sviluppare questo sforzo, chiarendo al giovane militante i compiti che spettano ad ogni comunista nella lotta di oggi e nella ricostruzione di domani.
Il pi preciso contenuto organizzativo che vogliamo dare al lavoro giovanile, il pi completo impegno del giovane comunista di fronte al partito debbono necessariamente chiarire nella mente del giovane i rapporti tra il partito e le organizzazioni di massa. E di questa chiarificazione non pu che avvantaggiarsi il nostro lavoro unitario giovanile specialmente oggi che, attraverso il lavoro svolto dai giovani comunisti per promuovere il Fronte della giovent, si sono superati i pi grandi ostacoli derivanti dal settarismo, in parte infantile, delle organizzazioni giovanili comuniste.
Il rafforzamento del lavoro giovanile comunista  reso oggi necessario anche dal carattere pi unitario che va assumendo il Fronte della giovent, nel quale cominciano ad impegnarsi anche altri partiti. I Comitati giovanili dovranno, inoltre, intensificare il lavoro di preparazione politica dei nostri giovani, educandoli al profondo insegnamento unitario dei maestri del socialismo.
Lo sforzo che cos compiamo per rafforzare gli organismi di massa, strumenti essenziali della lotta di oggi e della democrazia progressiva di domani, la nostra volont di dare a questi organismi una vita rigogliosa che possa permetterne il consolidamento nell'Italia libera debbono essere improntati ad una chiara coscienza dei compiti che spettano al giovane comunista.
Forza d'avanguardia nella lotta di liberazione, esso dovr essere forza d'avanguardia di tutta la giovent italiana nella ricostruzione, deve mostrare ai giovani le ampie strade che, nella democrazia progressiva e nella ricostruzione, si aprono al progresso economico, sociale e politico.
Il giovane comunista deve saper emulare la giovent sovietica esempio eroico nelle opere della guerra e della pace. Emularla non significa solo combattere in un posto di avanguardia la lotta di liberazione e affrontare con tenace energia la ricostruzione, ma significa anche diventare il centro attorno al quale tutta la giovent si organizza in una forza possente che, con ardito entusiasmo, sappia vincere ogni ostacolo sulla via delle pi grandi conquiste sociali.
 Dopo la compilazione di questa circolare Pietro Secchia (Vineis) invi a Eugenio Curiel (Barbieri) la lettera qui riportata:
Caro Barbieri,
ho visto la circolare n. 1 diretta ai Triumvirati ed ai Comitati federali. Porta la data del 15 gennaio, ma ritengo sia un errore perch noi le abbiamo avute solo ora, forse si voleva scrivere febbraio.
Leggendola ho avuta l'impressione che alcune formulazioni cos come sono possono creare degli equivoci sul carattere del movimento giovanile comunista. Adopero questo nome perch credo che l'aver voluto evitare di adoperare tale formula nel documento  proprio quello che in parte, con tutti i giri di parole che si fanno, contribuisce a creare l'equivoco.
E l'equivoco essenziale  questo: che leggendo la circolare si ha l'impressione che il compito dei Comitati dei giovani comunisti sia quello di dirigere i giovani che sono nel partito. Non dovrebbe affatto essere cos, almeno a mio parere. Il compito di questi comitati  quello di dirigere il movimento giovanile comunista, o se non volete ancora chiamarlo cos chiamatelo organizzazione dei giovani comunisti (come  in testa alla vostra circolare) ma comunque questi giovani comunisti che noi vogliamo organizzare e dirigere non sono affatto dei membri di partito, sono dei giovani orientati verso il comunismo, sono dei giovani simpatizzanti comunisti, sono dei giovani comunisti, ma non membri di partito.
In una parola, secondo me l'organizzazione dei giovani comunisti deve raggruppare essenzialmente i giovani che non sono membri del partito. Che poi i dirigenti di questa organizzazione, e cio i membri dei vostri comitati direttivi, siano anche membri del partito, la cosa non cambia, ma questo  problema che interessa solo una parte dei quadri; ma la parte fondamentale dell'organizzazione dev'essere composta da giovani che non sono iscritti al partito.
Il partito, per aiutare lo sviluppo del lavoro dei giovani comunisti, potr lasciare nell'organizzazione giovanile comunista dei giovani che avrebbero gi maturit per entrare nel partito, che sono gi anche membri di partito, il partito potr anche passare se necessario dei giovani membri di partito e attualmente con incarichi di partito, al lavoro giovanile.
Ma la base essenziale dell'organizzazione dei giovani comunisti non dev'essere composta da membri di partito, e non  nelle file del partito che i vostri comitati direttivi devono svolgere la loro attivit giovanile essenziale. Il movimento giovanile comunista deve svilupparsi con l'aiuto del partito, ma fuori del partito e non dal suo interno.
Quei giovani che gi sono membri del partito (ad eccezione di alcuni quadri che sono i dirigenti del vostro lavoro) non possono pi considerarsi dei giovani comunisti anche se hanno solo 21 o 23 anni.
Propongo quindi di correggere alcuni passi della circolare dove si impiega una terminologia che fa sorgere in proposito l'equivoco:
A p. 1, primo periodo, si dice: "La necessit di dare un'unit organizzativa alle forze giovanili che militano nel partito". Toglierei questo passaggio e direi semplicemente: "la necessit di dare un'unit organizzativa ai giovani comunisti, la necessit di sviluppare l'organizzazione ed il lavoro dei giovani comunisti  di dirigere la loro attivit nelle varie organizzazioni di massa, ecc., ecc.".
Sempre in prima pagina  detto: "I comitati direttivi dei giovani comunisti hanno il compito di coordinare l'attivit che i giovani svolgono nel partito". (Anche questo non va. Nel partito non possono esserci due organismi direttivi che coordino l'attivit dei suoi membri.) Sostituirei la frase con quest'altra: "I Comitati direttivi dei giovani comunisti hanno il compito di dirigere e sviluppare l'organizzazione dei giovani comunisti, hanno il compito di dirigere l'attivit che i giovani comunisti svolgono nelle organizzazioni di massa, ecc. ecc.".
A p. 2 il problema dei rapporti tra giovani e partito lo metterei in modo pi breve ma pi chiaro, e nello stesso tempo adopererei formule tali che non diano l'impressione che noi vogliamo creare un movimento giovanile alle dipendenze del partito. Formulerei adunque cos: invece di cominciare il periodo "Il legame tra l'organizzazione giovanile dei Comitati dei giovani comunisti  pi teorico che pratico, ecc. ecc.", comincerei cos: "Il partito deve dedicare molta pi cura ed attenzione allo sviluppo del lavoro dei giovani comunisti. Non  sufficiente mettere nel Comitato federale del partito uno dei componenti il Comitato direttivo dei giovani comunisti, quando questo contatto si limita poi alla partecipazione di rare riunioni.  necessario che i compagni del partito abbiano frequenti contatti col membro del Comitato direttivo giovanile, per aiutarlo e dirigerlo nello sviluppo del suo lavoro.
" vero che il movimento giovanile comunista ha una sua propria organizzazione ed autonomia, ma specialmente nelle difficili condizioni di oggi, il partito deve dare tutto il suo aiuto allo sviluppo del movimento stesso."
E con questo farei punto e cio toglierei tutto il lungo brano che finisce con le parole: "...tende per il deficiente interesse del partito a trasformare il lavoro giovanile in un'organizzazione a s".
Tra l'altro noi dobbiamo proprio tendere a questo e cio trasformare i giovani comunisti in un'organizzazione a s e non pi dipendente dal partito com'era una volta.
Poi verso la fine della seconda pagina ricorre ancora una volta la frase: "Compito di coordinamento di tutta l'attivit che i giovani comunisti svolgono nel partito" (toglierei le parole: nel partito).
A p. 3 toglierei il periodo in cui si dice: " questa un'esigenza vitale del nostro partito, quell'esigenza per cui si richiede che ogni membro del partito appartenga ad un'organizzazione di base del partito, ecc. ecc.".
Toglierei pure in fondo alla pagina: "i giovani comunisti svolgono una vita politica nel partito" (se mai dite a fianco del partito).
All'inizio di pagina 4 voi dite: "tutti i giovani comunisti devono avere la loro sede di partito, tutti debbono svolgere la loro vita politica di cellula, ecc.". Io direi invece: "tutti i giovani comunisti devono essere organizzati in nuclei, cellule, di fabbrica o di strada, di rione, ecc. I Comitati direttivi dei nuclei o cellule dei giovani comunisti, devono essere a contatto con i Comitati delle cellule di partito. I Comitati direttivi di partito devono dare, specialmente nelle difficili condizioni illegali di oggi, tutto il loro aiuto ai giovani comunisti ed esercitare il loro controllo sulla solidit e sul funzionamento dell'organizzazione e dei nuclei dei giovani comunisti".
Modificherei di conseguenza anche il periodo seguente e cio quello che dice: "Si potr avanzare contro questa impostazione organizzativa delle ragioni di carattere cospirativo, ecc. ecc.". Evidentemente ad una impostazione mista ed equivoca dove non si sapesse chi  membro di partito e chi non lo , dove comincia l'organizzazione di partito e quella giovanile, dove vi fossero invece dei compartimenti stagni, mille inframmettenze, ci sarebbe da fare oltrech obiezioni cospirative (nient'affatto apparenti) nella situazione attuale, anche delle obiezioni politiche.
Insomma nella fabbrica  necessario che la cellula di partito sia una cosa ben distinta e ben separata dalla cellula o il nucleo giovanile comunista (il nome per me non ha importanza, chiamiamolo cellula, nucleo o raggruppamento purch s'intenda sia cosa diversa dal P.).
Ieri noi non tendevamo a sviluppare un movimento giovanile ed allora i giovani erano membri di partito e purtroppo non erano molti. Alla fusione col partito si era proprio arrivati perch i giovani erano andati sempre pi diminuendo, per cui ad un certo momento divent impossibile tenere in piedi la Federazione giovanile comunista. A questo si aggiunsero le considerazioni di carattere politico, che noi il lavoro giovanile lo dovevamo svolgere in seno alle organizzazioni di massa fasciste. Ma insomma la realt era che noi non riuscivamo pi a tenere in piedi un'organizzazione di giovani comunisti, ed i pochi giovani che avevamo potevano benissimo restare nel partito, e d'altra parte il partito evitava di mettere nelle sue file elementi troppo giovani ed inesperti, si tenevano per lo pi dei legami con dei giovani, ma senza farli partecipare alle riunioni delle cellule di partito.
Ma oggi che noi tendiamo a dare sviluppo ed unitariet all'organizzazione dei giovani comunisti, non possiamo metterli tutti nelle cellule di partito senza correre il rischio che le paurose frane avvenute in questi mesi nel Fronte della giovent (ed anche dove ne eravamo noi i dirigenti e la base essenziale) non avvengano poi anche nelle organizzazioni di partito. Inoltre noi dobbiamo gi preparare il terreno a dare poi domani un effettivo funzionamento e sviluppo con indipendenza organizzativa al Movimento giovanile comunista.  necessario quindi che cominciamo la separazione.
I giovani comunisti devono s essere organizzati, ma in nuclei a parte. Essi non devono fare parte delle cellule di partito. I dirigenti dei giovani comunisti, membri di partito, faranno parte s'intende della cellula di partito, ma come gi ho detto questi saranno una piccola parte dei giovani comunisti. La grande maggioranza dei giovani comunisti non devono essere affatto membri del partito, e dal momento che lo diventassero, cessano di essere dei giovani comunisti.
Ho accennato a Gigi(159) queste mie osservazioni, lui mi disse di trattenere la circolare che poi avremmo parlato con te. Io veramente qualche copia gi l'avevo mandata via, perch pensavo che tu l'avessi gi fatta vedere a qualcuno di noi. Domenica tu ti vedrai con Gigi, esaminatela, vedete le mie osservazioni e decidete. Se sarete d'accordo rifarete la circolare con le modifiche. Altrimenti mi manderete a dire di fare proseguire le circolari che ho qui trattenute in sospeso.
Vineis
 In seguito alle osservazioni contenute nella lettera di Pietro Secchia, la circolare fu modificata da Curiel nel modo che segue:
15 febbraio 1945
Circolare n. 7
Ai Comitati direttivi dei giovani comunisti
e per conoscenza:
Ai Comitati federali
Ai Triumvirati insurrezionali
Per l'organizzazione dei giovani comunisti
Per il rafforzamento del movimento dei giovani comunisti
La necessit di dare un'unit organizzativa ai giovani comunisti, la necessit di sviluppare l'organizzazione ed il lavoro dei giovani comunisti, di dirigere la loro attivit nelle diverse organizzazioni di massa, Gruppi di difesa della donna, Fronte della giovent, attivit sindacale, la necessit di intensificare la preparazione dei nuovi quadri per il partito, ci impongono un esame dell'esperienza di questi ultimi mesi nel lavoro giovanile, ci impongono una messa a punto degli obiettivi immediati da raggiungere in questo campo.
Innanzi tutto il partito deve sentire il lavoro giovanile, come uno dei suoi lavori pi importanti. Ogni dirigente adulto del partito deve guardare con amore alle forze giovanili e alla loro organizzazione, deve considerarle come il prezioso vivaio, come la riserva del partito alla quale si deve dedicare ogni cura. Questo impegno sar la garanzia migliore per assicurare al lavoro giovanile l'aiuto necessario, l'aiuto delle organizzazioni del partito e potere cos conseguire quell'unit organizzativa dei giovani comunisti che  condizione indispensabile per lo sviluppo del loro movimento e della loro attivit.
 necessario, inoltre, lavorare per sviluppare nei giovani la mentalit e lo spirito garibaldino, quella mentalit e quello spirito che ci daranno i pi eroici, i pi "solidi" combattenti per la guerra di oggi, i pi tenaci combattenti per la ricostruzione. Noi potremo animare i nostri giovani di questo spirito solo se riusciremo a prepararli ad una chiara comprensione dei problemi di oggi alla luce della politica del partito e alla luce del marxismo-leninismo.
 L'esperienza dei Comitati direttivi dei giovani comunisti
Costituitisi da alcuni mesi, nelle principali Federazioni, i Comitati direttivi dei giovani comunisti hanno il compito di dirigere e sviluppare l'organizzazione dei giovani comunisti, hanno il compito di dirigere l'attivit che i giovani comunisti svolgono nelle diverse organizzazioni di massa, di assicurare ai giovani una vita politica assieme agli altri giovani, di assicurare l'aiuto e il controllo del partito al movimento giovanile comunista, ed infine hanno il compito di dare ai giovani comunisti una mentalit garibaldina ed una coscienza politica marxista-leninista.
Per svolgere questo lavoro i Comitati dei giovani comunisti hanno in tutte le istanze organizzative un contatto col partito, realizzato attraverso al legame del responsabile del Comitato giovanile con il corrispondente rappresentante del Comitato di partito. Questo contatto deve servire ad assicurare al lavoro dei giovani comunisti il controllo e l'aiuto del partito e nello stesso tempo di sviluppare nel partito un impegno pi grande nella direzione del lavoro giovanile.
I Comitati dei giovani comunisti, sono alfine collegati tra di loro con uno schema organizzativo analogo a quello del partito. E cio il Comitato direttivo provinciale dei giovani  collegato con i comitati direttivi dei nuclei d'officina e di strada dei giovani comunisti. Questo collegamento organizzativo ha lo scopo di dare un'unit organizzativa ai giovani comunisti, di dare vita e sviluppo ad un vero e proprio movimento di giovani comunisti, di sviluppare la vita politica giovanile e il diretto controllo sull'attivit che i nuclei dei giovani comunisti svolgono nelle organizzazioni di massa.
Dei nuclei giovanili comunisti di officina e di strada (rione, ecc.) fanno parte i giovani di idee comuniste o che sono orientati verso l'ideale comunista. L'organizzazione dei giovani comunisti non deve essere un partito comunista in piccolo. Per fare parte di tale organizzazione non  necessario che il giovane sia gi un comunista. Sar compito dell'organizzazione, come pi sopra si  detto, dare poi ai suoi aderenti una educazione, una mentalit garibaldina, una coscienza politica marxista-leninista.
Il lavoro svolto dai Comitati direttivi dei giovani comunisti, in questi primi mesi del loro funzionamento, ha dimostrato una serie di insufficienze.
Innanzi tutto il partito deve dedicare molta pi cura ed attenzione allo sviluppo del lavoro dei giovani comunisti. Non  sufficiente mettere nel Comitato federale del partito uno dei componenti il Comitato direttivo provinciale dei giovani comunisti, quando questo contatto si limita poi alla partecipazione a rare riunioni.  necessario che i compagni del partito abbiano frequenti contatti col membro del Comitato direttivo giovanile, per aiutarlo e dirigerlo nello sviluppo del suo lavoro.
 vero che il movimento giovanile comunista deve avere una sua propria organizzazione ed autonomia, ma specialmente nelle difficili condizioni di oggi (nell'Italia occupata) il partito deve dare tutto il suo aiuto allo sviluppo del movimento stesso.
Altra deficienza dei Comitati giovanili  quella di dedicare tutta la loro attivit esclusivamente nel Fronte della giovent, senza considerare il pi vasto compito di coordinamento di tutta l'attivit che i giovani comunisti svolgono in tutti i campi, nelle diverse organizzazioni di massa, e non soltanto nel Fronte della giovent.  mancata quindi, sino ad ora, un'attivit formativa dei giovani comunisti, colla distribuzione di materiale ideologico,  mancato lo sforzo per interessare le organizzazioni del partito al lavoro giovanile attraverso le riunioni, gli interventi, le circolari. Non si segue n si coordina l'attivit dei giovani comunisti nei settori di lavoro e nelle varie organizzazioni di massa (eccetto il Fronte), non si cura la formazione di uno spirito garibaldino attraverso la produzione di opportuno materiale teorico ed evocativo, n si cura di suscitare nei giovani un pi alto senso di partito ed una chiara coscienza dei compiti unitari che oggi spettano alla classe operaia e al nostro partito.
La costituzione dei Comitati giovanili non ha segnato una svolta nel lavoro giovanile, non ha contribuito ad impegnare il partito nel lavoro giovanile, non ha contribuito a superare - in modo sostanziale - il settarismo politico. In questo senso i Comitati dei giovani comunisti non hanno ancora assolto in modo sufficiente la loro funzione di chiarire tra i giovani la nostra politica unitaria.
Causa essenziale dell'insufficienza del lavoro dei Comitati giovanili  l'essere semplicemente dei nuclei di comunisti in seno al Fronte della giovent.
Proprio per il fatto che per molto tempo i giovani comunisti si occupavano esclusivamente o quasi del Fronte della giovent, i Comitati giovanili venivano ad assumere l'aspetto di Comitati del Fronte della giovent. Da questa confusione derivava un certo disinteresse del partito, che se deve sentire la responsabilit dello sviluppo del movimento giovanile comunista, non poteva e non doveva sentirsi responsabile ad intervenire nel Fronte della giovent.
 Unit organizzativa dei giovani comunisti
Il nostro obiettivo fondamentale deve essere oggi il rafforzamento del legame del partito col lavoro giovanile, esigenza che si pone in modo tanto pi urgente in quanto nell'imminenza delle decisive battaglie insurrezionali deve essere accelerata l'azione dei giovani comunisti, allo scopo di portare alla lotta decisiva il massimo contributo da parte dei giovani comunisti e della giovent tutta.
Per realizzare la svolta nel lavoro giovanile  necessario cominciare col trasformare i Comitati dei giovani comunisti da organismi intimamente connessi col Fronte della giovent in organismi dirigenti tutta l'attivit dei giovani comunisti.
Per consentire ai Comitati giovanili di svolgere effettivamente questo pi ampio lavoro e per impegnare il partito nel lavoro giovanile  necessario dare vita a una struttura fondata sull'unit organizzativa dei giovani comunisti.
Non  sufficiente che i giovani comunisti vivano la loro vita politica nel Fronte della giovent, nei Gruppi di difesa della donna, nei Comitati di agitazione, nel movimento partigiano, ma  necessario che essi abbiano dei legami organici tra di loro in quanto giovani comunisti. Si tratta cio di creare un'organizzazione dei giovani comunisti, la quale diriger l'attivit dei giovani comunisti in tutti i settori di lavoro, in tutte le organizzazioni di massa di cui fanno parte, e verso i giovani senza partito e disorganizzati.
Tutti i giovani comunisti devono essere organizzati in nuclei di fabbrica, di strada, di rione, ecc. I Comitati direttivi dei nuclei dei giovani comunisti devono essere a contatto con i Comitati delle cellule di partito. I Comitati di partito devono dare, specialmente nelle difficili condizioni di lavoro illegale di oggi, tutto il loro aiuto ai giovani comunisti ed esercitare il loro controllo sulla solidit e sul funzionamento dell'organizzazione e dei nuclei dei giovani comunisti.
L'organizzazione dei giovani comunisti deve svilupparsi in modo indipendente dal partito e al di fuori del partito. La cellula del partito deve funzionare per conto suo ed il nucleo giovanile di fabbrica deve a sua volta funzionare per conto suo. Per ragioni politiche ed anche per ragioni cospirative l'organizzazione del partito deve essere completamente separata da quella dei giovani comunisti. Si deve funzionare a compartimenti stagni. L'eventuale caduta di qualche compagno della cellula di partito non dovrebbe portare a nessuna conseguenza per i giovani comunisti e, viceversa, la caduta di giovani facenti parte dei nuclei giovanili comunisti non dovrebbe portare alcuna conseguenza alla cellula di partito.
Il legame necessario fra partito e giovani comunisti viene realizzato, come gi detto, col contatto dei vari responsabili dei Comitati di partito coi responsabili dei Comitati dei giovani comunisti.
Non solo vi deve essere contatto tra i responsabili dei relativi organismi, ma i giovani comunisti dirigenti dei Comitati giovanili possono anche essere messi a far parte dei Comitati di partito qualora si tratti di compagni gi membri di partito o che dnno garanzia di fiducia e seriet. Ad esempio il responsabile del Comitato direttivo provinciale dei giovani comunisti pu essere messo a far parte del Comitato federale del partito qualora abbia le qualit di fiducia e seriet e qualora sia membro del partito.
Per aiutare lo sviluppo del movimento giovanile comunista in quelle localit ove i giovani mancano di quadri ed elementi capaci, il partito deve incaricare dei compagni membri del partito, preferibilmente di giovane et, a svolgere attivit nel movimento giovanile.
Ad esempio, se in una fabbrica i giovani comunisti non hanno un elemento capace di dirigere il loro nucleo di officina, la cellula di partito di quella fabbrica deve incaricare un compagno della cellula di passare nel movimento giovanile comunista e di dirigere, almeno temporaneamente, il nucleo giovanile comunista di quella fabbrica.
 Compiti dei Comitati dei giovani comunisti
Costituiti quali organi dirigenti di tutto il lavoro dei giovani comunisti, i Comitati giovanili dovranno preparare e sottoporre al partito, attraverso il loro responsabile, il loro piano di lavoro per la conquista della giovent e per la direzione dell'attivit giovanile nei vari settori di lavoro e nelle varie organizzazioni di massa. Concretamente vorr dire che i Comitati direttivi dei giovani comunisti dovranno occuparsi di costituire i nuclei della giovent comunista nelle fabbriche, nelle strade, nei rioni, dovranno occuparsi di reclutare e di organizzare in questi nuclei i giovani che non sono nel partito ma che sono orientati verso le idee comuniste. Dovranno sviluppare la vita politica interna dei nuclei giovanili comunisti e preoccuparsi di svolgere un lavoro educativo in questi nuclei. Dovranno guidare e dirigere i giovani nella loro specifica attivit sindacale, nel Fronte della giovent, nei Gruppi di difesa della donna, nei CLN, nelle formazioni partigiane, nei GAP e nelle SAP. Dovranno preoccuparsi che i giovani siano rappresentati nei diversi organismi di massa centrali e periferici. Dovranno interessarsi della difesa degli interessi delle larghe masse della giovent lavoratrice. Dovranno preoccuparsi della pubblicazione di speciale materiale di agitazione e propaganda particolarmente adatto per i giovani operai, per i giovani contadini, per i giovani studenti. Dovranno preoccuparsi di sviluppare il lavoro unitario in mezzo alla giovent, di creare una sempre pi stretta unit d'azione con i giovani socialisti soprattutto, ed anche con i giovani cattolici, con i giovani del Partito d'azione e degli altri movimenti antifascisti.
 Il lavoro unitario dei giovani comunisti
Il rafforzamento dei Comitati dei giovani comunisti e il rafforzamento di un'organizzazione della giovent comunista, la creazione di una struttura della giovent comunista non devono tradursi in una diminuzione dello sforzo unitario, ma devono anzi sviluppare questo sforzo chiarendo ad ogni giovane militante i compiti che gli spettano nella lotta di oggi e nella ricostruzione di domani.
Il rafforzamento del lavoro giovanile comunista  reso oggi necessario anche per il carattere sempre pi largo ed unitario che va assumendo il Fronte della giovent, nel quale incominciano ad impegnarsi anche gli altri partiti.
Gli sforzi che cos compiamo per rafforzare gli organismi di massa, strumenti essenziali della lotta di oggi e della democrazia progressiva di domani, la nostra volont di dare a questi organismi una vita rigogliosa che possa permetterne il consolidamento nell'Italia libera, devono essere improntati a una chiara coscienza dei compiti che spettano al giovane comunista.
Forza d'avanguardia nella lotta di liberazione, esso dovr essere forza di avanguardia di tutta la giovent italiana nella ricostruzione, deve mostrare ai giovani tutte le ampie strade che nella democrazia progressiva e nella ricostruzione si aprono al progresso civile e politico.
Il giovane comunista deve saper emulare la giovent sovietica, esempio eroico nelle opere della guerra e della pace. Emularla non significa solo combattere in un posto d'avanguardia la lotta di liberazione ed affrontare con tenace energia la ricostruzione, ma significa anche diventare il centro, attorno al quale tutta la giovent si organizza in una forza possente che con ardito entusiasmo sappia vincere ogni ostacolo sulla via delle pi grandi conquiste sociali.
La presente circolare annulla la circolare n. 1 del 15 gennaio.
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La Segreteria dei giovani comunisti
...
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...
Epilogo.
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Facsimile dell'annuncio dell'assassinio di Curiel, apparso su La Nostra Lotta, n. 5-6, e sull'Unit, edizione dell'Italia settentrionale, n. 5, ambedue del 20-3-1945.
Hanno assassinato EUGENIO CURIEL!
I traditori della Patria e servi dei tedeschi, i nemici di tutto quanto  nobile o generoso, i banditi in camicia nera hanno vilmente assassinato il nostro amato e grande compagno EUGENIO CURIEL, militante devoto e altamente dotato, direttore de "LA NOSTRA LOTTA" e de "L'UNIT", fondatore, animatore e capo del Fronte della Giovent, chiara promessa della Scienza e della nuova Italia democratica e progressiva, a cui aveva votato il suo entusiastico cuore e la sua mente elevata, a cui ha fatto il supremo sacrificio della sua giovane ma tanto feconda esistenza.
Antifascista dal 1935: capeggiatore, per ordine del Partito, delle correnti di opposizione nelle file studentesche fasciste, confinato nel 1939 a Ventotene, liberato nel periodo badogliano, subito riprese nell'Italia occupata dai nazifascisti, un posto di prima fila nella lotta per la liberazione. della Patria.
Consigliere e guida apprezzata dei giovani intellettuali antifascisti, valoroso agitatore e propagandista di Partito, animatore e capo della giovent eroica che si batte con le armi alla mano nelle file partigiane, nei GAP e nelle SAP sapendosi ricercato e braccato da un nemico vile e brutale, non abbandon, nemmeno per un istante il suo posto di battaglia. Il piombo assassino lo colp improvvisamente e a tradimento.
La sua vita esemplare, le sue doti elevate di mente e di cuore, il suo estremo sacrificio elevano il nostro amato e grande compagno ad espressione e simbolo di tutta la giovent eroica italiana che, si batte con generosa passione per il rinnovamento della Patria e per una vita veramente degna di essere vissuta.
Nel suo nome e sul suo esempio i militanti del Partito ed i giovani italiani ne continueranno l'opera con animo fermo e fede sicura. Il nostro amato e grande CURIEL sar vendicato nella lotta e nella vittoria.
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1 marzo 1945.
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LA DIREZIONE DEL PARTITO COMUNISTA PER L'ITALIA OCCUPATA.
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FINE.
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Note al testo.
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(1) La Nostra Lotta, organo del Partito comunista italiano, a. I, n. 6, dicembre 1943. La Nostra Lotta era la rivista teorica quindicinale della direzione Alta Italia del PCI (la collezione completa  stata pubblicata in riproduzione anastatica da G. G. Feltrinelli, Milano, 1966). E. Curiel divenne direttore della rivista, ed anche dell'edizione per l'Italia settentrionale dell'Unit, verso la fine del novembre 1943, subentrando a Pietro Ingrao, passato alla direzione di Roma che, in una lettera in data 9 novembre 1943, scritta da C. Negarville, ne aveva richiesto il trasferimento per motivi cos precisati: "Pietro In. ha delle ragioni particolari di famiglia per venire gi (ragioni che noi approviamo), ma oltre a questo la sua venuta  necessaria per il lavoro del giornale, e sono queste ultime necessit che hanno determinato la nostra decisione". La Direzione Alta Italia, in un primo tempo, respinse la richiesta, per evitare gli inconvenienti che sarebbero potuti derivare da un cambiamento del responsabile della propria stampa; e propose di trasferire a Roma E. Curiel anzich Ingrao. Ma in seguito a reiterate sollecitazioni pervenute da Roma nei giorni successivi, deliber di recedere dal primitivo rifiuto, e ne inform la Direzione romana con una lettera in data 19 novembre 1943, scritta da P. Secchia, che concludeva: "Pensiamo che non ci rimane altro da fare che spedirvi Pietro come da vostra richiesta. Naturalmente non vi spediremo pi Cu. che ci servir per sostituirlo" (IG Arch. PCI 1943-45).
(2) La Societ nazionale, ispirata da Daniele Manin e costituita nel dicembre 1856 da Giuseppe La Farina. (presidente Giorgio Pallavicino, segretario lo stesso La Farina) invitava i volontari ad unirsi al re di Sardegna per conseguire l'unit e l'indipendenza.
(3) l'Unit, edizione dell'Italia settentrionale, n. 1, 10 gennaio 1944. Durante la resistenza l'Unit usc a Milano, nell'edizione sopra citata, con periodicit quindicinale e con frequenti numeri speciali o edizioni straordinarie. I suoi pi importanti articoli venivano regolarmente riprodotti nelle edizioni locali pubblicate in tutte le citt capoluogo di regione e in numerosi altri centri dell'Italia occupata. La raccolta completa dell'edizione dell'Italia settentrionale  stata presentata in riproduzione anastatica dalle Edizioni del Calendario, Milano, 1970.
(4) Alla conferenza di Teheran, svoltasi dal 28 novembre al 1 dicembre 1943, con la partecipazione dei capi delle tre grandi potenze della coalizione antifascista (fu il primo incontro di Stalin con Roosevelt, mentre Churchill s'era gi in precedenza, nell'agosto 1942, recato a Mosca), vennero concordati i piani per l'attacco finale alla Germania. La questione principale risolta dalla conferenza riguardava il "secondo fronte", la cui apertura - pi volte rinviata malgrado l'impegno angloamericano ad effettuarla sin dal 1942 - venne finalmente decisa per il maggio 1944, stabilendo che allo sbarco principale in Normandia sarebbe seguita un'operazione anfibia sulle coste meridionali della Francia, mentre le truppe alleate in Italia avrebbero proseguito l'avanzata sino alla linea Pisa-Rimini. Sulla conferenza di Teheran, cfr. W. CHERCHILL, La seconda guerra mondiale, Milano, Mondadori, 1952, parte V, v. II, pp. 32-103, J. EHRMAN, Grand Strategy, London, H. M. Stationery Office, 1956, v. V, pp. 173-182; H. FEIS, Roosevelt Churchill Stalin - The War They Waged and the Peace They Sought, Princeton University Press, 1957, pp. 237-269; R. E. SHERWOOD, La seconda guerra mondiale nei documenti segreti della Casa Bianca, Milano, Garzanti, 1949, v. II, pp. 375-401; INSTITUT MAKRSIZMA-LENINIZMA, Istorija velikoj otecestvennoj vojny Sovetskogo Sojuza, Moskva, 1964, t. III, pp. 506-514.
(5) Generale delle SS inviato a Torino alla fine del novembre 1943, dal generale Toussaint, comandante della Amministrazione militare territoriale tedesca (costituita nell'Italia occupata, quasi subito dopo l'armistizio), come "incaricato speciale per le misure di pacificazione nell'area di Torino, citt e provincia", dove era in atto dal 15 novembre un massiccio sciopero che subito si estese alla Liguria e poi anche alla Lombardia e al Veneto. Motivato con rivendicazioni economiche realmente corrispondenti ad elementari esigenze di vita, lo sciopero ebbe tuttavia il prevalente significato politico di una perentoria risposta operaia alla cosiddetta "Carta di Verona", il programma demagogico appena varato dal partito fascista repubblicano nel tentativo di raccogliere qualche consenso tra le masse lavoratrici (cfr. R. BATTAGLIA, Op. Cit., pp. 163-173 e P. SECCHIA-F. FRASSATI, Storia della Resistenza, cit., pp. 271-273). A Torino lo sciopero cess ai primi di dicembre, forse non tanto in seguito alle misure repressive adottate da Zimmermann, quanto per una carenza di direzione politica e sindacale imputabile al fatto che il partito comunista fu affiancato soltanto dal partito d'azione nel condurre la lotta, essendo venuta meno sin dall'inizio una efficace partecipazione degli altri partiti del CLN. L'esperienza di Torino era valsa tuttavia a dare alla classe operaia una pi precisa coscienza della propria forza, aveva dimostrato che era possibile lottare contro i nazifascisti anche con l'arma dello sciopero. L'agitazione infatti continu con uno sciopero generale nelle zone industriali del Biellese, della Valsesia e dell'Ossola; il 12 dicembre entrarono in sciopero anche gli operai delle fabbriche milanesi, resistendo per otto giorni; dal 16 al 23 fu la volta di Genova e di altri centri della Liguria, e poi delle maestranze delle officine di Padova e di Porto Marghera e dei cantieri di Monfalcone. E il generale Zimmermann si trasfer a Milano, e poi a Genova, Savona e Vado, dove affront la situazione, come aveva fatto a Torino, ricorrendo a duri provvedimenti repressivi, non disgiunti peraltro da concessioni che almeno parzialmente soddisfacevano le rivendicazioni economiche degli operai. Sul regime tedesco di occupazione, e sull'operato di Zimmermann, v. E. COLLOTTI, L'Amministrazione tedesca nell'Italia occupata, Milano, Lerici, 1963, pp. 179-217; F. W. DEAKIN, Storia della Repubblica di Sal, Torino, Einaudi, 1963, pp. 641-642, ed anche P. SECCHIA-F. FRASSATI, Storia della Resistenza, v. I, cit., pp. 274-281.
(6) Cfr. la seconda parte del presente volume, dedicata a "Il Fronte della giovent".
(7) La Nostra Lotta, a. II, n. 3, febbraio 1944.
(8) Un "Accordo tra il governo del Regno Unito e il governo dell'URSS per l'azione comune nella guerra contro la Germania" fu sottoscritto a Londra il 12 luglio 1941. Con esso le parti contraenti s'impegnavano a prestarsi aiuto reciproco e a non concludere una pace separata. Cfr. I. M. MAJSKIJ, Guerra e diplomazia 1939-1943, Roma, Editori Riuniti, 1968, pp. 168-169; L. WOODWARD, British Foreign Policy in the Second World War, H. M. Stationery Office, London, 1962, pp. 152-153.
(9) Il trattato anglo-sovietico stipulato a Londra il 26 maggio 1942, nella prima parte confermava l'accordo dell'anno precedente, e nella seconda poneva le basi per una collaborazione postbellica, intesa a salvaguardare la pace e a resistere a future aggressioni. (Cfr I. M. MAJSKIJ, op. cit., pp. 272-283; L. WOODWARD, op. cit., pp. 194-196.)
(10) Si tratta del seguente passo del discorso pronunciato alla radio il 3 luglio 1941, mentre le truppe tedesche si avvicinavano a Mosca: "Il fine di questa guerra patriottica di tutto il popolo contro gli oppressori fascisti non  solo la liquidazione del pericolo incombente sul nostro paese, ma anche l'aiuto a tutti i popoli d'Europa che soffrono sotto il giogo del fascismo tedesco. In questa guerra di liberazione noi non saremo soli. In questa grande guerra noi avremo alleati sicuri in tutti i popoli d'Europa e d'America, non escluso il popolo tedesco, ridotto in schiavit dai caporioni hitleriani. La nostra guerra per la libert della nostra patria si fonde con la lotta dei popoli d'Europa e d'America, per la loro indipendenza, per le libert democratiche. Si former cos un unico fronte dei popoli in difesa della libert contro l'asservimento o la minaccia d'asservimento da parte degli eserciti fascisti di Hitler" (I. STALIN, O velikoi otecestvennoj vojne Sovetskogo Sojuza, Moskva, Gospolitizdat, 1950, p. 28).
(11) Sir Walter Citrine, segretario del Consiglio generale del Congresso delle Trade Unions, si rec in Unione Sovietica nell'ottobre 1941. In quell'occasione fu costituito un "Comitato sindacale anglo-sovietico" che si proponeva di "riunire i sindacati della Gran Bretagna e dell'URSS per l'organizzazione dell'aiuto reciproco nella guerra contro la Germania hitleriana". (Cfr. W. P. and Z. K. COATES, A History of Anglo-Soviet Relations, London, Lawrence & Wishart, 1945, pp. 690-691 e, in genere per l'atteggiamento delle Trade Unions verso l'Unione Sovietica, pp. 684-686, 696 sgg.)
(12) La conferenza di Casablanca (14-23 gennaio 1943) fu convocata come "un incontro di soli stati maggiori" coi capi delle due potenze occidentali (W. CHURCHILL, La seconda guerra mondiale, cit., parte IV, v. II, p. 295) allo scopo di concordare i piani di guerra per il 1943. Le decisioni militari adottate a Casablanca contemplavano la concentrazione del massimo sforzo nell'area del Mediterraneo, ponendo la conquista della Sicilia e l'invasione dell'Italia meridionale come obiettivi da conseguirsi entro l'anno: ci significava un nuovo rinvio dell'apertura del secondo fronte in Francia. Alcuni giorni dopo la chiusura dei lavori, il 27 gennaio, Roosevelt dichiar, nel corso di una conferenza-stampa, che "l'eliminazione della potenza bellica tedesca, giapponese e italiana significa la resa incondizionata della Germania, dell'Italia e del Giappone". La formula dell'inconditional surrender, impegnava le potenze occidentali a condurre la guerra sino alla liquidazione totale del fascismo tedesco e italiano e del militarismo nipponico, escludendo l'eventualit di una pace separata con gli Stati Uniti e con la Gran Bretagna, secondo il disegno concepito da Hitler (il quale tuttavia continuer sino all'ultimo a illudersi di poterlo realizzare). L'annuncio fu dato da Roosevelt, d'intesa con Churchill, subito dopo le decisioni di Casablanca, nell'intento di rassicurare l'Unione Sovietica sulle intenzioni degli alleati occidentali, e di attenuare cos la prevedibile aspra reazione che il rinvio del secondo fronte avrebbe provocato da parte del governo dell'URSS. Occorre peraltro aggiungere che la politica della resa incondizionata non fu adottata solo per questo motivo: sulla decisione di Roosevelt ed anche di Churchill influirono fattori interni, identificabili da un lato nella presenza di certi gruppi del grande capitale finanziario americano e inglese, interessati a concludere una pace separata con la Germania hitleriana, e dall'altro nei contrastanti interessi di altri gruppi, ai quali s'appoggiavano sia Roosevelt che Churchill, nonch nella pressione esercitata dalle masse popolari e, in genere, da vasti settori dell'opinione pubblica anglo-americana, favorevoli al consolidamento dell'alleanza con l'URSS. Sulla conferenza di Casablanca v. H. FEIS, op. Cit., pp. 105-113; R. E. SHERWOOD, op. cit., v. II, pp. 264-286.
(13) Un "Consiglio consultivo per l'Italia" fu istituito con risoluzione approvata alla conferenza di Mosca; ne fecero parte i rappresentanti delle tre grandi potenze e un rappresentante del Comitato di liberazione francese e cio al momento della costituzione: Vyinskij (URSS), Murphy (USA), Macmillan (Gran Bretagna) e Massigli (Francia). Cfr. C. R. S. HARRIS, Allied Military Administration of Italy 1943-45, London, H. M. Stationery Office, 1957, pp. 116-117 e, per il testo della risoluzione della conferenza di Mosca, p. 126.
(14) Sulla conferenza di Mosca (19-30 ottobre 1943) v. H. FEIS, op. cit., pagine 217-234; L. WOODWARD, British Foreign Policy in the Second World War, cit., pp. 243-247, 251-252, 315-316, 325-327, 446-447; Istorija velikoj otecestvennoj vojny, cit., t. III, pp. 506-509.
(15) Alla conferenza di Mosca i ministri degli esteri dell'URSS, degli Stati Uniti e della Gran Bretagna avevano concordato, a proposito dell'Italia, una dichiarazione i cui punti principali stabilivano che:
"1)  essenziale che il governo italiano sia reso pi democratico mediante l'inclusione di rappresentanti di quei settori della popolazione italiana che si sono sempre opposti al fascismo.
"2) Il popolo italiano dovr di nuovo godere della libert di parola, di culto, di credo politico, di stampa, di pubblica adunanza e sar anche autorizzato a costituire gruppi politici antifascisti.
"3) Tutte le istituzioni e le organizzazioni create dal regime fascista dovranno essere soppresse.
"4) Tutti gli elementi fascisti dovranno essere rimossi dall'amministrazione e dalle istituzioni e organizzazioni a carattere pubblico.
"5) Tutti i detenuti politici del regime fascista dovranno essere rilasciati e dovr essere concessa loro un'amnistia generale.
"6) Dovranno essere costituiti organi democratici di governo locale.
"7) I capi fascisti e i generali dell'esercito, riconosciuti o sospettati come criminali di guerra, dovranno essere tratti in arresto e consegnati alla giustizia".
(16) La crisi apertasi in Bulgaria in seguito alla morte improvvisa dello zar Boris III, avvenuta per cause misteriose il 28 agosto 1943, tre giorni dopo un incontro con Hitler, fu provocata formalmente dalla necessit di nominare un Consiglio di reggenza, essendo il principe ereditario Simeone in et di sei anni. In base alla Costituzione il Consiglio avrebbe dovuto essere eletto dalla Grande Assemblea nazionale, ma Hitler risolse la questione con un intervento personale presso il primo ministro Bogdan Filov che, in carica dal febbraio 1941, con la sua politica pro-nazista s'era guadagnato la fiducia del Fhrer ed era considerato l'uomo pi qualificato a dirigere il paese. Secondo gli ordini di Hitler, il 9 settembre 1943 furono designati reggenti il principe Kirill, l'ex ministro della guerra gen. N. Michov e lo stesso Filov, il quale di fatto accentrava nelle proprie mani tutta l'autorit del Consiglio. Come proprio successore nella carica di primo ministro, Filov nomin Dobri Boilov, sin'allora ministro delle finanze nel suo governo. (Cfr. il numero speciale Sur la Bulgarie en guerre della Revue d'histoire de la deuxime guerre mondiale, n. 72, oct. 1968, p. 31; v. anche A. and V. TOYNBEE (ed), Hitler's Europe. Survey of International Affairs, London, Oxford University Press, 1954, pp. 625-626.)
(17) A conclusione di trattative cominciate all'inizio del 1943, il 17 agosto fu stipulato un accordo anglo-portoghese, che contemplava l'insediamento di basi aeree britanniche nelle isole Azzorre contro garanzie inglesi d'intervento nel caso di rappresaglie tedesche contro il Portogallo. Il 12 ottobre truppe inglesi sbarcarono nell'isola di Terceira. Pi tardi, il 28 novembre 1944, anche gli Stati Uniti conclusero un accordo col Portogallo, ottenendo d'installare nell'isola di Santa Maria una base aerea che tuttora mantengono. (Cfr. L. WOODWARD, op. cit., pp. 376-383; A. and V. TOYNBEE (ed.), The War and the Neutrals: Survey of International Affairs, London, Oxford University Press, 1956, pp. 336-341.)
(18) Un trattato ventennale di amicizia, di aiuto reciproco e di collaborazione postbellica fu stipulato a Mosca il 12 dicembre 1943 tra il governo dell'URSS e il governo cecoslovacco emigrato a Londra, rappresentato dal primo ministro E. Bene. Il trattato, che sostituiva quello firmato il 18 luglio 1941 a Londra, dall'ambasciatore sovietico I. M. Majskij e dal ministro degli esteri cecoslovacco J. Masaryk, impegnava tra l'altro le parti contraenti a non concludere un armistizio o una pace separata con la Germania hitleriana; e per il dopoguerra, conteneva clausole che contemplavano il reciproco aiuto qualora uno o ambedue gli Stati si fossero trovati nuovamente coinvolti in operazioni belliche contro la Germania o i suoi alleati; prevedeva inoltre la non partecipazione ad alleanze o coalizioni ostili ad una delle parti, lo sviluppo della collaborazione in ogni campo, ecc. Durante la sua permanenza a Mosca per la conclusione dell'accordo, Bene s'incontr anche con una delegazione dell'ufficio estero del PCC: l'argomento principale dei colloqui fu l'ulteriore condotta e direzione della lotta di liberazione nazionale, ed infine Bene accett, almeno formalmente, le richieste del PCC, assicurando l'appoggio senza riserve del suo governo alla resistenza, e impegnandosi anche ad emanare al pi preso una legge che stabiliva severe sanzioni contro ogni forma di collaborazionismo (cfr. Istorija Kommunisticeskj Partii Cechoslovakii, Moskva, 1962 - trad. russa della Storia del PCC pubblicata a Praga nel 1961 dall'Istituto di storia del PCC, e preparata da un collettivo diretto da Pavel Rejman. V. anche I. M. MAJSKIJ, Guerra e diplomazia, cit., pp. 172-174; H. FEIS, op. cit., pp. 197-201).
(19) Si trattava di un parziale riconoscimento di fatto, mentre continuava ad essere riconosciuto ufficialmente il governo jugoslavo in esilio. Una missione militare britannica con a capo il generale Mclean, fu inviata nel luglio 1943 presso il quartier generale di Tito; poi alla conferenza di Teheran fu deciso di intensificare gli aiuti all'Esercito popolare di liberazione jugoslavo, ma non venne riconosciuto il "Comitato esecutivo nazionale per la liberazione della Jugoslavia", costituito proprio in quei giorni (29 novembre 1943) e presieduto dal maresciallo Tito.
(20) Articolo inedito, scritto nel febbraio 1944.
(21) Curiel si richiama qui alla posizione assunta dal governo polacco emigrato a Londra, quando la notizia, diffusa il 13 aprile 1943 da radio Berlino, del rinvenimento dei resti di centinaia di ufficiali polacchi sepolti in una fossa comune nei pressi di Katyn, nella regione di Smolensk ancora occupata, segn l'avvio di una odiosa speculazione della propaganda nazista che cerc d'incolpare i sovietici dell'eccidio perpetrato dai tedeschi medesimi. Si scaten allora una violenta campagna scandalistica, assecondata dal governo polacco che vi si associ con dichiarazioni ufficiali che "riprendevano le consuete menzogne della propaganda tedesca" (L. WOODWARD, op. cit., p. 204), e rivolgendo un appello alla Croce rossa internazionale perch promuovesse un'inchiesta. Un identico passo fu parallelamente compiuto dal governo hitleriano, mentre la stampa dell'emigrazione polacca a Londra gareggiava con quella nazista, riuscendo persino a superarla coi toni esagitati dei suoi attacchi all'URSS. Circostanze come il lancio simultaneo di una campagna di stampa "condotta sullo stesso terreno", e come il ricorso alla CRI, concretavano una collusione che obblig il governo sovietico a constatare, come Stalin scrisse a Roosevelt e a Churchill, che "il governo attuale della Polonia, essendo scivolato sulla via dell'intesa col governo hitleriano, ha rotto di fatto i rapporti di alleanza con l'URSS ed  passato sul terreno dei rapporti ostili verso l'Unione Sovietica. In base a tutto ci, il governo sovietico  giunto alla conclusione della necessit di rompere i rapporti con questo governo". (STALIN CHURCHILL ROOSEVELT ATTLEE TRUMAN, Carteggio 1941-1945, Editori Riuniti, Roma, 1957, pp. 138-139 e 492-493. D'ora innanzi: Carteggio...) Il governo polacco, emigrato a Parigi nell'ottobre 1939 e poi trasferitosi a Londra, era presieduto dal generale W. Sikorski che aveva assunto anche il comando supremo delle forze armate. Il governo Sikorski ottenne il riconoscimento ufficiale del governo sovietico in base a un trattato sottoscritto a Londra il 18 luglio 1941 dall'ambasciatore Majskij. Il trattato contemplava anche la riorganizzazione, in territorio e con l'aiuto dell'URSS, di forze armate polacche (cfr. I. M. MAJSKIJ, Guerra e diplomazia 1939-1943, cit., p. 177 e, per i negoziati polacco-sovietici, pp. 171-178), e in relazione a ci nel dicembre 1941 il generale Sikorski si rec a Mosca, dove raggiunse un accordo, sanzionato il 4 dicembre da una dichiarazione congiunta sovietico-polacca per il futuro impiego a fianco dell'esercito rosso delle costituende unit polacche. Gli ambienti pi reazionari dell'emigrazione, dai quali proveniva la maggioranza dei ministri del governo in esilio, osteggiavano la linea, a loro avviso pro-sovietica, seguita da Sikorski, il quale se non altro aveva compreso che "ingaggiare la lotta armata contro le truppe sovietiche in Polonia, sarebbe una follia" (J. KIRCHMAYER, L'insurrezione di Varsavia, Editori Riuniti, Roma, 1963, p. 32); sicch non a caso Churchill scrisse a Stalin che Sikorski, "alieno dall'avere tendenze filo-tedesche o dal concludere un'intesa coi tedeschi, corre il pericolo di essere destituito dai polacchi. Se egli se ne andr, avremo qualcuno peggiore di lui" (Carteggio..., cit., p. 139). Ma con altrettanto fondamento Stalin affermava: " del tutto probabile che il signor Sikorski, personalmente, non abbia alcuna intenzione di cooperare con i banditi hitleriani... Ma io penso che alcuni elementi filo-hitleriani, insinuatisi nel governo polacco o che si muovono nella sua orbita, abbiano trascinato dietro di loro il signor Sikorski: cos il governo polacco  diventato, forse contro la propria volont, uno strumento di Hitler..." (Carteggio..., cit., p. 495). Poco dopo, il 5 luglio 1943, il generale Sikorski per in un incidente aereo, avvenuto per cause rimaste sconosciute. E la previsione di Churchill, che gli sarebbe succeduto qualcuno "peggiore di lui", s'avver puntualmente. Non meno esatto fu il giudizio del premier britannico, che in definitiva la "faccenda" della montatura sulle fosse di Katyn era "un trionfo per Goebbels"; resta da vedere in che misura egli avesse contribuito a quel trionfo, incoraggiando sottobanco gli elementi pi reazionari del governo polacco.
(22) Il confine sovietico-polacco anteriore al 1939 fu oltrepassato da reparti della 13a armata del 1 Fronte ucraino il 4 gennaio 1944.
(23) L'8 dicembre 1919 il Consiglio supremo delle potenze alleate deliber di proporre ai governi sovietico e polacco una linea di confine indicata da una commissione ad hoc che, per incarico della conferenza della pace, aveva studiato una soluzione del problema della frontiera orientale della Polonia, assumendo i fattori etnici come criterio esclusivo per definirne il tracciato. Bench gi esistesse un accordo, concluso ai primi di novembre dopo negoziati diretti e segreti fra i due governi interessati, che stabiliva una linea di demarcazione non molto dissimile (cfr. Dokumenty vnenej politiki SSSR, Moskva, Gospolitizdat, 1957, T. II, pp. 278-283; v. anche P. WANDICZ, Secret Soviet-Polish Talks in 1919, in Slavic Review, n. 3, 1965, e G. A. BRINKLEY, The Volunteer Army and Allied Intervention in South Russia 1917-1921, University of Notre Dame Press, 1966, p. 208), la proposta del Consiglio supremo alleato fu respinta dal maresciallo Pilsudski, il cui rifiuto peraltro non dovette riuscire sgradito alle maggiori potenze dell'Intesa, se  vero che non le dissuase dal fornire ingenti aiuti al dittatore polacco durante la guerra d'aggressione intrapresa il 25 aprile 1920 contro la Russia sovietica. In effetti il "grande disegno" enunciato da Pilsudski, mirante allo smembramento della Russia come risultato della guerra (cfr. G. BRINKLEY, op. cit., pp. 206 e 367 n., e R. MACHRAY, The Poland of Pilsudski, London, Allen & Unwin, 1936) ricalcava i piani per l'abbattimento del potere sovietico, in attuazione dei quali le potenze imperialistiche s'erano impegnate sin dal 1918 nell'intervento armato in Russia: sicch con ragione da parte sovietica, all'inizio della nuova aggressione, si denunci che "l'attacco dei signori polacchi contro la Russia operaia e contadina era, in sostanza, un attacco dell'Intesa", il terzo in ordine di tempo, dopo quelli sferrati con esito fallimentare nella primavera e nell'autunno del 1919. Ma le illusioni del campo imperialista, alimentate dai successi conseguiti nelle prime settimane dai polacchi bianchi, s'infransero ben presto contro la realt della controffensiva lanciata il 26 maggio dall'esercito rosso sul fronte sud-occidentale. In seguito ai rovesci subiti in giugno dalle truppe bianche polacche, il governo britannico ravvis l'urgenza d'interporsi al fine di scongiurare una completa disfatta militare della Polonia, ed ai primi di luglio invit il governo sovietico ad accettare un armistizio immediato ed a rinviare la soluzione delle questioni territoriali a una conferenza della pace, da convocarsi a Londra. Come risulta da una nota inviata a Mosca il 12 luglio dal ministro degli esteri Lord George Curzon, la proposta britannica contemplava l'arretramento, in caso d'armistizio, dell'esercito polacco sulla linea approvata in dicembre dal Consiglio supremo alleato, mentre l'esercito rosso avrebbe dovuto arrestarsi a 50 km. dalla linea medesima, che da allora fu chiamata "linea Curzon" (cfr. G. BRINKLEY, op. cit., pp. 254-256, e M. M. LASERSON, The Curzon Line, New York, Carnegie Endowment for International Peace, 1944; il testo della nota di Curzon  pubblcato in Dokumenty vnenej politiki SSSR, cit., T. III, pp. 54-56). Il governo sovietico rispose, con una nota inviata il 17 luglio a Curzon dal commissario del popolo agli affari esteri, G. V. Cicerin, dichiarandosi disponibile per negoziati diretti con la Polonia, ma respingendo la pretesa del governo britannico di arrogarsi un ruolo di mediatore, mentre partecipava di fatto alla guerra contro la Russia sovietica (ibidem, pp. 62-64).
(24) Dopo l'aggressione hitleriana del 1 settembre 1939 contro la Polonia, e in conseguenza dell'offensiva che travolse l'inadeguata difesa polacca, il 17 settembre il governo sovietico decise d'intervenire con le proprie forze armate per ricuperare i territori sottratti all'URSS dal trattato di Riga, evitando cos che li occupassero le truppe tedesche. L'intervento sovietico si arrest su una linea che coincideva con la "linea Curzon": cosicch, come ha scritto R. Battaglia, "l'URSS non solo conseguiva il proprio confine legittimo, ma impediva alla Germania di portare le proprie basi 300 km. pi ad est, poneva cio una delle premesse indispensabili per la difesa e la vittoria sul nazismo " (R. BATTAGLIA, La seconda guerra mondiale, Roma, Editori Riuniti, 1961, p. 62). Nel novembre 1939, in accordo con la volont espressa in un plebiscito dalle popolazioni interessate, fu proclamata la riunione all'URSS delle regioni occidentali della Bielorussia e dell'Ucraina.
(25) Con la dichiarazione del gennaio 1944 e con le altre inconsulte reazioni dei suoi membri, il governo emigrato polacco mirava essenzialmente a contestare l'impegno assunto un mese prima, alla conferenza di Teheran, da Churchill e Roosevelt, di riconoscere la "linea Curzon" come frontiera definitiva tra l'URSS e la Polonia. Il 22 gennaio Churchill e Eden s'incontrarono con rappresentanti del governo polacco (retto da S. Mikolajczyk, subentrato nella carica di primo ministro allo scomparso generale Sikorski, mentre a quella di comandante supremo delle forze armate era stato chiamato il generale Sosnkowski, il quale nel 1941 aveva rassegnato le dimissioni da ogni incarico governativo per protesta contro la stipulazione dell'accordo sovietico-polacco), e sull'esito poco soddisfacente del colloquio il premier britannico rifer in un messaggio (cfr. Carteggio..., cit., pp. 219-223) a Stalin, il quale rispose il 4 febbraio chiedendo che il governo polacco affermasse "in una dichiarazione ufficiale... che la linea Curzon  il nuovo confine tra l'URSS e la Polonia"; e, richiamandosi alla campagna antisovietica che continuava con sempre maggiore accanimento, sottolineava la necessit di "un radicale miglioramento della compagine del governo polacco" che subiva l'influenza predominante del generale Sosnkowski, e di altri "elementi sciovinisti filofascisti", il cui allontanamento avrebbe giovato anzitutto agli interessi dei "pi larghi strati del popolo polacco" (ibidem, pagine 223-225). Dopo altri colloqui coi dirigenti del governo emigrato, il 22 febbraio Churchill dichiar ufficialmente, alla Camera dei Comuni, che il governo britannico riteneva giustificato il definitivo riconoscimento della linea Curzon. Ed  probabile che proprio in riferimento a quel discorso Curiel abbia scritto che "l'estremo tentativo dei baroni polacchi si pu considerare fallito": certamente quella dichiarazione di Churchill "fu il pi duro colpo subito dal governo in esilio", come osserva anche J. Kirchmayer (op. cit., p. 42); ma un mese dopo lo stesso Churchill, in una nuova dichiarazione alla Camera dei Comuni, assumeva una posizione assai diversa, affermando "che i tentativi di raggiungere un'intesa fra i governi sovietico e polacco sono falliti, che noi continuiamo a riconoscere il governo polacco col quale abbiamo avuto rapporti costanti dal momento dell'invasione della Polonia nel 1939, che noi riteniamo ora che tutte le questioni relative alle modifiche territoriali devono essere rinviate all'armistizio o alla conferenza delle potenze vincitrici e che nel frattempo non possiamo riconoscere nessuna annessione di territorio operata con la forza" (Carteggio..., cit., p. 240; si veda anche la risposta di Stalin, pp. 241-243).
(26) Jozef Pilsudski s'era avvicinato al socialismo mentre era studente a Charkov. Nel 1887, appena ventenne, fu condannato alla deportazione in Siberia per attivit socialiste. Ritorn a Vilna dopo cinque anni, e partecip all'organizzazione del Partito socialista polacco, di tendenza nazionalista, di cui divenne il leader. Nel 1894 fond il giornale clandestino Robotnik (Il lavoratore), che pubblic fino al 1900, quando fu nuovamente arrestato dalla polizia zarista. Riusc a fuggire di prigione e and dapprima a Londra e poi, nel 1902, a Cracovia, allora sotto dominazione austriaca, dove entr in stretti rapporti di collaborazione con Ignacy Daszynski, capo del Partito socialista austro-polacco e membro del parlamento austriaco. All'inizio della guerra russo-giapponese Pilsudski si rec in Giappone nella speranza di ottenere aiuti per provocare un'insurrezione in Polonia, ma ritorn a mani vuote. Nel 1905, allo scoppio della prima rivoluzione russa, Pilsudski promosse l'organizzazione di bande armate, facendosi sostenitore di una tattica insurrezionale fondata sulla guerriglia. Dissensi interni su questa forma di lotta provocarono nel 1906 una scissione del Partito socialista polacco, la cui ala pi nazionalista form, sotto la guida di Pilsudski, un Partito rivoluzionario socialista polacco, e intraprese un'aspra lotta sia contro i dissidenti, sia contro il Partito socialdemocratico polacco, denunciandoli come traditori della causa della rivoluzione nazionale. Nel 1907 Pilsudski torn in Galizia, dove oper con la tolleranza delle autorit austriache, costituendo una lega militare che pi tardi, nel 1910, prese il nome di "Unione delle societ di tiro"; poi, nel 1912, costitu una "Commissione provvisoria dei partiti indipendentisti federati", che si proponeva il fine di coordinare l'azione dei partiti di sinistra in Galizia e delle organizzazioni segrete nella Polonia russa. Infine nel 1914, allo scoppio della prima guerra mondiale, Pilsudski organizz, in nome del Partito socialista rivoluzionario polacco, un corpo di volontari, di cui assunse il comando, e che partecip al conflitto con le legioni polacche costituite dal comando supremo austroungarico (cfr. G. D. H. COLE, The Second International, London, Macmillan & Co. ltd., 1956, Part. I, pp. 494-497, Part. II, p. 544).
(27) Nel luglio 1920 le armate rosse del fronte occidentale, al comando del generale Tuchacevskij, passarono all'offensiva, avanzando tanto celermente che l'8 agosto le avanguardie erano a 50 km. da Varsavia. Come poi riconobbe Lenin nel suo rapporto al X Congresso del PCR (b), "durante la nostra offensiva, durante la nostra troppo rapida avanzata fin quasi a Varsavia, indubbiamente  stato commesso un errore... dovuto al fatto che noi abbiamo sopravvalutato la superiorit delle nostre forze" (Opere, v. 32, p. 157). In effetti nel corso dell'avanzata, le forze sovietiche procedettero senza consolidare le posizioni conquistate, lasciando troppo indietro le retrovie sicch i rinforzi ritardarono e vennero a mancare i rifornimenti e le munizioni. Non solo, ma il comando supremo sovietico, dove predominava Trotskij, ordin a Tuchacevskij di passare all'offensiva mentre il governo britannico aveva preso la gi ricordata iniziativa per un armistizio immediato solo nell'intento di guadagnare il tempo occorrente per completare la riorganizzazione della cosiddetta "Armata volontaria", di cui il generale Vrangel aveva assunto il comando in sostituzione dello sconfitto Denikin, dopo che le potenze dell'Intesa avevano provveduto a portare in salvo in Crimea i resti di quelle truppe che non molti mesi prima sembravano lanciate in una inarrestabile marcia verso Mosca. Ora i piani dell'Intesa assegnavano all'armata di Vrangel il compito di operare alle spalle delle armate sovietiche del fronte sud-occidentale, e la gravit di questa minaccia, tempestivamente e reiteratamente segnalata, avrebbe dovuto indurre il comando supremo a sospendere l'offensiva sul fronte occidentale, che invece fu lanciata ugualmente e per giunta malamente condotta. Alla fine di agosto le truppe polacche concentrate davanti a Varsavia, e nel frattempo potenziate grazie a cospicue forniture di armamenti, bloccarono l'avanzata delle armate sovietiche e passarono alla controffensiva, mentre anche sul fronte sud-occidentale le forze rosse dovettero ripiegare per far fronte alla concomitante azione nelle retrovie intrapresa dall'armata di Vrangel. Tuttavia la controffensiva generale delle armate bianche fu contenuta dall'esercito rosso, che in settembre aveva gi ripreso l'iniziativa strategica; sicch il governo polacco ritenne conveniente concludere un armistizio, che fu concordato in ottobre a Riga dove alcuni mesi dopo, il 18 marzo 1921, fu sottoscritto un trattato di pace sulla base degli accordi armistiziali. Il trattato di Riga, pur se assegnava alla Polonia le regioni occidentali della Bielorussia e dell'Ucraina, fu da Lenin giudicato "vantaggioso" (Opere complete, Roma, Editori Riuniti, v. 31, 1967, p. 457); infatti non era stato raggiunto il vero obiettivo dell'Intesa, che aveva incoraggiato e sostenuto l'aggressione polacca non certo per arrivare a una definizione delle frontiere che favorisse la Polonia, ma per tentare ancora una volta di liquidare il potere sovietico; ed inoltre l'armistizio permise di concentrare tutte le forze dell'esercito rosso contro l'armata di Vrangel, la cui sconfitta definitiva nel novembre 1920 pose fine alla guerra civile e all'intervento straniero in Russia: cos "nel duello con l'imperialismo del mondo intero, il giovane Stato sovietico aveva vinto" (Storia del PCUS, Roma, Editori Riuniti, 1960, v. I, p. 342).
(28) Il colpo militare del 12-13 maggio 1926 segn il ritorno al potere del maresciallo Pilsudski, che gi l'aveva esercitato dal novembre 1918, quando, al momento del crollo degli imperi centrali, il Consiglio di reggenza da essi creato in Polonia gli aveva rimesso i pieni poteri, confermatigli poi, nel febbraio 1919, da una assemblea costituente. Nel 1922 Pilsudski rifiut di porre la sua candidatura alla presidenza della repubblica perch considerava troppo limitata l'autorit attribuita al presidente. Fu tuttavia nominato maresciallo e capo di stato maggiore delle forze armate. Si dimise da questo incarico nella primavera del 1923, in seguito alla formazione di un governo democratico di coalizione tra i partiti di sinistra e il partito dei contadini. Per tre anni rimase in disparte, mantenendo tuttavia stretti legami con gli ambienti militari, e preparando il colpo di Stato: il 12 maggio 1926, alla testa di alcuni reggimenti, Pilsudski entr a Varsavia e se ne impadron dopo tre giornate di lotta sanguinosa. Anche in seguito rifiut la elezione a presidente della repubblica, e s'accontent formalmente della carica di ministro della guerra, salvo un breve periodo in cui fu capo del governo; ma in realt esercit poteri dittatoriali sino alla sua morte, avvenuta il 12 maggio 1935.
(29) Un patto decennale di non aggressione fu stipulato a Berlino il 26 gennaio 1934 fra il governo polacco e il governo hitleriano, instaurato in Germania da circa un anno. L'accordo, che "si prefiggeva di creare le condizioni per l'attuazione dei sogni di conquista di ambedue gli Stati, soprattutto in Europa orientale", in realt permise alla Germania di sfruttare a proprio vantaggio l'ostilit dei governanti polacchi verso l'Unione Sovietica, finch Hitler lo denunci il 28 aprile 1939 (cfr. A. S. ERUSALIMSKIJ, Da Bismarck a Hitler, Roma, Editori Riuniti, 1967, p. 497).
(30) Edward Rydz-Smigly, fu uno dei principali collaboratori di Pilsudski sin da quando, nel 1914, partecip con la legione polacca alla prima guerra mondiale. Ministro della guerra nel 1918, durante il conflitto sovietico-polacco del 1920 comand un'armata sul fronte sud-occidentale. Negli anni successivi ebbe importanti cariche nelle forze armate, di cui ebbe il comando supremo nel 1935, alla morte di Pilsudski. Nel 1936 fu nominato maresciallo e proclamato "prima personalit dello Stato dopo il presidente della repubblica". Nel 1939, in seguito all'invasione tedesca della Polonia, si rifugi in Romania; rientr poi sotto falso nome a Varsavia, dove mor nel 1942.
Jozef Beck, anch'egli proveniente dalla legione polacca, partecip nel 1920 alla guerra contro l'URSS col grado di colonnello. Nel 1920 fu ministro senza portafoglio e vicepresidente del Consiglio. Dopo il colpo di Stato del maggio 1926 ebbe vari incarichi all'estero, finch nel 1932 fu nominato ministro degli esteri e mantenne la carica ininterrottamente sino al 1939. Con la sua politica ispirata unicamente all'antisovietismo (fu lui a condurre le trattative e a firmare il patto di non aggressione con la Germania hitleriana; ed ancora nel 1938, a Monaco, si schier dalla parte di Hitler, ottenendo in compenso l'annessione alla Polonia di territori di frontiera cecoslovacchi), fu uno dei maggiori responsabili della catastrofe del settembre 1939. Dopo l'invasione tedesca ripar anch'egli in Romania, dove mor nel giugno 1944.
(31) Sulle trattative anglo-franco-sovietiche dell'agosto 1939 per la conclusione di un patto militare, e sulle cause e le conseguenze del loro fallimento, deliberatamente provocato dai governi delle due potenze occidentali, una documentazione completa  stata pubblicata in Mezdunarodnaja izn, 1959, n. 2, pp. 144-158 e n. 3, pagine 139-158. Cfr. inoltre R. BATTAGLIA, La seconda guerra mondiale, cit., pp. 48-56; I. M. MAJSKIJ, Perch scoppi la seconda guerra mondiale?, Roma, Editori Riuniti, 1965, pp. 506-557; A. S. ERUSALIMSKIJ, op. cit., pp. 587-592; D. F. FLEMING, Storia della guerra fredda 1917-1960, Milano, Feltrinelli, 1964, pp. 114-127; A. and V. TOYNBEE, The Eve of War 1939, Oxford University Press, 1958, pp. 451-474; G. F. KENNAN, Russia and the West under Lenin and Stalin, London, Hutchnson, 1961, pp. 349-369, ecc. Sull'abbondante storiografia anglo-americana dedicata al mancato accordo anglo-franco-sovietico,  da vedere il saggio di V. I. POPOV, Buruaznaja istoriografija Anglii i SA ob Anglo-franko-sovetskich peregovorach 1939 goda, nella raccolta Protiv falsifikatsii istorii vtoroj mirovoj vojny, Moskva, Iz. Nauka, 1964, pp. 109-163.
(32) Probabilmente Curiel si riferisce alla "Lega dei patrioti polacchi", sorta nella primavera del 1943 come organizzazione di massa dell'emigrazione antifascista polacca in URSS. La Lega si pose come compito principale la creazione di unit militari polacche, e a questo fine si rivolse al governo sovietico che autorizz l'iniziativa e s'impegn a fornire i mezzi per realizzarla. I volontari subito reclutati a migliaia dalla Lega furono avviati a un centro di addestramento nei pressi di Rjazan. Il 1 settembre 1943, nel quarto anniversario dell'aggressione nazista alla Polonia, era gi approntata la la divisione di fanteria che s'intitol al nome dell'eroe nazionale polacco Tadeusz Kosciuszko e che, assegnata alla 33a armata sovietica, ricevette il battesimo del fuoco il 12 ottobre nella zona di Lenino. L'approntamento a ritmo accelerato di altre unit permise poco dopo la costituzione del I corpo d'armata polacco, con un organico comprendente due divisioni di fanteria, una brigata d'artiglieria, una brigata corazzata, un reggimento d'aviazione da caccia ed altri reparti, nonch una propria scuola allievi ufficiali. Entrato in linea alla fine del 1943, si trasform il 16 marzo 1944 nella 1a armata polacca.
(33) La Nostra Lotta, a. II, n. 5-6, marzo 1944.
(34) In risposta a sondaggi compiuti dal governo finlandese verso la met del febbraio 1944, poco dopo la disfatta delle armate hitleriane del gruppo "Nord" a Leningrado e a Novgorod, il governo dell'URSS enunci con una dichiarazione ufficiale le condizioni preliminari al cui adempimento subordinava l'apertura di trattative armistiziali con la Finlandia (oltre a quelle elencate da Curiel, v'era la richiesta di restituzione dei prigionieri di guerra e dei cittadini sovietici internati). Erano le condizioni pi favorevoli che l'URSS poteva porre, tenuto conto dei precedenti, a cominciare dal conflitto scoppiato il 30-11-1939, dopo il fallimento di lunghi negoziati intrapresi dal governo sovietico per ottenere che la Finlandia desistesse dai preparativi in corso per trasformare le regioni di confine in una base di attacco all'Unione Sovietica (tali preparativi, fra cui la costruzione della "linea Mannerheim" e di altre fortificazioni permanenti, erano compiuti con l'aiuto materiale non solo della Germania nazista, ma anche delle potenze occidentali, compresi gli Stati Uniti, nonch della Svezia); l'URSS chiedeva inoltre rettifiche di confine, di cui alcune provvisorie, indispensabili per la sicurezza dei propri territori settentrionali. Il rifiuto finlandese, accompagnato da una serie di provocatori incidenti di frontiera, rese inevitabile la guerra che si concluse il 13 marzo 1940 con la disfatta della Finlandia; e tuttavia il trattato di pace allora concluso contemplava semplicemente l'accettazione delle richieste avanzate dall'URSS nel corso dei negoziati del 1939. Ma il 24 giugno 1941, tre giorni dopo l'aggressione nazista all'URSS, la Finlandia scese in campo a fianco degli aggressori e divenne una base strategica di primaria importanza per le operazioni tedesche sul fronte settentrionale e, in particolare, contro Leningrado; finch le sconfitte subite dalle forze hitleriane costrinsero il governo finlandese, anche sotto la spinta di correnti antifasciste interne, a compiere i sondaggi su accennati. Peraltro le condizioni poste dall'Unione Sovietica furono respinte dal governo finlandese, ancora dominato dai gruppi pi reazionari e filo-nazisti facenti capo al maresciallo Mannerheim; pertanto l'Armata rossa dovette passare all'offensiva. Le forze tedesche e finlandesi furono travolte, e il 22 agosto 1944 il governo della Finlandia si trov costretto a richiedere l'armistizio. L'URSS mantenne le condizioni preliminari poste in febbraio, che questa volta vennero accettate, e l'armistizio fu concluso il 19 settembre 1944, con la partecipazione - in base agli accordi di Teheran - degli alleati occidentali. Sul conflitto sovietico-finlandese del 1939, v. Istorija velikoj otecestvennoj vojny, cit., t. I, pp. 258-275; R. BATTAGLIA, La seconda guerra mondiale, cit., 1961, pp. 71-72. Sull'intervento della Finlandia a fianco della Germania nazista e sulle operazioni al fronte settentrionale nel periodo 1941-44, Istorija velikoj otecestvennoj vojny, cit., t. IV, pp. 143-151. Sulle condizioni preliminari poste dall'URSS il 19 febbraio, ibidem, p. 135, e per il testo completo della dichiarazione ufficiale del governo sovietico, Vnenaja politika SSSR v period vtoroj mirovoj vojny. Dokumenty i materialy, Moskva, t. II, p. 90.
(35) La Nostra Lotta, a. II, n. 5-6, marzo 1944.
(36) La notizia dell'agenzia Reuter era inesatta in quanto le relazioni diplomatiche tra l'URSS e l'Italia vennero ristabilite ufficialmente il 14 marzo 1944. Le trattative per ottenere la ripresa delle relazioni erano state avviate dal maresciallo Badoglio sin dal gennaio col rappresentante sovietico presso il Consiglio consultivo per l'Italia Vyinskij, e poi col suo successore Bogomolov, il quale trasmise a Mosca la richiesta italiana che venne prontamente accolta dal governo dell'URSS. Il 14 marzo, quando il governo Badoglio diram il comunicato ufficiale (in cui si diceva che il gesto del governo sovietico, che aveva deciso di tendere la mano all'Italia "nonostante gli errori del passato regime" non sarebbe stato "dimenticato facilmente dal popolo italiano, compiuto com' in una delle ore pi tragiche della sua storia"), l'ambasciatore sovietico Kostilev era gi da alcuni giorni a Brindisi (cfr. P. BADOGLIO, L'Italia nella seconda guerra mondiale, Milano, Mondadori, 1946, pp. 173-175; v. anche P. SECCHIA e F. FRASSATI, Storia della Resistenza, cit., v. II, pp. 524-526).
(37) Le due potenze occidentali accolsero con aperto disappunto la notizia della ripresa delle relazioni italo-sovietiche: il generale MacFarlane, capo della Commissione alleata di controllo, present una protesta formale che il maresciallo Badoglio respinse, dicendogli: "Anche lei, se fosse nelle mie condizioni, non avrebbe potuto rifiutare il primo gesto veramente amichevole fatto da una delle potenze vincitrici". Pochi giorni dopo il comando supremo alleato invi al governo italiano una lettera contenente il divieto di comunicare direttamente e sotto qualsiasi forma con altri paesi alleati o neutrali; Badoglio replic respingendo l'imposizione con una lettera che  pubblicata nel suo libro sopra citato, pp. 175-177.
(38) Il congresso dei CLN dell'Italia liberata, svoltosi al teatro Piccinni di Bari dal 27 al 29 gennaio 1944 con la partecipazione di 120 delegati, non ottenne in pratica altro risultato che quello di radicalizzare la situazione conseguente al contrasto che opponeva il governo di Brindisi alle coalizioni dei partiti antifascisti, peraltro anch'essi discordi sulle soluzioni da adottare. Sul congresso di Bari v. P. SECCHIA e F. FRASSATI, Storia della resistenza, cit., v. I, pp. 441-448. Gli atti del congresso sono integralmente pubblicati in Il I Congresso dei Comitati di liberazione nazionale, Bari, s. ed., 1964 (volume edito in occasione del 20 anniversario).
(39) La Nostra Lotta, a. II, n. 5-6, marzo 1944.
(40) Il 1 febbraio 1944, la X sessione del Soviet supremo aveva approvato: 1) una "Legge sulla creazione di formazioni militari delle repubbliche federate e sulla conseguente trasformazione del Commissariato del popolo della difesa dell'Unione in Commissariato del popolo delle repubbliche federate"; 2) una "Legge sulla concessione alle repubbliche federate dei pieni poteri nel campo delle relazioni estere e sulla conseguente trasformazione del Commissariato del popolo degli affari esteri dell'Unione in Commissariato del popolo delle repubbliche federate". La prima legge stabiliva di aggiungere alla Costituzione dell'URSS l'art. 18-b: "Ogni repubblica federata ha proprie formazioni militari repubblicane" e di completare l'art. 14, contenente la definizione delle attribuzioni del Commissariato del popolo della difesa, aggiungendo che ad esso spettava "la determinazione delle direttive fondamentali per l'organizzazione delle formazioni militari delle repubbliche federate". La seconda introduceva nella Costituzione l'art. 18-a: "Ogni repubblica federata ha il diritto di instaurare relazioni dirette con Stati stranieri, di concludere accordi con essi e di scambiare rappresentanti diplomatici e consolari" e completava il punto primo dell'art. 14, relativo alle competenze del Commissariato del popolo degli affari esteri, aggiungendovi la funzione di stabilire "le norme generali per le relazioni delle repubbliche federate con Stati stranieri".
(41) Nel rapporto con cui le due leggi furono presentate all'approvazione del Soviet supremo, V. M. Molotov disse: "La riforma del Commissariato del popolo degli affari esteri e del Commissariato del popolo alla difesa che qui si propone  un nuovo passo avanti nella soluzione della questione nazionale nell'Unione Sovietica. Questa riforma corrisponde pienamente ai principi della nostra politica nazionale leninista-stalinista. L'attuazione di misure di questo genere nel momento presente significa che lo Stato sovietico ha raggiunto un nuovo grado del proprio sviluppo, trasformandosi in un organismo pi complesso e dinamico... La riforma dei Commissariati degli affari esteri e della difesa, derivante dall'estensione delle funzioni e dei compiti delle repubbliche federate all'interno e all'esterno del paese, non solo non  in contrasto con l'interesse di consolidare la nostra Unione, ma anzi si attua in nome e per l'ulteriore consolidamento del nostro grande Stato... Il riconoscimento da parte dell'Unione delle accresciute esigenze delle repubbliche nella loro struttura statale, e il soddisfacimento, garantito sul piano legislativo, di queste esigenze, pu soltanto rafforzare le relazioni fraterne tra i popoli del nostro paese e rendere ancora pi evidente il significato storico dell'esistenza dell'Unione Sovietica agli occhi dei popoli dell'oriente e dell'occidente. Occorre quindi riconoscere che il nuovo passo avanti nella soluzione della questione nazionale nell'URSS ha una grande importanza dal punto di vista di tutta l'umanit progressista. Nel periodo in cui il fascismo tedesco, la peggior creatura dell'imperialismo, ha sollevato la testa e ha scatenato la guerra mondiale per soffocare i suoi vicini, per annientare gli Stati liberi, e imporre la sua brigantesca politica imperialista agli altri popoli d'Europa, e poi anche ai popoli di tutto il mondo, questo nuovo successo nell'attuazione della politica nazionale leninista-stalinista nello Stato sovietico avr un significato internazionale particolarmente importante. Questo passo del potere sovietico sar un nuovo colpo morale e politico inferto al fascismo, alla sua politica odiosamente disumana, avversa agli interessi del libero sviluppo nazionale dei popoli. L'Unione Sovietica e i suoi alleati gi stanno battendo il fascismo, avvicinando cos il momento della sua completa disfatta militare. Ma noi sappiamo che non possiamo limitarci alla disfatta militare delle forze fasciste.  necessario che anche la sconfitta politica e morale del fascismo sia compiuta sino in fondo. Ed a questo, ne siamo convinti, potranno contribuire con successo le riforme statali nell'Unione Sovietica; che ora vengono sottoposte alla vostra approvazione " (Desjataja Sessija Verchovnogo Soveta SSSR, 28 janvarja-1 fevralja 1944 g. Stenograficeskij otcet. Moskva, Iz. Verchovnogo Soveta SSSR, 1944, pp. 276-278. Per il resoconto completo della seduta del 1 febbraio, pp. 269-322).
(42) Le decisioni del Soviet supremo ebbero vasta risonanza in Inghilterra e negli Stati Uniti, come dovunque nel mondo, suscitando una variet di reazioni, spesso contraddittorie: cos, ad esempio, il Sunday Times esprimeva "l'inquietudine" di certi ambienti "in merito alle possibili direzioni di questa politica, che comunque non pu essere accolta favorevolmente"; ma poi ammetteva che, pur mancando gli elementi per una analisi seria e fondata, "sia dal punto di vista odierno che nella prospettiva dell'avvenire, la concessione di ampi poteri alle repubbliche federate appare politicamente saggia". Sulla stampa controllata dai gruppi pi reazionari dell'imperialismo americano apparvero invece giudizi e commenti che riecheggiavano quelli della propaganda nazifascista: la riforma era presentata dal giornale Star come "un'abile manovra politica, che aveva il fine di dare all'Unione Sovietica la possibilit di controllare una considerevole parte dell'Europa"; e mentre il Daily News attribuiva all'URSS l'intenzione di "annettersi alcuni piccoli paesi e certe parti di altri", il New York Journal and American arrivava ad affermare che i "piani espansionistici sovietici" includevano la Mongolia esterna, alcune regioni della Cina e, in Europa, i paesi balcanici, la Polonia, la Francia, la Spagna, la Germania e l'Italia settentrionale. Simili tesi furono riprese anche da organi di stampa di paesi neutrali, come la Svezia e la Svizzera: "I piani di sicurezza dell'Unione Sovietica - scriveva la Neue Zrcher Zeitung - nascondono una politica espansionistica che si propone vasti obiettivi. Le riforme della Costituzione, che dovrebbero sottolineare il carattere federativo dell'Unione Sovietica, e in forza delle quali le singole repubbliche sovietiche ricevono una formale autonomia nel campo della politica estera, rappresentano lo strumento fondamentale di una strategia nel senso pi lato della parola, con la quale Mosca aspira ad annettersi o a sottomettere alla propria influenza gli Stati confinanti asiatici e dell'Europa orientale". A parte questi ed altri vaneggiamenti che miravano a confondere le idee all'opinione pubblica, non mancarono tuttavia giudizi seri e positivi, come quello espresso dal Times, che considerava la riforma come "una garanzia di forza e di sicurezza", o dal News Chronicle che scrisse: "Appare evidente che la nuova politica  la manifestazione dell'immensa fiducia dei dirigenti russi - e la dimostrazione al mondo di questa fiducia - nella potenza e nell'unit dell'URSS. Quanto pi vasti sono i diritti che il governo intende concedere (alle repubbliche federate), tanto maggiore deve essere la sua fiducia nella lealt delle parti componenti dell'Unione Sovietica".
(43) La Nostra Lotta, a. II, n. 5-6, marzo 1944.
(44) La Nostra Lotta, a. II, n. 5-6, marzo 1944.
(45) Cfr. K. MARX, La guerra civile in Francia, Roma, Ed. Rinascita, 1950, p. 74.
(46) Questo scritto, del marzo o aprile 1944, probabilmente fu preparato come traccia per una conferenza o lezione, seguita da un dibattito, come risulta dagli "schemi di risposta" alla fine riportati.
(47)  qui richiamata la divisione in periodi formulata dal VI Congresso dell'IC, dalla quale Curiel non si discosta sostanzialmente, pur se anticipa al 1921 la delimitazione tra il primo e il secondo periodo, che invece nelle Tesi del VI Congresso era indicata nella fine del 1923: cfr. La situazione internazionale e i compiti dei partiti comunisti (Tesi approvate dal VI Congresso della Internazionale comunista), Edizioni italiane di cultura sociale, Parigi, 1929, pp. 3-4.
(48) "La campagna per la bolscevizzazione dei partiti... serv a condurre avanti la formazione dei partiti e dei loro quadri dirigenti, eliminando uomini e gruppi refrattari a una seria assimilazione dei principi marxisti e leninisti, restii alla disciplina e ai metodi di lavoro di un partito rivoluzionario. Gli obiettivi contro cui si dovette colpire furono quindi diversi da una sezione all'altra, a seconda delle tradizioni e condizioni locali, ma l'obiettivo di "andare alle masse" fu dappertutto quello sul quale venne concentrata l'attenzione. Alcuni partiti incominciarono ad assumere, attraverso questa campagna, il carattere di veri partiti di massa e ci era indispensabile nella nuova situazione che si stava creando" (P. TOGLIATTI, Alcuni problemi della storia dell'Internazionale comunista, in Rinascita, anno XVI, n. 7-8, luglio-agosto 1959, p. 476).
Sul significato e i fini della parola d'ordine della bolscevizzazione, v. la risoluzione "Sur la tactique communiste" in Cinquime Congrs communiste mondial - Rsolutions, Paris, Librairie de l'Humanit, 1924, pp. 23-24.
(49) La parola d'ordine del governo operaio e contadino, che il VI Congresso dell'IC avanz, collegandola alla tattica del fronte unico operaio, delineata dal III Congresso, era concepita non solo come indicazione di propaganda generale, ma anche e principalmente come obiettivo politico la cui attualit discendeva dalle situazioni di quei paesi capitalistici avanzati, dove poteva manifestarsi la necessit di una lotta per la democrazia come fase preliminare della lotta per il potere proletario. Verificandosi questa evenienza, l'instaurazione di un governo operaio, inteso come "coalizione politica ed economica di tutti i partiti operai", avrebbe potuto consolidare le posizioni della classe operaia e "costituire un punto di partenza per la conquista della dittatura del proletariato": a condizione per che un tale governo assolvesse ai "compiti elementari... di armare il proletariato e disarmare le organizzazioni borghesi controrivoluzionarie, di introdurre il controllo sulla produzione, di riversare il peso principale delle imposte sulle classi abbienti e di spezzare la resistenza della borghesia controrivoluzionaria" (Quatrime Congrs - Rsolution sur la tactique de l'IC, in Manifestes, Thses et Rsolution des quatre premiers Congrs mondiaux de l'Internationale Communiste 1919-1923, Paris, Bibliothque Communiste, Librairie du Travail, 1934, p. 158).
(50) In merito al VI Congresso dell'IC (17 luglio-1 settembre 1928), ha scritto Togliatti che "quanto alla previsione di un nuovo aggravamento della situazione del capitalismo, essa fu confermata in modo clamoroso dallo scoppio della crisi economica del 1929. Ci che si pu criticamente osservare, - continuava Togliatti, -  che la tesi dell'inizio di un "terzo periodo" non sempre e non in tutti i partiti fu presa, giustamente, come la semplice premessa alla ricerca delle modificazioni concrete che stavano maturando in ogni luogo, ma fu talora intesa in modo schematico, prendendo il posto della ricerca concreta": da qui i ritardi e gli errori (cfr. P. TOGLIATTI, art. cit., pp. 477-478), ed anche la tendenza a considerare come "crisi finale" quella "acutizzazione grave della crisi generale del capitalismo" preannunciata dal VI Congresso. Sul VI Congresso, vedi Lo Stato operaio, n. 9, 1928; P. SECCHIA, L'azione del Partito comunista..., cit., pp. 156-164.
(51) Il VII Congresso dell'IC (25 luglio-25 agosto 1935) "tracci una linea di sviluppo strategico di portata mondiale...", le cui "premesse si trovano senza dubbio nell'attivit precedente dell'Internazionale... Il tentativo che era gi stato fatto, di derivare dall'esistenza del fronte unico la rivendicazione di un governo operaio (o operaio e contadino) venne da Dimitrov stesso richiamato come un precedente " (P. TOGLIATTI, art. cit., p. 478; cfr. anche le pp. seguenti). Al VII Congresso, il rapporto di G. Dimitrov, L'offensiva del fascismo e i compiti dell'IC nella lotta per l'unit della classe operaia contro il fascismo, partiva dalla definizione formulata da Stalin e gi adottata dal XIII Plenum del Comitato esecutivo dell'IC (dicembre 1933), secondo cui il fascismo al potere  "l'aperta dittatura terroristica degli elementi pi reazionari, pi sciovinisti, pi imperialisti del capitale finanziario", per dedurne che l'instaurazione di un governo fascista non poteva considerarsi "una normale sostituzione di un governo borghese con un altro, ma era la sostituzione di una forma statale del predominio di classe della borghesia, la democrazia borghese, con una forma diversa: appunto la aperta dittatura terroristica", che in quanto tale si scagliava anche contro la democrazia borghese, "nell'intento di imporre ai lavoratori il pi barbaro dei regimi di sfruttamento e di oppressione"; conseguentemente "le masse lavoratrici dei paesi capitalistici dovevano scegliere concretamente, non pi fra dittatura del proletariato e democrazia borghese, ma ormai fra democrazia borghese e fascismo": una scelta ovviamente obbligata, dalla quale scaturiva la necessit dell'unione tra la classe operaia, le masse lavoratrici e tutte le forze democratiche nella lotta per la democrazia al fine di mantenere aperte le vie del progresso politico e sociale, nonch nella lotta per la pace, minacciata dal fascismo in quanto espressione di forze interessate a provocare una seconda guerra mondiale; oppure nella lotta armata, nell'eventualit, invero considerata pressoch inevitabile, di un conflitto: ai Compiti dell'IC, connessi alla preparazione di una nuova guerra mondiale da parte degli imperialisti, era infatti dedicato il rapporto di Togliatti (Ercoli) al VII Congresso, le cui risoluzioni, conformandosi ad esso come a quello di Dimitrov, conferirono alle parole d'ordine del fronte popolare e del fronte unico antifascista nuovi contenuti che recarono un ulteriore impulso allo sviluppo del movimento comunista internazionale e all'avanzata delle masse popolari e dei popoli oppressi in tutto il mondo.
(52) Gi il VII Congresso aveva riconosciuto la difficolt di continuare a centralizzare la guida operativa dei partiti comunisti, i quali dovevano piuttosto muoversi in modo sempre pi autonomo, trovando da soli, sulla base delle varie situazioni nazionali, modi e indirizzi di lotta. "Nelle decisioni del VII Congresso era gi implicita, in un certo senso, la decisione di scioglimento... quando venne dichiarato apertamente che la precedente forma di direzione centralizzata non corrispondeva pi alla situazione e allo stato del movimento " (P. TOGLIATTI, art. cit., p. 480). L'Internazionale comunista fu comunque ufficialmente sciolta solo il 15 maggio 1943. La decisione venne presa direttamente dai membri del Presidium del CE che, nell'impossibilit di convocare un congresso mondiale, date le condizioni di guerra, sollecitava l'approvazione delle singole sezioni. La dichiarazione di scioglimento venne cos formulata: "Sciogliere l'Internazionale comunista come centro dirigente del movimento operaio internazionale, svincolando le sezioni dell'Internazionale comunista dalle obbligazioni che derivano dalla Costituzione e dalle decisioni dei congressi dell'Internazionale comunista".
(53) Introduzione allo scritto di P. TOGLIATTI, Antonio Gramsci capo della classe operaia (da Lo Stato Operaio, a. XI, n. 5-6, marzo-aprile 1937) riprodotto e diffuso in opuscolo dattiloscritto nell'aprile 1944, in occasione del VII anniversario della morte di Gramsci (IG Arch. PCI, 1943-45).
(54) Sulla partecipazione italiana alla resistenza francese, v. P. LEONETTI CARENA, Gli italiani del maquis, Milano, Del Duca, 1966.
(55) La Nostra Lotta, a. II, n. 9, maggio 1944.
(56) Sui precedenti e la formazione del primo governo di unit nazionale e antifascista, v. P. TOGLIATTI, La politica, di Salerno, Roma, Editori Riuniti, 1969; L. LONGO, Sulla via dell'insurrezione nazionale, cit., pp. 209-216; A. LEPRE, La svolta di Salerno, Roma, Editori Riuniti, 1966; R. BATTAGLIA, Storia della Resistenza italiana, cit., pp. 214-253; P. SECCHIA - F. FRASSATI, Storia della Resistenza, cit., v. II, pp. 513-544; F. FRASSATI, Polemica sulla svolta di Salerno, in Rinascita, n. 43, ottobre 1964, pp. 23-24.
(57) Col titolo in occhiello Storia di un anno, il Corriere della sera pubblic nel giugno-luglio 1944 diciannove articoli non firmati, il primo dei quali apparve il 24 giugno, preceduto da un cappello che avvertiva: "Iniziamo oggi la pubblicazione di una serie di articoli, i quali documentano, con criterio di rigorosa obiettivit e veridicit gli avvenimenti svoltisi nel periodo di tempo fra l'ottobre del 1942 e il settembre del 1943, che hanno provocato la crisi militare, politica e morale della patria". L'anonimo articolista era notoriamente Mussolini, ma il Corriere attese sino al 18 luglio, data della pubblicazione dell'ultimo articolo, per darne conferma, insieme all'annuncio che l'intera serie sarebbe stata ripubblicata quanto prima in volume. Ai primi d'agosto, infatti, apparve un opuscolo, sempre per i tipi del quotidiano milanese, intitolato Il tempo del bastone e della carota. Una nuova edizione fu poi pubblicata da Mondadori con lo stesso titolo e con l'aggiunta di due capitoli - dei quali uno, Calvario e resurrezione, gi pubblicato sul Corriere del 26 settembre 1944, l'altro, Il caso Messe, inedito - e di una appendice documentaria. Quest'ultimo testo venne infine riprodotto nella Opera Omnia di Benito Mussolini, a cura di E. e D. Susmel, Firenze, Ed. La Fenice, v. XXXIV, pagine 301-474. La lettura di quegli articoli sugger a Eugenio Curiel i "Rilievi ed appunti" qui presentati. Lo scritto inedito e senza data risale probabilmente alla fine del luglio 1944; ed  suddiviso in paragrafi i cui titoli corrispondono (con qualche differenza che sar indicata in nota) a quelli degli articoli nell'ordine in cui apparvero sul Corriere della sera.
(58) Il titolo dell'articolo, qui omesso da Curiel, era Il Consiglio della corona e la capitolazione.
(59) Il titolo completo dell'articolo di Mussolini era Uno dei tanti: il conte di Mordano.
(60) Titolo completo: Il dramma della diarchia: dalla marcia su Roma al discorso del 3 gennaio.
(61) Titolo completo: Il dramma della diarchia: dalla legge sul Gran Consiglio alla congiura del luglio.
(62) Titolo completo: Un altro dei tanti: profilo dell'esecutore.
(63) Titolo completo: La riunione del 15 ottobre 1940 a Palazzo Venezia.
(64) La Nostra Lotta, a. II, n. 12, luglio 1944.
(65) Curiel si riferisce alla serie di articoli di Mussolini pubblicati sul Corriere della sera nei mesi di giugno-luglio 1944.
(66) Gi nei mesi tra l'agosto '42 e il febbraio '43 l'estendersi dell'organizzazione clandestina del partito comunista a quasi tutte le maggiori fabbriche del nord aveva permesso l'attuazione di una ventina di scioperi, alcuni anche di notevole importanza, come quello che alla Fiat Mirafiori rep. aviazione aveva bloccato per 24 ore la produzione bellica di Hitler. Ma fu solo nel marzo del '43 che le mutate condizioni internazionali, l'affermarsi della politica di unit nazionale e il consolidamento dell'organizzazione del partito soprattutto a Torino rendevano possibile il primo sciopero su vasta scala di tutto il ventennio. L'agitazione, nata da alcune rivendicazioni comuni a tutta la classe operaia (indennit corrispondente a 192 ore di lavoro, caro-vita, ecc.), non tard ad assumere una netta connotazione politica e a trovare un altro motivo di unit nella lotta al fascismo e alla guerra.
La mattina del 5 marzo la Fiat Mirafiori d inizio all'agitazione; subito entrano in lotta le maggiori fabbriche torinesi (Nebiolo, Officine Savigliano, Westinghouse, Ferriere Piemonte) e nello spazio di una settimana lo sciopero si estende a tutti i centri industriali del Piemonte. La repressione fascista non si fa attendere ma mentre riesce, con un vasto schieramento di uomini e carri armati, ad evitare le manifestazioni di piazza, nulla pu nelle fabbriche dove le sospensioni dal lavoro si protraggono in modo imprevedibile e discontinuo: "La cessazione del lavoro assume l'aspetto di uno sciopero a singhiozzo; dura una, due, qualche volta anche pi ore durante la stessa giornata; poi cessa per riprendere nuovamente all'indomani o dopo qualche giorno". (G. VACCARINO, Gli scioperi del marzo '43, contributo per una storia del movimento operaio a Torino, in Aspetti della Resistenza in Piemonte, Torino, Istituto nazionale per la storia del movimento di liberazione in Italia, 1950.) Il 24 marzo entrano in sciopero a Milano gli operai della Falk, della Marelli e della Pirelli. E a Milano la reazione fascista assume forme particolarmente violente: centinaia di arresti, irruzione nelle fabbriche, corpo a corpo con gli operai che si difendono con gli arnesi di lavoro. Ma, vista l'impossibilit di arrestare con i tradizionali mezzi repressivi un cos imponente movimento di massa e temendo il dilagare dell'agitazione alle fabbriche del Veneto, della Liguria e dell'Emilia, il governo fascista  costretto a cedere e il 2 aprile annuncia un aumento generale dei salari e degli stipendi.
Sugli scioperi del marzo '43 v. Il comunismo italiano nella seconda guerra mondiale, a cura di G. Amendola, Roma, Editori Riuniti, 1963, pp. 14-19; U. MASSOLA, Marzo '43, ore 10, Roma, Ed. di Cultura sociale, 1950; G. VACCARINO, Gli scioperi del marzo '43, cit., pp. 3-40. Cfr. inoltre R. BATTAGLIA, Storia della Resistenza italiana, cit., pp. 46-54; L. LONGO, Un popolo alla macchia, cit., pp. 35-39; F. W. DEAKIN, Storia della repubblica di Sal, cit., pp. 224-232.
(67) Lo "sciopero per la pace" proclamato il 17 agosto 1943 alla Fiat Grandi Motori, e subito trasformatosi in sciopero generale, fu una delle pi imponenti e drammatiche tra le numerose dimostrazioni di massa avvenute quasi dovunque durante i "quarantacinque giorni", nelle quali si esprimeva la delusione e la protesta dei lavoratori che, dopo avere salutato con entusiasmo la caduta di Mussolini, s'attendevano che il governo Badoglio accogliesse prontamente la generale aspirazione alla pace e alla libert. Era accaduto invece che gi il 26 luglio il governo aveva disposto misure da stato d'assedio, assegnando alle forze armate il compito di reprimere le manifestazioni popolari; reca la data del 26 luglio la famosa "circolare Roatta" che prescriveva tra l'altro di procedere contro i dimostranti con reparti dell'esercito "in formazione di combattimento, e di aprire il fuoco a distanza, anche con mortai e artiglierie, come se si procedesse contro truppe nemiche" (per il testo completo della circolare, v. P. SECCHIA - F. FRASSATI, Storia della Resistenza, cit., v. I, p. 12). Cos, mentre dai varchi alpini gi calavano in Italia le forze tedesche d'invasione, undici divisioni dell'esercito italiano furono adibite al mantenimento dell'ordine pubblico (ibidem, pp. 14-15). E pur se in molti casi le truppe non ottemperarono agli ordini, e talvolta giunsero a fraternizzare coi lavoratori, tuttavia le prescrizioni di Roatta furono rigidamente applicate a Reggio Emilia, dove sotto il fuoco, aperto senza preavviso contro le maestranze delle Officine Reggiane, caddero nove operai; a Bari, dove i dimostranti uccisi furono ventitre, e i feriti settanta; ed a Torino, dove due ufficiali ricevettero encomi solenni dal comandante della difesa territoriale, generale Adami Rossi, per avere sparato personalmente contro "gruppi di operai riottosi": cos dicevano le motivazioni degli encomi, conferiti il 30 luglio (cfr. G. VACCARINO, Il movimento operaio a Torino nei primi mesi della crisi italiana (luglio '43-marzo '44), in Il movimento di liberazione in Italia, 1952, n. 19, p. 33). Frattanto le esitazioni e l'insufficiente iniziativa del governo per far uscire il paese dalla guerra avevano avuto come conseguenza l'intensificazione dei bombardamenti terroristici sulle citt italiane, coi quali gli anglo-americani miravano a costringere i dirigenti italiani ad affrettare i tempi dell'inevitabile accettazione della resa incondizionata. Torino sub in quei giorni una serie di massicce incursioni aeree, e fu anche in seguito ad uno spaventoso bombardamento avvenuto il 16 agosto che il giorno successivo tutta la citt partecip allo sciopero cominciato alla Grandi Motori. Ancora una volta intervennero le truppe, e sette operai rimasero feriti. Il 18 giunse a Torino il ministro del lavoro Piccardi, e dopo una trattativa con il comitato operaio che aveva assunto la direzione dello sciopero, il giorno 19 furono ritirate le truppe e l'agitazione venne sospesa. Si veda in proposito: P. SECCHIA, Movimento operaio e lotta di classe alla Fiat nel periodo della Resistenza, in Rivista storica del socialismo, 1964, n. 21, pp. 86-88. Cfr. anche L'Italia dei quarantacinque giorni, Istituto nazionale per la storia del movimento di liberazione in Italia, Milano, 1969, pp. 15-37 e la documentazione pubblicata alle pp. 192 sgg.
(68) La formazione dei Gruppi di azione patriottica (GAP) fu promossa dal PCI sin dal luglio 1943, come risulta da un documento della federazione giovanile di Udine, nel quale si legge: "...nel mese di luglio il compagno Andrea (Mario Lizzero)  a Padova, chiamato da un membro della direzione che lo incarica di costituire in Friuli i primi nuclei di GAP, organizzazione per la quale la direzione del partito comunista aveva fissato il sistema organizzativo e la denominazione... Sopraggiunge poi il 25 luglio, e nelle zone di Udine, Monfalcone e Trieste si formano una decina di gruppi di 3-4 persone con compiti di sabotaggio e di soppressione dei tedeschi". (IG, ASR, Fondo BG). L'organizzazione gappista si diram in breve tempo in tutte le maggiori citt italiane, e per tutta la durata della guerra di liberazione svolse un'attivit incessante, compiendo atti di sabotaggio e diversione, attentati contro militari nemici, eliminando gerarchi fascisti, spie e collaborazionisti. Salvo rare eccezioni individuali, i componenti dei Gruppi di azione patriottica erano comunisti, e l'organizzazione ebbe unicamente il sostegno del PCI; gli altri partiti del CLN si astennero dal parteciparvi, col pretesto che la forma di lotta praticata dai GAP offriva al nemico continue occasioni per scatenare rappresaglie terroristiche. Era vero invece che proprio l'azione dei GAP costrinse i nazifascisti a rallentare il loro sistematico ricorso al terrorismo perch a loro volta temevano la rappresaglia partigiana; e l'astensione degli altri partiti antifascisti era dovuta piuttosto al fatto che essi non possedevano (come ha scritto G. Bocca) "gli strumenti del terrorismo e neppure la carica rivoluzionaria che consente di liberarsi dalla paura antica per una violenza cos drammaticamente eversiva" (G. BOCCA, Storia dell'Italia partigiana, Bari, Laterza, 1966, p. 165 e in genere sull'attivit dei GAP, pp. 165-172 e 243-251). Si veda inoltre L. LONGO, Un popolo alla macchia, cit., pp. 158-165; R. BATTAGLIA, Storia della Resistenza italiana, cit., pagine 160-162 e 184-185; P. SECCHIA - F. FRASSATI, Storia della Resistenza, cit., v. I, pp. 390-400, 494-505, 574-576; P. SECCHIA, Gli arditi gappisti, in l'Unit, edizione Italia settentrionale, 4 giugno 1944, riprodotto in I comunisti e l'insurrezione, cit., pp. 180-182.
(69) Per la "Guardia nazionale" cfr. P. SECCHIA, I comunisti e l'insurrezione, Roma, Ed. Cultura sociale, 1954, p. 13, nota.
(70) La preparazione dei grandi scioperi del marzo 1944 ebbe inizio in gennaio quando la direzione per l'alta Italia del PCI (Longo, Secchia, Li Causi, Massola, Roasio) tenne una riunione alla quale intervennero anche i rappresentanti dei comitati di agitazione che avevano diretto gli scioperi del novembre-dicembre 1943 (Colombi per il Piemonte, Grassi per la Lombardia, Scappini per la Liguria), e decise di avviare l'organizzazione di uno sciopero di vaste proporzioni, costituendo a questo fine un "Comitato di agitazione per il Piemonte, la Lombardia e il Veneto". L'iniziativa venne poi discussa con gli altri partiti del CLNAI. Seguirono settimane d'intensa attivit per mobilitare al massimo grado le forze operaie e per coordinare l'intervento delle formazioni partigiane e dei GAP, non solo nelle regioni del triangolo industriale, ma anche nel Veneto, in Emilia e in Toscana; e questa estensione del movimento impose alcuni rinvii della data d'inizio che infine venne fissata per il 1 marzo. Nella notte sul 1 marzo entrarono in azione a Torino, come a Milano, Bologna e altrove, i GAP: rotaie divelte, scambi danneggiati ed altri sabotaggi provocarono l'interruzione delle linee tranviarie e delle ferrovie suburbane. Si mossero anche le formazioni partigiane, particolarmente in provincia di Torino, bloccando nelle stazioni intermedie i treni che dalle valli alpine portavano in citt gli operai sfollati. Sin dal primo giorno lo sciopero si rivel imponente e vide complessivamente la partecipazione di circa un milione di lavoratori. La repressione tedesca fu dovunque spietata. L'ambasciatore Rahn ricevette personalmente da Hitler l'ordine di far deportare il 20 per cento degli scioperanti; ed anche se il provvedimento non fu eseguito nella misura indicata per difficolt tecniche inerenti ai trasporti e per il danno che ne sarebbe derivato alla produzione bellica, 700 operai furono comunque deportati da Torino, e varie centinaia da Milano, da Genova, ecc. Tuttavia queste e le altre misure di repressione non valsero a impedire che lo sciopero continuasse per otto giorni, offrendo una dimostrazione imponente di forza e di volont combattiva, senza riscontro nella storia della resistenza europea. Sicch ben a ragione La Nostra Lotta, facendo il bilancio dei risultati conseguiti, poteva scrivere: "Lo sciopero generale politico rivendicativo dell'1-8 marzo assume una importanza ed un significato nazionali ed internazionali di gran lunga superiori agli obiettivi immediati che esso si poneva; indica la strada da seguire nel prossimo avvenire in cui si annunciano grandi e decisive battaglie, in Italia e nel mondo, per l'annientamento del nazifascismo e la liberazione dei popoli. Gli operai italiani che lo hanno sostenuto, i lavoratori ed i patrioti che lo hanno appoggiato, le organizzazioni che l'hanno preparato e diretto possono essere fieri e orgogliosi della grande battaglia combattuta: essa si iscrive fra le migliori pagine della lotta dei popoli per la propria libert..." (La Nostra Lotta, n. 5-6, marzo 1944).
Sugli scioperi del marzo '44, v. L. LONGO, Un popolo alla macchia, cit., pagine 107-112 e Sulla via dell'insurrezione nazionale, cit., pp. 140-202; P. SECCHIA, Movimento operaio e lotta di classe alla Fiat nel periodo della Resistenza, cit., pagine 94-95; G. PESCE, Soldati senza uniforme, Roma, Ed. Cultura Sociale, 1950, pp. 54-64; G. VACCARINO, Il movimento operaio a Torino nei primi mesi della crisi italiana, in Il movimento di liberazione in Italia, n. 20, 1952, pp. 24-32; Cfr. inoltre R. BATTAGLIA, Storia della Resistenza italiana, cit., pp. 185-195; P. SECCHIA - F. FRASSATI, Storia della Resistenza, cit., v. I, pp. 471-478; G. BOCCA, Storia dell'Italia partigiana, cit., pp. 235-242; E. COLLOTTI, L'amministrazione tedesca nell'Italia occupata, cit., pp. 197 sgg.; F. W. DEAKIN, Storia della repubblica di Sal, cit., pp. 660-662.
(71) Dall'Appello del Capo del PCI agli italiani, trasmesso per radio il 1 aprile 1944, pubblicato in seguito in La Nostra Lotta, n. 7-8, aprile 1944.
(72) La Nostra Lotta, a. II, n. 14, agosto 1944.
(73) Sulla partecipazione dei cattolici alla Resistenza, v. Contributo dei cattolici alla lotta di liberazione, Associazione partigiani cristiani, I Convegno, Roma, 1964 e Contributo dei cattolici alla lotta di liberazione in Emilia-Romagna, Associazione partigiani cristiani, II Convegno, Roma, 1966. Cfr. inoltre G. E. FANTELLI, La Resistenza dei cattolici nel padovano, Padova, F.I.V.L., 1965; IDA D'ESTE, Croce sulla schiena, Roma, Edizione Cinque lune, 1966; DON BERTO, Sulla montagna coi partigiani, Genova, Edizioni del partigiano, 1946.
(74) In verit, il Movimento dei cattolici comunisti, costituitosi a Roma nell'agosto 1943, nasceva proprio da un tentativo di distinzione nei confronti della Democrazia cristiana restia, almeno in un primo momento, alla partecipazione dei cattolici alla lotta armata. Il movimento raccolse intorno a s nuclei preesistenti di organizzazioni cattoliche antifasciste insieme ad elementi provenienti dal movimento giovanile dell'Azione cattolica. Promotori e principali esponenti del partito erano Franco Rodano, Adriano Ossicini, Tonino Tat, Marisa Cinciari. Il movimento, che crebbe in misura della sua partecipazione alla lotta armata, si svilupp ed ag soprattutto a Roma dando un valido contributo alla lotta per la liberazione della citt ed ottenendo nel gennaio del 1944 il riconoscimento ufficiale del CLN. Alla critica pi ovvia che metteva in dubbio la possibilit di essere cattolici battendosi a un tempo su posizioni comuniste, il movimento rispondeva tentando delle distinzioni ideologiche che negavano il materialismo dialettico e conservavano il materialismo storico come mera tecnica politica: "Essere dei cattolici comunisti significa semplicemente accettare l'ideologia politica e la pratica politica del comunismo come gli strumenti pi adeguati a risolvere le presenti gravissime contraddizioni della moderna societ, e significa accettare gli strumenti unicamente e semplicemente nella loro precisa portata politica senza accogliere minimamente quegli aspetti metafisici che per noi esulano dal terreno politico e che hanno accompagnato il sorgere e lo svilupparsi del marxismo" (Voce operaia, 26 ottobre '43).
Con il ritorno alla legalit il movimento mutava il suo nome in quello di Partito della sinistra cristiana. Il nuovo partito che si poneva, al di l della diretta polemica con la Democrazia cristiana, in concorrenza con la stessa sinistra DC, affermava come primario il compito di battere le forze reazionarie ancora agenti all'interno del partito di De Gasperi, auspicava la socializzazione dei monopoli e la difesa della piccola propriet rurale e si pronunziava per la repubblica e l'unit d'azione con i grandi partiti di massa. Su questa base il partito visse fino al dicembre 1945, il suo scioglimento coincidendo con la fine dei governi direttamente legati ai Comitati di liberazione nazionale e al sorgere di nuove forme di alleanze profondamente differenti da quelle della resistenza. Vedi il volume di M. COCCHI, La Sinistra cattolica e la Resistenza, Roma - Milano, CEI, 1966.
(75) Giornale pubblicato a Cremona e diretto da don Diego Calcagno. Si distingueva per i toni particolarmente astiosi e virulenti della sua polemica, conforme allo stile del suo ispiratore Roberto Farinacci. Costui, come il don Calcagno, finirono giustiziati dai partigiani.
(76) Qui Curiel, per i fini evidenti che con questo scritto si proponeva di raggiungere, definisce la posizione delle alte gerarchie ecclesiastiche generalizzando "l'adesione alla guerra di liberazione" da parte di alcuni alti prelati che costituivano, al contrario, l'eccezione rispetto alla maggioranza dei vescovi delle diocesi dell'Italia occupata; questi infatti uscirono dal loro riserbo solo per pronunciarsi a favore delle autorit d'occupazione (si veda ad es. la "Lettera degli arcivescovi e dei vescovi della regione piemontese nella Pasqua 1944" pubblicata in Aspetti della Resistenza in Piemonte, cit., pp. 47-51). Simili "pastorali" furono diffuse dall'episcopato di altre regioni. Fu invece una significativa realt l'adesione e la partecipazione personale del basso clero alla Resistenza. In proposito cfr. P. SECCHIA - F. FRASSATI, Storia della Resistenza, cit., v. I, pp. 615-619.
(77) l'Unit, edizione Italia settentrionale, n. 11, 25 luglio 1944 (altra ed. stesso numero con data 1 agosto 1944).
(78) Nell'originale dattiloscritto le parole "delle realizzazioni massime" sono sostituite con "della democratizzazione massima" (correzione a mano di E. C.).
(79) l'Unit, edizione per l'Italia settentrionale, n. 13, 1 settembre 1944.
(80) Per la resistenza e per l'insurrezione popolare del 23 agosto 1944 in Romania, e per la successiva partecipazione delle forze armate rumene alla guerra contro la Germania nazista, cfr. E. BANTEA, - C. NICOLAE - G. ZAHARIA, LA ROUMANIE DANS LA GUERRE ANTIHITLRIENNE, BUCARESt, Editions Meridiane, 1970; v. inoltre gli studi pubblicati nel numero speciale Sur la Roumanie en guerre dalla Revue d'histoire de la deuxime guerre mondiale, n. 70, avril 1968.
(81) Fra le numerose opere dedicate all'insurrezione di Parigi (19-25 agosto 1944), v. AA. VV., La liberation de Paris, Paris, Denol, 1964; D. LAPIERRE et L. COLLINS, Paris brule-t-il?, Paris, Robert Laffont, 1964; A. DANSETTE, Histoire de la liberation de Paris, Paris, Fayard, 1946.
(82) Per l'insurrezione nazionale slovacca (settembre-ottobre 1944) cfr. V. KURAL - A. BENCIC, Mouvement de partisans en Tchcoslovaquie au temps de la deuxime guerre mondiale, in Historica, V, Praha, 1963, pp. 189-237; ed anche F. FRASSATI, L'insurrezione antinazista del popolo slovacco, in Rinascita, n. 36, 14 settembre 1963.
(83) Questo giudizio, che poteva sembrare corretto e persino ovvio nel momento in cui venne formulato, tanto pi che non era facile, da un osservatorio lontano, scorgere gli intrighi e le manovre della reazione interna e dell'imperialismo, che componevano il torbido sfondo della situazione greca, non tarder invece a rivelarsi completamente sbagliato. La tragedia delle forze democratiche e popolari in Grecia cominci infatti quando le loro organizzazioni - il Comitato politico di liberazione nazionale, l'EAM (Fronte di liberazione nazionale) e il partito comunista - si lasciarono indurre a partecipare alla Conferenza di Beyruth (maggio 1944), accettandone le conclusioni formulate nella "Carta del Libano", che divennero poi la piattaforma del sedicente governo di unione nazionale formato da Papandreu il 2 settembre, nel quale entrarono cinque ministri. La "Carta del Libano" e il successivo "Accordo di Caserta" del 26 settembre (per il testo dei due documenti v. M. Carlyle (ed.), Documents on International Affairs 1939-1946 - Hitler's Europe, v. II, London, Oxford University Press, 1954, pp. 348-351), oltretutto precostituivano un fondamento legale all'intervento militare britannico in Grecia, e la loro accettazione implicava la rinuncia pregiudiziale al ruolo preminente che spettava alle organizzazioni democratiche e popolari, e che non venne rivendicato per seguire una politica unitaria astratta e mistificata nella concezione, e deleteria nella pratica, in quanto si reggeva su una analisi completamente errata dei rapporti di forza reali. Come il Partito comunista greco, nelle Tesi per il 40 anniversario della sua fondazione (1958), riconoscer, "alla base degli errori di quel periodo stava la sopravvalutazione delle forze degli imperialisti inglesi e della reazione, e la sottovalutazione delle forze del popolo greco, la mancanza di fiducia nella possibilit di creare una Grecia autonoma, democratica e libera da ogni dipendenza imperialistica: possibilit che pure aveva gi trovato piena espressione nella fase cruciale del movimento di resistenza..." (cfr. G. D. KIRIAKIDIS, Gretsija vo vtoroj mirovoj vojne, Moskva, Iz. Nauka, 1967, pp. 285 sgg.; per la versione ufficiale britannica della cosiddetta "politica di riconciliazione" attuata in quel periodo, v. L. WOODWARD, op. cit., pp. 350-357).
(84) Occorre precisare che l'appello insurrezionale contenuto nell'ultima parte dell'articolo, contrariamente all'impressione che a prima vista pu suscitare, non era affatto dettato da un impulso generoso ma irrazionale e intempestivo, frutto di una analisi ottimistica quanto arbitraria della situazione in atto e dei suoi proba
bili sviluppi;  vero invece che non solo il momento politico e militare in Europa corrispondeva realmente alla descrizione di Curiel, ma sussistevano inoltre motivi ed elementi concreti pi che sufficienti per giustificare la certezza che anche l'Italia fosse ormai alla vigilia della liberazione. Quando Curiel scrisse l'articolo (verso il 10 settembre, come si pu desumere da alcuni fatti in esso accennati, verificatisi dopo la data del 10 settembre che il n. 13 dell'Unit reca), il quartier generale alleato aveva appena trasmesso al CLNAI e al Comando generale del CVL una serie di messaggi che annunciavano la imminente "disfatta totale tedesca" e comunicavano le direttive del generale Alexander sulle modalit e gli obiettivi dell'intervento partigiano in tale evenienza. In pari tempo l'offensiva anglo-americana contro la linea gotica, cominciata il 25 agosto, procedeva con successo, mentre le forze sbarcate il 15 agosto sulla costa meridionale della Francia avanzavano celermente su Lione e Grenoble, fianco alle Alpi, ripercorrendo la via napoleonica: nessuna considerazione d'ordine strategico, pertanto, contraddiceva il preannuncio della prossima liberazione, contenuto nei dispacci del comando alleato. Di conseguenza in tutta l'Italia occupata le formazioni partigiane passarono anch'esse alla offensiva, liberando vaste zone in Piemonte, in Lombardia e nel Veneto, e operando con efficacia nelle retrovie immediate del fronte in Emilia e in Toscana; e negli stessi giorni in cui usciva l'Unit con l'articolo di Curiel, il CLNAI aveva preparato un proclama che recava come titolo e parola d'ordine Per l'onore e la salvezza d'Italia! Insurrezione nazionale! fissando anche la data della sua diffusione: il 20 settembre. E il comando generale del CVL diram, in data 18 settembre, un ordine avente per oggetto Direttive operative per la battaglia nella pianura padana. Poi accadde che, quando ormai i tedeschi cominciavano ad abbandonare le loro posizioni sulla linea gotica, l'offensiva anglo-americana venne improvvisamente sospesa, con la conseguenza che il nemico pot non solo riconsolidare il proprio schieramento sul fronte principale, ma anche disimpegnare un certo numero di divisioni per destinarle alla repressione del movimento partigiano, facilmente vulnerabile dopo che aveva gettato tutte le sue forze nella battaglia, presumendo che fosse l'ultima. (Per la documentazione relativa ai fatti qui menzionati, cfr. P. Secchia - F. Frassati, La Resistenza e gli alleati, cit., pp. 136 sgg.)
(85) l'Unit, edizione per l'Italia settentrionale, n. 14, 7 settembre 1944.
(86) L'iniziativa fu promossa dalla Federazione comunista di Milano nel luglio 1944, probabilmente dietro suggerimento della redazione dell'Unit, e quindi anche di Curiel, come risulta dal "questionario" diramato ai settori e alle cellule, il cui testo, dattiloscritto su una striscia di carta velina, era il seguente: "A tutti i compagni. Giornalisti comp. dell'Unit chiedono all'organizzazione notizie di come viene accolta e compresa la prosa e gli articoli del giornale. Far rilevare con una critica costruttiva il giudizio che la massa ha nel complesso delle notizie che l'Unit offre di volta in volta. Aggiungere le lacune su problemi e su desideri dei compagni di base. Il C. Stampa) (IG Arch. PCI, 1943-45).
 conservata nell'Arch. PCI 1943-45 una documentazione relativa all'inchiesta, comprendente le risposte pervenute da cellule e da singoli compagni di due dei settori in cui era suddiviso il territorio della citt. Alcune risposte erano molto brevi e semplici, scritte a matita sul retro del questionario. Eccone qualche esempio:
"Ai compagni giornalisti. Il vostro giornale scritto molto bene. Desidero sapere qualche cosa di quello che c' nelle regioni liberate".
"La massa accoglie l'Unit con fierezza come il miglior giornale antifascista e chiede che siano aumentati i numeri."
"A nome di tutti i compagni nulla di opposizione: stampa regolare, appuntamenti puntuali. Vogliamo sapere quello che c' di nuovo nell'Italia liberata e l'ultimo discorso di Londra e anche quelli di Stalin."
"La stampa  accolta come il solo veicolo di notizie fondate su verit: quindi con entusiasmo. Una compagna chiede perch l'Unit non serbi periodicamente qualche colonna per la donna. Le donne attendono dal nostro giornale consigli e direttive per la loro lotta."
(87) Si riportano qui alcune risposte al questionario, inviate da cellule e sezioni di Milano:
Dalla cellula della fabbrica Almon fonderia:
"Secondo il nostro parere, dopo avere discusso sul problema stampa, esplichiamo il seguente: Come concetto di stampa nessuna critica. Abbiamo constatato per che delle medesime cronache si trovano sulle differenti stampe. Si raccomanda la stampa al posto delle medesime cronache, di riempire con altre notizie che abbiamo tanto bisogno".
Dalla cellula della fabbrica Fara:
"Si legge la stampa con attenzione, e con curiosit, sempre con la speranza di leggere il via per l'azione finale. Ci sembrano troppo poche le colonne dedicate alle azioni partigiane, per il resto tutto ci sembra buono. Alcuni compagni vorrebbero delle delucidazioni sui nostri capi".
Da una cellula della fabbrica Redaelli - fonderia:
"I tre opuscoli: l'Unit, La Fabbrica e Il Combattente, si ripetono spesso. Sarebbe pi logico che ognuno trattasse gli argomenti ai quali allude il titolo e cio: l'Unit, organo del PC tratti di politica e soprattutto del significato del comunismo, come  sorto, quali forme ha assunto nei diversi Stati, come  organizzato, poich in realt molti iscritti al partito non sanno neppure quali siano le finalit del comunismo.
"La Fabbrica tratti solo argomenti sindacali e Il Combattente soltanto delle attivit combattentistiche del Partito.
"Soprattutto che gli argomenti siano attuali (non vecchi di mesi come spesso accade) piuttosto stamparne meno ma farli circolare pi rapidamente." (La Fabbrica era l'organo della Federazione comunista di Milano.
Il Combattente. Organo dei distaccamenti e delle brigate d'assalto "Garibaldi". Diretto da Luigi Longo, la sua pubblicazione, cominciata nell'ottobre 1943, prosegui regolarmente per tutta la durata della guerra di liberazione. Ne apparvero in tutto 19 numeri riprodotti in varie edizioni regionali. La collezione completa  conservata all'Istituto Gramsci, ASR, Fondo Per.
Da una cellula della fabbrica Stigler:
"Il settimanale l'Unit viene accolto con entusiasmo dalla massa, anzi per essere preciso viene atteso con ansia, poich in esso la massa trova conforto, un sollievo agli orrori giornalieri che i fascisti offrono.
"A mio modesto parere, forse opportuno stampare, una volta tanto, un riassunto breve dello scopo che il partito deve raggiungere dato che la nuova generazione, allevata sotto il regime fascista  allo scuro degli ideali del partito.
"Per quanto riguarda i fatti di cronaca, mi sembra che lo stile sia un po' troppo telegrafico e ci non rientra nelle abitudini della nostra razza".
Da una cellula della fabbrica Borletti:
"Compagni giornalisti dell'Unit, vagliando le discussioni dei miei compagni a me pi vicini, deduco che il giornale l'Unit dovrebbe essere pi completo nelle notizie riguardanti il partito, e cio con parole alla portata di tutti illustrare alla massa i principi comunisti, il perch della lotta di classe, chi  e perch  il nostro nemico, filosofia e parole difficili non ci vogliono, la massa ha la tendenza comunista per intuizione ma non per sapere, questa tendenza  guidata dai nostri esempi, discorsi e quelle poche prove che arrivano dalla Russia senza padroni.
"Tanti per lo spirito di far dispetto al fascismo leggono l'Unit, ma in quanto ad opuscoli di una certa profondit, stentano nell'applicazione, perci approfittatene di incominciare la loro istruzione con articoli frequenti e semplici sull'Unit, giornale a loro nel cuore perch specchio del Comunismo. Trascurate caso mai elenchi e notizie di cronaca; le azioni partigiane stanno meglio sul giornale Il Combattente, come sulla Fabbrica s'adattano tanti articoli inerenti alla vita e bisogni d'officina.
"In generale si pensa che l'Unit, essendo giornale politico, illustri al massimo e alla portata dei meno (che sono i pi) le politiche che al nostro partito pi interessano".
Da un'altra cellula della Redaelli - fonderia:
"Del Combattente e La Fabbrica nulla da dire. L'Unit, giornale del partito, dovrebbe avere una fisionomia differente dagli altri. Oltre che portare il popolo alla lotta, cercare di istruirlo, che politicamente  povero (si capisce... dopo 20 anni di narcosi  divenuto amorfo, e forse a prospettargli altri problemi gli si pu svegliare la mente per meditare).
"Oltre alle notizie politico-militari internazionali, portare notizie sul Marxismo e Leninismo ecc. Portare degli articoli spiegando ai contadini cosa sono i colchoz, agli operai lo stacanovismo ecc. Per esempio gli articoli dell'Unit 25 luglio ed in special modo "Democrazia progressiva" devono essere stati ben accolti. Portare dei bilanci specialmente del fronte orientale, sulle perdite tedesche.
"Naturalmente questa non  che una mia opinione.
"Particolare occorsomi questa mattina, lo riporto tale e quale  accaduto: "To' prendi, questi sono dei manifestini usciti or ora". "Tienli, tanto lo so cosa c' scritto" "Li hai gi letti?". "No, ma tanto c' scritto sabotare lotta insurrezione ecc...". Fine. Spiegai che se lui lo sapeva forse altri non lo sapevano o li gradirebbero ecc.".
Dalla 1a cellula della Falck di Milano:
"Cari compagni Sez. Stampa, rispondo in merito a vostra richiesta sulla stampa, ecc.
"Vi posso accertare senza tema di sbagliare che 80/100 ne siamo entusiasti. I giornali i foglietti gli opuscoli vengono letti da tutti e ponderati dai migliori compagni.
"Per suggerisco, onde fosse possibile aumentare, anche sia pure brevi articoli polemici con maggiore estensione di programmi politici ed economici sia attuali che futuri. Toccare specialmente sulla Russia socialista sovietica dove tutti noi proletari guardiamo e speriamo con fiducia nel presente e nel futuro. Cio fare conoscere alle masse le condizioni bolsceviche e marxiste.
"Una parola sul collettivismo: vi sono giovani dai 20 ai 30 anni, sia impiegati che operai, che sul collettivismo e sulle questioni sociali sono ancora nella pi cieca ignoranza. Vi accenno a questo onde evitare se non altro, per un domani, errori e incomprensioni. Vi pare? Gradite saluti comunisti".
Da una cellula - presumibilmente - della tipografia del Corriere della sera (la lettera, dattiloscritta,  siglata a macchina "C.d.S." e la S  seguita da un "era", scritto a matita rossa):
"Ai compagni giornalisti dell'Unit - rispondiamo a quanto richiestoci da parte dei compagni giornalisti dell'Unit, riservandoci, naturalmente, di far pervenire loro quanto ci  possibile ed in rapporto alle nostre possibilit di giudizio. Un vero e proprio confronto di come gli operai accolgono la diversa stampa clandestina, in verit non ci  possibile farlo; per prima cosa perch all'infuori della nostra assicuriamo non circola altra stampa fra gli operai; in secondo luogo anche se qualche copia dell'Avanti ci risulta entri nello stabilimento, per interessamento di un operaio ben conosciuto da noi, si esaurisce la divulgazione sin dall'inizio, a ragione che il giornale finisce in mani di elementi che hanno paura di leggerlo e che quindi non lo passerebbero mai ad altri colleghi. Comunque stanno le cose, vogliamo noi pure, ne siamo sicuri lo avranno fatto le cellule di tutti gli altri stabilimenti, assicurare i compagni giornalisti che l'Unit  attesa e ben accolta da tutta la massa dei lavoratori; che viene letta e compresa da tutti per lo stile pratico con cui viene curata la scrittura, e aggiungiamo che gli operai la preferiscono a tutti gli altri giornali clandestini sapendolo l'organo ufficiale di un partito rivoluzionario del popolo, il meglio organizzato. Quanto poi a rilievi, li troviamo un tantino imbarazzanti perch proprio non si sa bene dove pescarli; ogni articolo  un sano incitamento alla lotta, indirizzata contro una classe parassita, che dominandoci ci ha sfruttato tanto da sentirne disgustoso il vivere; tutto, ripetiamo, viene scritto tenendo conto che ben si prestano le frasi semplici a fare intendere quanto pure noi operai sentiamo il desiderio e il diritto di comprendere. Ma, giacch siamo indotti pure noi a dire quanto abbiamo rilevato, azzardiamo mettere in evidenza, come prima cosa, che bisognerebbe lasciare quanto pi spazio  possibile sull'Unit per dar posto ad articoli di tenore politico in pi vasta scala.
"Ad esempio: quanti degli operai leggono l'Unit indubbiamente leggono pure La Fabbrica ed Il Combattente, perci ne deriva che, per una determinata azione portata a termine con audacia dai nostri eroici partigiani o gapisti viene riportata su tutti e tre i giornali menzionati. Diciamo noi se non fosse molto pi utile, e questo lo vedremo in seguito, lasciare la pubblicazione al Combattente per quanto rappresenti attivit partigiana. I vantaggi, l'utilit che, secondo il nostro concetto, verrebbero a beneficiare un po' tutti,  che lo spazio libero sull'Unit lo si potrebbe utilizzare per articoli a fondo politico, e risulterebbe, come del resto  giusto, il vero organo ufficiale politico del PCI.
"Il P. aumenta la sua forza dopo che la maggioranza degli operai desidera militare nei nostri ranghi, e non si pu negare loro questo sano desiderio, altrimenti verremmo a meno di quanto  il nostro principio. Questi bravi operai che ci dimostrano con i fatti quale sia il loro entusiasmo, a volte cos eccessivo che si possono giudicare invadenti e pericolosi per s e per i compagni, hanno bisogno di una guida prima ancora che questi possano prendere contatti con noi.  stato constatato che vi sono compagni che, per la loro forza antifascista e volont di battersi, sono a posto; non cos per quanto rappresenti concezione politica, anche se la stampa non  mai venuta meno a loro. Ed ecco quindi dove noi troviamo si presti molto bene lo spazio lasciato libero per dar posto ai primi consigli a queste giovani reclute; far intendere loro che chi milita nelle file del P. non impersona, come per venti anni lo hanno fatto credere i traditori fascisti, il delinquente dinamitardo massacratore di donne e di bambini; guidare il grande numero di operai e di contadini iniziando magari dal poco e, con esempi che nella loro semplicit entrino nella testa di tutti. Insomma, noi pensiamo che si potrebbe creare una piccola corrispondenza che interessi i compagni di poca concezione politica ed in particolar modo interessare quanti hanno la possibilit di leggere l'Unit e che si sentono naturalmente inclinati ad entrare quali componenti del nostro P.
"I compagni giornalisti dell'Unit non mancheranno certo della possibilit di intendere quanto qui sopra abbiamo esposto, e teniamo a dichiarare si sia noi disposti a rispondere ad ogni domanda che ci pervenga inerente a quanto si  trattato nel presente scritto. Saluti comunisti!".
Ed ecco infine le "Considerazioni formulate, attraverso riunioni e discussioni, dai compagni della cellula "La Spiga"":
"Stampa.  attraverso la stampa del partito che, per la impossibilit di riunioni plenarie e di contatti col centro direttivo, devono giungere alle cellule periferiche ed ai singoli compagni non solo le direttive organizzative e d'azione, ma anche gli insegnamenti programmatici ed ideologici.
"Partendo da questa premessa, si osserva:
"La Nostra Lotta - come periodico destinato non alla massa, ma al pi ristretto cerchio di chi abbia funzioni di comando o cultura superiore alla media di quella operaia, esso raggiunge lo scopo. Se ne ricavano infatti non solo gli insegnamenti a chi deve, a sua volta, spezzettare ai "compagni" il pane dell'idea comunista senza uscir di carreggiata in argomento cos delicato e difficile, ma anche i criteri basilari direttivi per l'azione nei suoi vari campi.
" un periodico destinato, non appena l'Italia, e par prossimo il giorno, sar interamente libera dal giogo nazifascista, alle funzioni di rivista culturale-scientifica del PCI ed anche oggi, seppure embrionalmente e con qualche comprensibile menda, rivela le sue possibilit future.
"L'Unit - non altrettanto pu dirsi di questo giornale destinato alla gran massa dei compagni e simpatizzanti.
"Anch'esso ha dei notevoli pregi. Non solo, ma risponde sufficientemente alle necessit del momento che vogliono sia messa in piena evidenza, anche ai fini storici e documentali, l'attivit dei "patrioti", dei GAP e di quanti offrono all'idea comunista il rischio quotidiano della loro vita.
"Ed  bene ed  giusto suscitare e tener vivo quel sentimento di odio che ogni compagno deve nutrire verso il nazifascismo non solo, ma anche verso chiunque, attivamente o passivamente, rappresenta un ostacolo al trionfo dell'idea comunista e dei suoi postulati e programmi politico-economici.
"Ma manca ad esso sia la variet degli argomenti, sia dello stile, tanto che si direbbe compilato dalla stessa persona. D un senso di uniformit e di monotonia che si vorrebbe evitato.
" giusto dedicare agli argomenti attuali la maggior parte dello spazio; ma errore dedicarvelo tutto. Bisogna affrontare anche, sia pure in breve, i problemi di domani: verr un giorno in cui l'azione attuale, colla sconfitta del nemico principale, cesser. Bisogner affrontare quelli della ricostruzione politico-economica del paese e dell'organizzazione del partito. Se allora ciascuno di noi compagni non avr gi un embrionale indirizzo, un criterio d'orientamento, potr nascere un senso d'incertezza dannoso sempre in un partito d'azione che non ha tempo di fermarsi a "fare il punto".
"Verr il giorno, forse non troppo lontano, in cui il nostro partito dovr (attraverso lo sbandamento degli altri partiti trascinantisi, quale palla al piede, concezioni programmatiche superate) prendere le redini di questo sventurato paese per dargli un'economia interna ed un posto nel mondo. Ma quanti sanno che questo potr essere solo possibile attraverso una federazione di Stati guidati dalla "nazione motrice" pi forte che non pu essere che la Russia?
"Sullo stesso concetto di "patria" ben pochi hanno idea chiara, perch non  raro udirne la negazione. Mentre lo stesso Stalin ha ammonito che va negata la patria intesa come governo plutocratico ed in funzione antipopolo, ma difesa con ogni mezzo e servita sopra ogni cosa la patria patrimonio del popolo lavoratore.
"In altre parole, poche idee, ma chiare, inequivoche, politicamente ortodosse, devono essere inculcate ai compagni ed ai simpatizzanti perch senza esitazione conoscano la strada giusta; ma il loro insegnamento deve essere impartito dalla nostra stampa fin da ora, perch l'averle ben radicate nella mente e nel cuore centuplica le energie protese alla grande azione.
"Quanto sopra accennato  solo a scopo esemplificativo. Ad es. non si chiede di fare della cronaca, ma qualche avvenimento quotidiano offre tali insegnamenti che non pu non essere rilevato e postillato sia pure brevemente. A dare all'Unit un tono pi vivace, pi vario, baster pochissimo; giorno verr in cui il nostro giornale uscir trionfante alla luce del sole e noi desideriamo che, non solo la sua veste editoriale, ma il contenuto (per dottrina, ideologia, concettosit, variet di materia) lo impongano primus inter pares" (IG Arch. PCI, 1943-45).
(88) La Nostra Lotta, a. II, n. 15, settembre 1944.
(89) Il Comitato francese di liberazione nazionale fu istituito in Algeri il 3 giugno 1943 con un'ordinanza promulgata congiuntamente dal generale De Gaulle e dal generale Giraud (cfr. C. DE GAULLE, Memoires de guerre, Paris, Plon, 1959, v. II, pp. 107 e sgg. e, per il testo dell'ordinanza, pp. 489-490). Il governo sovietico manifest l'intenzione di procedere all'immediato riconoscimento ufficiale del Comitato; senonch Churchill, informato preventivamente da Molotov, comunic a Stalin, anche a nome del presidente Roosevelt, la decisione anglo-americana di astenersi dal compiere un analogo passo, motivandola con suoi apprezzamenti astiosi quanto infondati sul conto del generale De Gaulle; ed infine preg il governo sovietico di rinviare il riconoscimento per evitare che le divergenti opinioni delle tre grandi potenze divenissero oggetto di un'incresciosa pubblicit. Nella sua risposta, Stalin scrisse: "Il governo sovietico non possiede informazioni che possano giustificare la posizione del governo britannico verso il Comitato nazionale francese di liberazione e, in particolare, verso il generale De Gaulle. Tuttavia, poich il governo britannico prega di rinviare il riconoscimento del Comitato francese e, per il tramite del suo ambasciatore, ha dato assicurazione che non sar compiuto alcun passo su questo terreno senza consultare il governo sovietico, il nostro governo  disposto a venire incontro al governo britannico (Carteggio..., cit., pp. 154-155 e 158-159). Due mesi dopo, alla I Conferenza di Quebec, i due governi occidentali riesaminarono la questione, e il 26 agosto annunciarono, con una formula limitativa appositamente studiata, il riconoscimento ufficiale del Comitato. Nello stesso giorno il governo sovietico aveva a sua volta proclamato di riconoscere il Comitato come "rappresentante degli interessi di Stato della Repubblica francese e guida di tutti i patrioti francesi che combattono contro la tirannide hitleriana" (cfr. C. DE GAULLE, op. cit., v. II, p. 137; e, per l'atteggiamento anglo-americano, v. L. WOODWARD, op. cit., pp. 219-224 e H. FEIS, op. cit., pp. 314-315).
(90) Nell'agosto 1944 un emissario del governo bulgaro, allora presieduto da I. Bagrjanov che l'aveva formato pochi mesi prima per incarico conferitogli dal reggente B. Filov, si rec ad Ankara, dove pot agevolmente stabilire contatti col ministro plenipotenziario britannico sir H. Knatchbull-Hugessen. In seguito ai risultati incoraggianti di quel sondaggio, a fine agosto lo stesso emissario torn ad Ankara, munito di pieni poteri per condurre trattative armistiziali, che cominciarono il 2 settembre. Dopo che il mandato gli fu confermato da un nuovo governo, costituito da K. Muraviev con elementi noti per le loro simpatie pro-occidentali, i negoziati proseguirono al Cairo, senza la partecipazione dell'URSS, esclusa in base alla finzione giuridica che non esisteva lo stato di guerra tra l'Unione Sovietica e la Bulgaria, che pure era alleata della Germania hitleriana. Il governo sovietico decise allora di dichiarare guerra alla Bulgaria, ponendo cos fine alle trattative separate. Nel medesimo giorno 5 settembre, il Fronte patriottico bulgaro diede il segnale dell'insurrezione popolare che l'8 settembre, mentre le truppe sovietiche entravano in Bulgaria, travolse il governo Muraviev. Per maggiori notizie su questi fatti e sul movimento di resistenza bulgaro v. il fascicolo speciale Sur la Bulgarie en guerre, della Rvue d'histoire de la deuxime guerre mondiale, n. 72, octobre 1968.
(91) Cfr. J. KIRCHMAYER, L'insurrezione di Varsavia, cit.
(92) La Nostra Lotta, a. II, n. 16, settembre 1944. La seconda parte, dal capoverso "Comunisti e cattolici, lottando fianco a fianco..." fu pubblicata anche su l'Unit, edizione per l'Italia settentrionale, n. 15, 22 settembre 1944.
(93) La Democrazia cristiana rispose con una nota apparsa, col titolo Appunti su una dichiarazione del PCI, su Il Popolo, 10 dicembre 1944.
(94) La Nostra Lotta, a. II, n. 17, ottobre 1944.
(95) La Nostra Lotta, a. II, n. 17, ottobre 1944.
(96) Reparti sovietici raggiunsero all'inizio del settembre 1944 il confine bulgaro-jugoslavo nella regione di Vidin, dalla quale fu poi lanciata, il 27 settembre, la "Operazione Belgrado", con la partecipazione, insieme a 17 divisioni del NOVJ (Norodno Oslobodilacka Vojska Jugoslavije = Esercito popolare di liberazione della Jugoslavia), della 57a armata e di altre unit del III Fronte ucraino, tra cui la 17a armata aerea, e della 46a armata del II Fronte ucraino, nonch di alcune divisioni e brigate bulgare. Belgrado fu liberata il 20 ottobre 1944.
(97) Il 14 ottobre 1929, davanti al Tribunale speciale per la difesa dello Stato, riunito a Pola, si svolse il processo contro cinque antifascisti accusati di un omicidio commesso nei giorni che precedettero il cosiddetto "plebiscito" del 24 marzo 1929, quando in tutta la Venezia Giulia fu instaurato un clima d'intimidazione e di violenza per imporre alla popolazione il voto favorevole al regime. Il processo si concluse con una sentenza di morte pronunciata a carico di Vladimiro Gortan, che venne fucilato il 17 ottobre da un plotone di militi fascisti. Gli altri quattro imputati furono condannati a 30 anni di galera.
Nel poligono di tiro di Basovizza, nei pressi di Trieste, ebbe luogo il 6 settembre 1930 la fucilazione di Zvonimiro Milos, Ferdinando Bidovec, Francesco Marusic e Luigi Valencic, in esecuzione di un'altra sentenza del Tribunale speciale, dopo un processo svoltosi a Trieste il 5 settembre contro 87 sloveni e croati, accusati fra l'altro di avere fatto saltare con una bomba la sede del quotidiano fascista Il Popolo di Trieste. Molti anni dopo l'ex capo dell'OVRA, Guido Leto, nelle sue memorie ammetter che, nel corso delle indagini per accertare le responsabilit dell'attentato, non fu raccolta "nessuna prova o serio indizio verso persone o partiti politici"; il che non imped al Tribunale speciale di pronunciare quattro sentenze di morte ed altre dodici condanne a pene varie da due a trent'anni.
Giuseppe Tomazic, dirigente del PCI a Trieste, fu arrestato nel 1941 con altri 71 antifascisti, tutti deferiti al Tribunale speciale: il processo si svolse a Trieste dal 10 al 14 dicembre 1941, e si concluse con otto condanne a morte, di cui quattro commutate nell'ergastolo. Il 16 dicembre Giuseppe Tomazic, Ivan Ivancic, Simon Kos e Ivan Vadnal, tutti comunisti, vennero fucilati al poligono di tiro di Villa Opicina. Numerosi altri imputati ebbero pene dai 12 ai 30 anni di carcere. (Per pi ampie notizie su questi fatti e in genere sulla repressione fascista in Venezia Giulia durante il ventennio, v. M. PACOR, Confine orientale, Milano, Feltrinelli, 1964, pp. 116-173. Cfr. anche la voce Basovizza in Enciclopedia dell'Antifascismo e della Resistenza, a cura di P. Secchia, Ed. La Pietra, Milano, v. I, p. 254.)
(98) Un trattato di amicizia e di mutua assistenza fu stipulato a Mosca, nella notte tra il 5 e il 6 aprile 1941, tra il governo sovietico e il nuovo governo jugoslavo costituito dal generale Simovic in seguito al colpo di Stato del 27 marzo che rovesci il governo Cvetkovic-Macek il quale, cedendo alle pressioni tedesche e italiane, aveva aderito il 25 marzo al Patto tripartito: accadde allora che "la Serbia e il Montenegro divennero teatro di una delle pi spontanee insurrezioni popolari che la storia ricordi; i contadini affluirono a Belgrado dai villaggi circostanti per unirsi agli ufficiali e agli studenti contro il regime e contro il Patto tripartito" (A. and V. TOYNBEE, The Initial Triumph of the Axis, London, Oxford University Press, 1958, p. 348). La partecipazione di larghe masse popolari, oltre a contribuire in misura determinante al successo del colpo di Stato militare, ne accentu il carattere antifascista, e indubbiamente influ sulla decisione del governo Simovic di avviare con l'URSS immediate trattative, che peraltro si conclusero poche ore prima dell'aggressione nazifascista alla Jugoslavia. (Cfr. anche V. P. and Z. K. COATES, An History of Anglo-Soviet Relations, London, Lawrence & Wishart, 1945, pp. 661-662.)
(99) OF = Osvobodilna Fronta (Fronte di liberazione).
(100) AVNOJ = Antifaisticko Vece Narodnog Oslobodjenia Jugoslavije (Consiglio antifascista di liberazione nazionale della Jugoslavia). La prima sessione dell'AVNOJ, che fu anche la riunione costitutiva, ebbe luogo il 26 e 27 novembre 1942 a Bihac, nel territorio liberato della Bosnia-Erzegovina, con la partecipazione di 54 delegati dell'OF eletti in tutte le regioni della Jugoslavia (M. PACOR, op. cit., p. 163; v. anche J. MARJANOVIC, Guerra popolare e rivoluzione in Jugoslavia, Milano, edizioni Avanti!, 1962, pp. 93-99).
(101) Draza Mihailovic, colonnello dell'esercito jugoslavo, aveva cominciato nel luglio 1941 ad organizzare in Serbia formazioni armate, dette dei cetnici (da cete = banda), col fine dichiarato di condurre la lotta contro gli invasori nazifascisti in nome del regio governo emigrato al Cairo, e poi a Londra. Una vasta campagna subito lanciata dalla propaganda britannica cre una sorta di leggenda attorno alle imprese e alla persona di Mihailovic, mentre il governo in esilio, dopo averlo elevato al grado di generale d'armata, concedendogli tre promozioni nel giro di una settimana, nel gennaio 1942 lo nomin anche ministro della difesa nonch comandante supremo delle forze armate jugoslave. In realt Mihailovic aveva gi stabilito, sin dai primi di settembre, contatti col governo fantoccio serbo del generale M. Nedic, e il 13 novembre 1941 s'era incontrato personalmente, nel villaggio di Divci presso Valjevo, con ufficiali del comando tedesco in Serbia, per trattare in merito all'eventuale impiego dei cetnici a fianco delle truppe germaniche in operazioni contro i partigiani (cfr. J. MARIANOVIC, The German Occupation System in Serbia in 1941, rapporto presentato al III Congresso internazionale di storia della resistenza europea, Karlovy Vary, 2-4 settembre 1963, e pubblicato nel volume Les systemes d'occupation en Yougoslavie 1941-1945, Belgrado, 1963, pagine 288-289). Nello stesso periodo Mihailovic ebbe anche due incontri con Tito, a Struganik in settembre e a Brajici il 26 ottobre, ma respinse ogni proposta intesa al coordinamento di tutte le forze disposte a impegnarsi nella lotta di liberazione, dichiarandosi contrario a intraprenderla col pretesto ch'era prematura (cfr. K. DINCIC, Tito et Mihailovic, in Revue d'histoire de la deuxime guerre mondiale, n. 29, 1958, pp. 9-10 e 12).  da notare che tutto ci accadeva mentre gi si trovava presso il quartier generale di Mihailovic un ufficiale di collegamento inviato dal comando supremo britannico del Medio Oriente; tuttavia il generale collaborazionista, pur operando sempre pi apertamente al servizio degli occupanti italiani e tedeschi, continu a beneficiare del sostegno politico e dei rifornimenti di materiale bellico da parte della Gran Bretagna e anche degli Stati Uniti. Soltanto dopo la conferenza di Teheran, Churchill decise di sospendere gli aiuti militari a Mihailovic, e ne diede comunicazione al maresciallo Tito con una lettera in data 8 gennaio 1944 (W. CHURCHILL, La seconda guerra mondiale, cit., parte V, v. II, p. 173). Poi, con la formazione del governo Subaic, il generale Mihailovic non fu riconfermato nella carica di ministro della guerra; ormai soltanto la collaborazione coi nazisti gli permetteva di mantenere le sue formazioni, peraltro sensibilmente ridotte. Dopo la liberazione della Jugoslavia, Mihailovic riusc per alcuni mesi a sottrarsi alla cattura; ma poi fu preso, processato e condannato a morte. (Per i rapporti fra il governo inglese e Mihailovic, v. L. WOODWARD, op. cit., pp. 332-345.)
Vlatko Macek, leader del Partito contadino croato, sin dal 1938 ebbe rapporti coi governi italiano e tedesco dai quali sperava di ottenere appoggi per la attuazione del suo disegno di creare uno Stato autonomo croato. Nel 1939 accett di entrare come vice presidente del consiglio nel governo Cvetkovic che, dopo aver dichiarato il 2 settembre 1939 la neutralit della Jugoslavia, cedette poi alle pressioni italo-tedesche e il 25 marzo 1941 ader al patto tripartito. Due giorni dopo il governo Cvetkovic-Macek fu rovesciato da un colpo di Stato militare. Dopo l'aggressione nazifascista del 6 aprile, Macek si pronunci in favore del cosiddetto Stato indipendente di Croazia, ma fu tenuto in disparte da Ante Pavelic, il quisling croato sostenuto dal fascismo italiano. In genere Macek mantenne durante l'occupazione una posizione pi attesista che di vero e proprio collaborazionismo; comunque la sua dichiarata ostilit verso il PCJ e il movimento partigiano non imped ad altri membri del partito contadino croato di operare attivamente in unione con le forze democratiche e popolari per la liberazione del paese.
(102) Quasi sempre La Nostra Lotta usciva con parecchi giorni di ritardo rispetto alla data di testata.
(103) l'Unit, edizione per l'Italia settentrionale, n. 16, 8 ottobre 1944.
(104) Alla II conferenza di Quebec (11-16 settembre 1944), convocata principalmente per deliberare in merito a una serie di questioni militari, Roosevelt e Churchill presero in esame anche la posizione dei rispettivi governi verso alcuni paesi dell'Europa sud-orientale, fra cui l'Italia. Dopo la conferenza, i colloqui proseguirono per vari giorni nella residenza presidenziale di Hyde Park, nello Stato di New York e si conclusero con la diramazione, avvenuta il 26 settembre, di un documento congiunto, noto come Dichiarazione di Hyde Park, di cui l'Unit dell'8 ottobre riportava, a fianco dell'editoriale di Curiel, la prima e l'ultima parte, cos concepite: "Il popolo italiano, liberato dalla tirannia fascista e nazista, ha dimostrato in questi ultimi dodici mesi la sua volont di essere libero, di combattere a fianco delle democrazie, e di prendere posto fra le Nazioni Unite, ligie ai principi di pace e di giustizia. Noi crediamo di dover incoraggiare quegli italiani che si adoperano per una rinascita politica dell'Italia e che stanno completando la distruzione del sistema fascista. Noi desideriamo accordare agli italiani una maggiore possibilit di concorrere alla disfatta del nostro comune nemico... Noi tutti desideriamo affrettare il giorno in cui le ultime vestigia del fascismo siano spazzate in Italia, in cui gli ultimi tedeschi lasceranno il suolo italiano, e non occorrer pi che vi restino truppe alleate: il giorno in cui libere elezioni potranno essere tenute in Italia, e l'Italia potr ottenere il posto che le spetta nella grande famiglia delle nazioni libere". In concreto, la dichiarazione annunciava la concessione di maggiori poteri all'amministrazione italiana, a condizione che risultasse provata la sua capacit di mantenere l'ordine e la legge. Frattanto l'alto commissario britannico in Italia avrebbe ricevuto il rango di ambasciatore, che il suo collega americano gi aveva, e il governo italiano sarebbe stato invitato a mandare propri rappresentanti a Londra e a Washington. Veniva annunciata inoltre la fornitura di aiuti in viveri e medicinali, nonch un primo intervento per la ricostruzione dell'economia del paese, con priorit al settore delle comunicazioni e ad altri d'interesse militare. (Cfr. C. R. S. HARRIS, Allied Military Administration in Italy 1943-1945, London, Her Majesty's Stationery Office, 1957, pp. 231 sgg. e, per il testo completo della dichiarazione, pp. 251-252; cfr. anche H. FEIS, op. cit., pp. 425-426.)
(105) Il Corpo italiano di liberazione (CIL) partecip dal giugno all'agosto 1944 all'avanzata alleata nell'Italia centrale, operando nel settore adriatico alle dipendenze del Corpo d'armata polacco, sino al fiume Metauro, oltre il quale cominciavano gli avancorpi della "linea gotica". Il 25 agosto, giorno d'inizio dell'attacco alla linea gotica, il CIL pass alle dipendenze operative del V Corpo d'armata britannico, e il 28 reparti italiani liberarono Urbino. Ma il 30 agosto il CIL fu ritirato dal fronte e qualche tempo dopo si sciolse nel quadro della ristrutturazione delle forze regolari italiane, per una loro pi ampia partecipazione alla guerra, che il comando alleato s'era infine risolto ad autorizzare. Furono allora approntati sei "Gruppi di combattimento", di cui il primo ad entrare in linea, verso il 10 gennaio 1945, sar il gruppo "Cremona", che coi gruppi "Friuli", "Folgore" e "Legnano " verr schierato sul fronte della linea gotica ed impiegato quindi nelle operazioni decisive dell'aprile 1945. La prima offensiva alleata contro la linea gotica era stata infatti sospesa il 27 ottobre, malgrado l'avvenuto sfondamento in pi punti delle posizioni tedesche. (Cfr. sulla partecipazione dell'esercito italiano alla guerra: SME - Ufficio Storico, Il Corpo Italiano di Liberazione, Roma, 1950 e I Gruppi di Combattimento, Roma, 1951; A. RICCHEZZA, La verit sulla battaglia di Cassino, Torino, Ed. Pozzo, 1958; e, sulla battaglia della linea gotica, Report by the Supreme Allied Commander Mediterranean on the Italian Campaign, London, His Majesty's Stationery Office, 1948, part III, pp. 64 sgg.; R. JARS, La campagne d'Italie, Paris, Payot, 1954, pp. 194-207; M. PUDDU, Guerra in Italia 1943-45, Roma, Tip. Artistica, 1965, pp. 388-402; D. ORGILL, La linea Gotica, Feltrinelli, Milano, 1967; v. anche R. BATTAGLIA, Storia della Resistenza italiana, cit., passim; P. SECCHIA - F. FRASSATI, Storia della Resistenza, cit., passim e La Resistenza e gli alleati, cit., passim.)
(106) La Nostra Lotta, a. II, n. 18, novembre 1944. Questo articolo fu scritto da E. Curiel in collaborazione con Giorgio Amendola.
(107) l'Unit, edizione per l'Italia settentrionale, n. 20, 10 dicembre 1944.
(108) Per le cause e la soluzione della crisi di governo apertasi il 26 novembre 1944, v. Il comunismo italiano nella seconda guerra mondiale, cit., pp. 66-70. L'intervento inglese, accennato in apertura dell'articolo, si concret nel veto alla nomina del conte Sforza a ministro degli esteri, comunicato il 28 novembre dall'ambasciatore britannico sir Noel Charles a De Gasperi e Saragat, recatisi da lui in veste di delegati del CCLN (cfr. C. R. S. HARRIS, op. cit., pp. 214-215).
(109) Il ministro degli esteri Eden, rispondendo il 1 dicembre alle interrogazioni presentate alla Camera dei Comuni da deputati laburisti, sulla questione del veto alla nomina di Sforza, dichiar fra l'altro: "L'Italia  un paese col quale siamo stati recentemente in guerra, che si  arreso incondizionatamente, e la cui condotta nella guerra, sotto la guida di Mussolini,  stata estremamente vergognosa... Noi non siamo vendicativi e abbiamo accettato l'Italia come cobelligerante; ma quel paese non  alleato. L'Italia rimane una base di operazioni per le nostre truppe e noi abbiamo pieno diritto di esprimere il nostro parere sulla nomina di qualunque uomo di Stato in quel paese. Siamo assolutamente in diritto di farlo". A queste dichiarazioni, replicava anche La Nostra Lotta, n. 21-22 del 15 dicembre 1944, con un articolo di P. SECCHIA, Il popolo italiano si batte contro Hitler, si batte per la libert, ripubblicato in I Comunisti e l'insurrezione, cit., pp. 333-341.
(110) La dichiarazione, in data 5 dicembre 1944 e firmata dal segretario di Stato Stettinius, era cos formulata: "Il Dipartimento ha ricevuto numerose richieste da parte di giornalisti in merito alla sua posizione nei confronti della recente crisi ministeriale in Italia. La posizione che questo governo ha coerentemente mantenuto,  che la composizione del governo italiano  un affare meramente italiano, salvo il caso di incarichi che coinvolgano importanti fattori militari. Questo governo non ha in alcun modo annunciato al governo italiano che vi sarebbe stata una sua opposizione al conte Sforza. Poich l'Italia  un'area di responsabilit congiunta, noi abbiamo riaffermato al governo britannico come a quello italiano che noi ci attendiamo che gli italiani risolvano i loro problemi di governo seguendo linee democratiche, senza interferenze dall'esterno. Questa politica dovrebbe applicarsi in maniera anche pi accentuata nei confronti dei governi delle Nazioni Unite nei loro territori liberati". (Foreign Relations of the United States - Diplomatic Papers 1944, v. III, Washington, U. S. Government Printing Office, 1965, p. 1162; cfr. anche L. WOODWARD, op. cit., pp. 404-406; R. E. SHERWOOD, op. cit., v. II, pp. 451-454; e W. CHURCHILL, La seconda guerra mondiale, cit., parte VI, v. I, pp. 330-331, dove  pubblicata una lettera a H. Hopkins, in cui il primo ministro britannico si dichiarava "amaramente colpito dall'ultima frase della dichiarazione di Stettinius, che sembrava criticare tutta la nostra politica in Belgio, dove agimmo ai vostri ordini, e in Grecia, dove il nostro operato fu pienamente approvato a Quebec". Si vedano in merito le note che seguono.)
(111) In Belgio, il capo del governo emigrato a Londra, H. Pierlot, rientrato a Bruxelles dopo la liberazione (3 settembre 1944), aveva ricevuto dal principe reggente l'incarico di formare un nuovo ministero, includendovi anche i rappresentanti del movimento di resistenza. Un esponente della Arme Secrte e due comunisti, in rappresentanza del Front de l'Indpendance, la componente pi forte e organizzata della Resistenza, furono chiamati a far parte del governo, ma dovettero dimettersi quando Pierlot ordin, in violazione degli impegni assunti, lo scioglimento e il disarmo delle forze della Resistenza, provocando un'ondata di scioperi e dimostrazioni di protesta in tutto il paese. Truppe inglesi intervennero allora su richiesta formale di Pierlot; ma stando alle dichiarazioni rese a Churchill l'8 dicembre 1944, il generale Erskine, comandante delle forze d'intervento britanniche, avrebbe agito in base ad ordini ricevuti ancora alla fine di ottobre dal generale Eisenhower e subito portati a conoscenza di Pierlot, il quale pertanto avrebbe preteso il disarmo della Resistenza in esecuzione delle disposizioni impartite dal comandante supremo americano (cfr. A. and V. TOYNBEE (ed), The Realignment of Europe, London, Oxford University Press, 1955, pp. 539-543).
(112) In base agli accordi conclusi a Caserta dopo la formazione del governo Papandreu (cfr. n. 2 a p. 121 [nota 83 in questa edizione elettronica]), un corpo di spedizione britannico al comando del generale Scobie era giunto il 14 ottobre 1944 ad Atene, liberata il 12 da reparti dell'ELAS (Esercito popolare di liberazione nazionale), le cui forze proseguirono poi da sole le operazioni contro i tedeschi nel resto del paese, che fu interamente liberato il 10 novembre. Il generale Scobie si affrett allora a intimare il disarmo all'ELAS, che respinse l'ordine, emanato con la complice acquiescenza di Papandreu, la cui condotta provoc le dimissioni, rassegnate il 1 dicembre, dei ministri dell'EAM, e la conseguente protesta popolare. Il 3 dicembre, durante una grandiosa manifestazione di massa, la polizia greca (composta da elementi collaborazionisti, mantenuti in servizio da Papandreu e dagli inglesi apr il fuoco contro i dimostranti, uccidendone alcune decine. La situazione precipit il giorno dopo. quando l'aggressione poliziesca si ripet contro il corteo di 600 mila ateniesi che seguivano i funerali delle vittime. Caddero altri 70 cittadini, ed a questo secondo eccidio il popolo di Atene reag con l'insurrezione. Le truppe inglesi, subito impiegate in un tentativo di repressione, vennero duramente battute dagli insorti, che il 5 controllavano quasi completamente la capitale, e che nei giorni successivi respinsero i continui attacchi lanciati dal corpo britannico, rinforzato con due divisioni distolte dal fronte italiano e prontamente trasferite ad Atene con un centinaio di aerei da trasporto messi a disposizione dagli americani; il che indica quale valore avesse la riprovazione pubblicamente dichiarata dal dipartimento di Stato per l'azione britannica (cfr. R. SHERWOOD, op. cit., v. 11, pp. 450-458). Sugli avvenimenti del novembre-dicembre in Grecia v. G. D. KIRIAKIDIS, op. cit., pp. 323-331, ed anche: E. O'BALLANCE, The Greek Civil War, New York, F. Praeger, 1966, pp. 87-99; G. A. SHEPPERD, La campagna d'Italia 1943-1945, Milano, Garzanti, 1970, p. 415.
(113) l'Unit, edizione per l'Italia settentrionale, n. 21, 25 dicembre 1944.
(114) Churchill si rec ad Atene con Eden il 24 dicembre 1944, e certamente una delle ragioni del viaggio, deciso il giorno prima, fu l'intento di placare, con una spettacolare esibizione di buona volont, le sdegnate reazioni dell'opinione pubblica d'ogni paese, inclusi gli Stati Uniti e l'Inghilterra, all'impiego di truppe inglesi per reprimere l'insurrezione armata del popolo ateniese (cfr. n. 2 a pag. 159). Ma influirono sulle decisioni di Churchill anche altri motivi, ed anzitutto le notizie inviategli dal maresciallo Alexander che, accorso in luogo per dirigere personalmente le operazioni, dopo gli scacchi subiti malgrado i rinforzi giunti dall'Italia, il 21 dicembre gli aveva scritto che "il problema greco non pu essere risolto con misure militari; la soluzione va cercata nel campo politico" (W. CHURCHILL, La seconda guerra mondiale, cit., parte VI, v. I, pp. 344-345). Il primo ministro britannico aveva inoltre compreso che ai dirigenti dell'EAM e dell'ELAS era mancata la determinazione necessaria per condurre a fondo la lotta, dacch verso la met di dicembre s'erano lasciati sfuggire il momento favorevole per infliggere una disfatta completa alle forze straniere e alla reazione interna: in quei giorni infatti l'ELAS aveva continuato a mantenere in Epiro le sue forze pi numerose e agguerrite, la cui calata ad Atene avrebbe sicuramente costretto gli inglesi a lasciare la Grecia. Questo non era pi possibile dopo l'arrivo dei rinforzi che, anche se non erano riusciti a sopraffare gli insorti, servirono quanto meno a consolidare le posizioni tenute dai britannici nella capitale. Consapevole che ormai la situazione degli insorti andava deteriorandosi di giorno in giorno, Churchill giunse ad Atene per imporre con mezzi militari una soluzione politica, imperniata sulla nomina a reggente dell'arcivescovo Damaskinos. Questi, manovrato da Churchill, convoc i rappresentanti di tutte le forze politiche greche ad una conferenza che si apri il 26 dicembre, e che dopo avere respinto le proposte avanzate dai delegati dell'EAM e dell'ELAS, si concluse il 27 senza che alcun accordo venisse raggiunto, mentre era gi cominciata una massiccia offensiva delle truppe britanniche, con largo impiego di mezzi corazzati e di aerei che sottoposero Atene a violenti bombardamenti. La battaglia prosegui fino all'11 gennaio 1945, quando infine 1'ELAS dovette sottoscrivere una tregua, accettando di ritirarsi da Atene e di intraprendere nuovi negoziati. (Cfr. G. D. KIRIAKIDIS, op. cit., pp. 331-340; E. O'BALLANCE, op. cit., pp. 99-108; L. WOODWARD, op. cit., pp. 358-362.)
(115) La Nostra Lotta, a. III, n. 1, gennaio 1945.
(116) l'Unit, edizione per l'Italia settentrionale, n. 1, 10 gennaio 1945.
(117) l'Unit, edizione per l'Italia settentrionale, n. 2, 31 gennaio 1945.
(118) l'Unit, edizione per l'Italia settentrionale, n. 5, 15 febbraio 1945.
(119) La Nostra Lotta, a. III, n. 4, febbraio 1945.
(120) La Nostra Lotta, nello stesso n. 4, pubblicava il Testo della dichiarazione diramata congiuntamente da Stalin, Roosevelt e Churchill dopo la Conferenza di Crimea, in data 11 febbraio 1945. Al punto 1 La disfatta della Germania, annunciava: "Abbiamo esaminato e deciso i piani delle tre potenze alleate per la disfatta del comune nemico. Gli stati maggiori delle tre potenze alleate si sono riuniti ogni giorno a colloquio durante i lavori della conferenza. Tali colloqui sono stati da ogni punto di vista causa di profonda soddisfazione ed hanno permesso di raggiungere una ancora maggiore coordinazione nello sforzo bellico. Si  proceduto ad un completo scambio di informazioni, si  convenuto e determinato in ogni particolare il problema dell'ora, ambito e coordinamento della ancora pi potente offensiva che le forze armate e le forze aeree delle tre potenze alleate sferreranno contro il comune nemico. I nostri piani strategici verranno resi noti solo nel corso della loro attuazione, ma noi crediamo che la loro esecuzione permetter di abbreviare la guerra, anche per lo spirito di collaborazione constatato in questa conferenza.  stato deciso che i capi di stato maggiore si riuniranno ogni qualvolta ne sorga la necessit ed  stato constatato che per la Germania nazista ogni tentativo di continuare la resistenza non potr che aggravare per il popolo tedesco il prezzo della disfatta".
(121) STALIN, O velikoj otecestvennoj vojne Sovetsgoko Sojuza, cit., p. 291 (Rapporto del presidente del Comitato statale per la difesa alla Sessione solenne del soviet dei deputati dei lavoratori di Mosca con le organizzazioni di partito e sociali - 6 novembre 1944).
(122) Alla conferenza di Dumbarton Oaks (22 agosto-28 settembre 1944) le delegazioni delle tre grandi potenze elaborarono un documento comune sui principi, le finalit, la struttura, i poteri e l'attivit di un organismo internazionale per il mantenimento della pace. Le proposte contenute nel documento divennero poi la base dello Statuto dell'organizzazione delle Nazioni Unite. Sulla conferenza di Dumbarton Oaks v. H. FEIS, op. cit., pp. 427-437; L. WOODWARD, op. cit., pagine 456-459.
(123) A Yalta la situazione della Grecia non rientr fra le questioni prese in esame, avendo Churchill opposto un rigido rifiuto ai tentativi di porla in discussione, compiuti dai rappresentanti sovietici, dapprima apertamente ed infine anche in forma indiretta. Riferisce R. E. Sherwood che alla riunione del 9 febbraio, penultimo giorno della conferenza, Molotov propose di inserire nella parte V - Dichiarazione sull'Europa liberata - del comunicato finale, un emendamento che impegnava le tre grandi potenze a "dare appoggio ai leaders politici di quei paesi che presero parte attiva alla lotta contro gli invasori tedeschi" e che Stalin la difese, forse con un piglio un po' troppo violento, per cui a Churchill parve "che l'emendamento di Molotov riguardava la Grecia". Nell'ultima riunione dei ministri degli esteri, quella sera stessa - prosegue Sherwood - Stettinius disse che gli Stati Uniti non potevano accettare quell'emendamento perch presupponeva "una grave ingerenza negli affari di quei paesi, non esclusa la stessa responsabilit di agire contro chi aveva collaborato con il nemico, mentre era questa una decisione che si doveva lasciare interamente ai popoli interessati". Grazie al pronto intervento americano a sostegno della posizione britannica, l'emendamento di Molotov fu bocciato (R. E. SHERWOOD, La seconda guerra mondiale nei documenti segreti della Casa Bianca, cit., v. II, pp. 483-484. Conviene a questo punto precisare che il titolo originale dell'opera, Roosevelt and Hopkins. An Intimate History, rispecchia meglio il valore dell'opera, compilata sulla base delle carte di H. L. Hopkins, amico d'antica data di Roosevelt che, dopo avergli affidato vari incarichi di governo e diplomatici, nel maggio 1940 lo chiam alla Casa Bianca come assistente speciale per le questioni militari). Occorre peraltro aggiungere che la prospettiva di una "soluzione" accennata da Curiel, aveva un suo apparente fondamento, in quanto dal 3 al 12 febbraio 1945, in concomitanza con la conferenza di Crimea, si svolsero a Varkiza, nei pressi di Atene, negoziati tra rappresentanti dell'EAM-ELAS e il generale Plastiras, presenti ovviamente le autorit britanniche; e Curiel non poteva certo supporre che l'accordo infine concluso a Varkiza era in realt una resa a discrezione da parte dell'EAM-ELAS. Come riconoscer in seguito il PC greco, al suo VIII Congresso, l'accordo di Varkiza "si configur come un inammissibile compromesso e un'effettiva capitolazione davanti all'imperialismo inglese e alla reazione greca. Il movimento dell'EAM nel periodo dell'occupazione hitleriana era divenuto tanto forte che, nonostante le difficolt che pure sussistevano, le forze della reazione greca non erano in condizione di impedire la sua vittoria definitiva. Senza i nostri errori, il popolo greco avrebbe potuto sconfiggere l'intervento imperialista straniero..., conquistare e consolidare la libert e l'indipendenza " (G. D. KIRIAKIDIS, op. cit., p. 341; cfr. anche A. and V. Toynbee [ed.], The Realignment of Europe, cit., pp. 398-400; E. O'BALLANCE, The Greek Civil War 1944-1949, cit., pp. 112-113).
(124) Il comunicato finale della conferenza di Crimea, al punto VI - Polonia - s'apriva con la constatazione che "La liberazione completa della Polonia ad opera dell'Armata rossa ha creato nel paese una situazione completamente nuova" e che da tale circostanza discendevano le decisioni riportate nell'articolo.
(125) Dopo un primo accordo concluso il 16 giugno 1944 tra il maresciallo Tito e il capo del governo regio emigrato, Subasic, ne fu stipulato un secondo in ottobre, a Belgrado appena liberata. Completato in dicembre da un protocollo aggiuntivo, il secondo accordo Tito-Subasic contemplava la formazione di un governo presieduto da Tito, demandava il problema istituzionale a un'Assemblea costituente da eleggersi entro tre mesi dalla liberazione completa del paese, e frattanto interdiceva al re il ritorno in Jugoslavia, dove sarebbe stato rappresentato da un Consiglio di reggenza. Il re non accett l'accordo, e il 22 gennaio 1945 dichiar decaduto il governo Subasic, che tuttavia continu a essere riconosciuto dalle tre grandi potenze. La questione fu discussa alla conferenza di Yalta, dove Churchill tent di subordinare l'efficacia degli accordi Tito-Subasic all'accettazione di due emendamenti che Stalin respinse. Infine fu raggiunto un compromesso, trasformando gli emendamenti di Churchill in raccomandazioni per il nuovo governo che si sarebbe formato in attuazione degli accordi di cui al punto 7 della Dichiarazione di Yalta si chiedeva l'entrata in vigore immediata. Al nuovo governo si raccomandava di immettere nell'AVNOJ i membri del parlamento prebellico, non compromessi col nazifascismo e di sottoporre a ratifica dell'Assemblea costituente gli atti legislativi del Consiglio di liberazione nazionale. Un mese dopo si costituiva il governo presieduto dal maresciallo Tito (cfr. H. FEIS, op. cit., pp. 544-545; L. WOODWARD, op. cit., pagine 345-349).
(126) La conferenza, accogliendo le proposte avanzate dai rappresentanti sovietici, approv le decisioni cos indicate nel comunicato finale: al punto II - Occupazione e controllo della Germania: "...la Francia sar invitata ad occupare una zona e a far parte della Commissione di controllo come quarto membro della Commissione medesima..."; al punto IV - Conferenza delle Nazioni Unite: "Abbiamo deciso di comune accordo di convocare il 25 aprile a San Francisco una Conferenza delle Nazioni Unite... il governo cinese e il governo provvisorio della Francia saranno immediatamente consultati e invitati a provvedere, di concerto coi governi degli Stati Uniti, della Gran Bretagna e dell'Unione Sovietica, a diramare gli inviti alla Conferenza..."; e infine il punto V - Dichiarazione sull'Europa liberata, si concludeva auspicando "che il governo provvisorio della repubblica francese volesse associarsi nell'attuazione del programma enunciato". Queste decisioni, implicando il riconoscimento della Francia come quarta grande potenza, furono accettate dalle potenze anglosassoni solo perch l'URSS le sostenne sino a rendere impossibile un rifiuto: pur se Churchill scriver poi di averle "caldeggiate" (W. CHURCHILL, La seconda guerra mondiale, cit., parte VI, v. II, p. 37), in realt i rappresentanti anglo-americani si erano rassegnati non diversamente da quando avevano dovuto riconoscere il Comitato francese di liberazione nazionale. D'altronde la loro riluttanza a riconoscere alla Francia il ruolo di grande potenza s'era manifestata in anticipo col rifiuto di ammettere il generale De Gaulle alla conferenza di Yalta (cfr. Carteggio, cit., p. 321), esplicitamente comunicato a Stalin nei giorni della permanenza di De Gaulle a Mosca (2-10 dicembre 1944). Il significato del viaggio compiuto dal generale De Gaulle, divenuto capo del governo provvisorio della repubblica francese, conclusosi con la firma di un trattato di alleanza e di mutua assistenza,  stato cos definito da uno storico americano: "Con questo gesto De Gaulle dimostr agli alleati occidentali ch'egli e il suo governo avevano superato lo stadio della tutela, un rapporto che aveva a lungo irritato l'orgoglioso spirito francese" (W. HARDY MCNEILL, America, Britain & Russia. Their Co-operation and Conflict 1941-1946, London, Oxford University Press, 1953, p. 530). Ma l'avvenimento aveva ben altra importanza, poich quel trattato, il primo concluso dal governo provvisorio costituito dopo la liberazione del paese, segn di fatto il ritorno della Francia nel novero delle grandi potenze (come afferm A. FRANOIS-PONCET, Carnets d'un captif, Paris, 1952, p. 253). Sul viaggio di De Gaulle a Mosca, v. CH. DE GAULLE, Memoires de guerre, cit., v. III, pp. 54-79 e, per i verbali dei colloqui con Stalin e i testi del comunicato finale e del trattato di alleanza, pp. 364-383. Cfr. anche H. FEIS, op. cit., pp. 473-476 e, sul mancato invito della Francia a Yalta, nonch sul trattato franco-sovietico, v. Sovetsko-frantsuskie otnoenija vo vremja velikoj otecestvennoj vojny, Moskva, Gospolitizdat, 1959, pp. 332, 395, 398-399.
(127) La questione del rinnovamento democratico delle forze armate mediante la immissione di quadri partigiani fu sollevata poco dopo la liberazione di Roma dal PCI che, in sede di governo e davanti all'opinione pubblica, la present come corollario logico del problema pi urgente dell'immediato inquadramento e reimpiego come forze regolari delle unit partigiane operanti nelle regioni centrali, di cui il quartier generale alleato aveva ordinato il "disband" al sopraggiungere delle truppe anglo-americane. Il governo Bonomi aveva evitato di pronunciarsi, ricorrendo a una formula elusiva, secondo cui "le bande armate" erano considerate "come parte integrante dello sforzo bellico della nazione"; tuttavia alcune formazioni furono reimpiegate, dimostrando un alto grado di efficienza che convalidava la rivendicazione nel frattempo fatta propria anche dal CLNAI (in merito, baster qui ricordare la 28a Brigata Garibaldi, comandata da Arrigo Boldrini, e la Brigata Majella, agli ordini di Ettore Troilo). Sul "disband" e sulle posizioni del PCI, del governo e del CLNAI nel luglio-agosto 1944, vedere la documentazione pubblicata da P. SECCHIA-F. FRASSATI, La Resistenza e gli alleati, cit., pp. 117-128; cfr. anche C. R. S. HARRIS, op. cit., pp. 197-199 e 226; C. F. DELZELL, Mussolini's Enemies - The Italian Anti-Fascist Resistance, Princeton University Press, 1961, pp. 410-414). Dal novembre 1944 e sino alla liberazione, il CLNAI condusse una azione ininterrotta per risollevare la questione, che fu riproposta in sede governativa ed anche alle autorit militari alleate da una delegazione del CLNAI e del CVL, composta da Ferruccio Parri, Alfredo Pizzoni e Giancarlo Pajetta, recatasi a Roma per condurre trattative con il Comando supremo alleato del Mediterraneo e con il governo Bonomi (v. la relativa documentazione in La Resistenza e gli alleati, cit., pp. 171-242); parallelamente il CLNAI affrontava il problema di una ristrutturazione organica del CVL, concepita in funzione del suo riconoscimento come corpo dell'esercito regolare. La discussione si svolse sulla base di due progetti, presentati dal PCI e dal Partito d'azione, ai quali le forze moderate contrapposero altri progetti tendenti a vanificare l'iniziativa; e nel febbraio 1945 il generale Cadorna, comandante del CVL, non esit a dimettersi per impedire che il CLNAI "compromettesse con formule impegnative la costituzione delle future forze regolari dello Stato" (R. CADORNA, La Riscossa, Milano, Rizzoli, 1950, p. 212). Sul progetto del PCI, v. L. LONGO, Una proposta del Partito comunista di trasformazione delle formazioni partigiane in unit regolari dell'Esercito italiano, in La Nostra Lotta, a. III, n. 1, 1 gennaio 1945, ripubblicato in Sulla via dell'insurrezione nazionale, cit., pp. 294 sgg.; per il testo del progetto e la documentazione del dibattito, nonch i riferimenti bibliografici essenziali, v. P. SECCHIA-F. FRASSATI, La Resistenza e gli alleati, cit., pp. 282-309.
(128) Bollettino del Fronte della giovent, n. 1, gennaio 1944. A promuovere la formazione del "Fronte della giovent per l'indipendenza nazionale e per la libert" fu Giancarlo Pajetta nel settembre-ottobre 1943, oltre ad avviare il lavoro organizzativo, prepar un documento programmatico del movimento giovanile unitario di massa e scrisse il testo del primo manifesto (entrambi i documenti, conservati all'Istituto Gramsci, ASR, Fondo C., sono pubblicati nel volume di P. De Lazzari, Storia del Fronte della giovent, Roma, Editori Riuniti, 1972, pp. 31-43). Sin dalla fase costitutiva, tra i collaboratori e dirigenti del FdG furono Gillo Pontecorvo, Raffaele De Grada, Elio Vittorini, Aldo Tortorella, Quinto Bonazzola, Vittoria Giunti, Paolo Cinanni, ecc.; e, dal novembre 1943, Eugenio Curiel, il quale sostitu Pajetta, chiamato ad altro incarico, nella direzione del movimento. Nel gennaio 1944 E. Curiel e G. Pontecorvo s'incontrarono coi rappresentanti del movimento giovanile della Democrazia cristiana, Dino Del Bo e Alberto Grandi, e fu raggiunto un accordo unitario, esteso subito dopo alle organizzazioni giovanili del PSIUP e del Partito d'azione. Per una puntuale e particolareggiata ricostruzione dell'attivit del FdG, si veda l'opera sopra citata di Primo De Lazzari.
(129) Bollettino del Fronte della giovent, n. 1, 5 gennaio 1944.
(130) Bollettino del Fronte della giovent, n. 1, 5 gennaio 1944 ("Fronte della cultura").
(131) Il 9 novembre 1943, in occasione dell'apertura dell'anno accademico 1943-44, il rettore dell'universit di Padova, Concetto Marchesi, pronunci un discorso di aperta sfida e di incitamento alla lotta contro i nazifascisti. Poco dopo, il 1 dicembre, il prof. Marchesi lasci l'universit, rivolgendo agli studenti un appello che cos terminava: "... fate risorgere i vostri battaglioni, liberate l'Italia dalla ignominia, aggiungete al labaro della vostra universit la gloria di una nuova pi grande decorazione in questa battaglia suprema per la giustizia e per la pace nel mondo " (cfr. C. MARCHESI, Pagine all'ombra, Padova, Zanocco, 1946; ed anche: Anonimus, L'Universit di Padova durante la Resistenza, Padova, Zanocco, 1946; L'Universit di Padova per la Resistenza, Padova, Marsilio Editori, 1964).
(132) Bollettino del Fronte della giovent, a. I, n. 5, maggio 1944 ("Fronte della cultura").
(133) Giovanni Gentile fu giustiziato dai GAP di Firenze nell'aprile 1944. Cfr. l'articolo di Concetto Marchesi in La Nostra Lotta, n. 9, maggio 1944.
(134) Il 31 gennaio 1925 fu nominata da Mussolini una commissione di parlamentari e di esperti, per lo studio dei "problemi presenti nella coscienza nazionale e attinenti ai rapporti tra lo Stato e tutte le forze che esso deve contenere e garantire". Come presidente della commissione, composta da diciotto membri, fu designato G. Gentile (cfr. E. SANTARELLI, Storia del movimento e del regime fascista, Roma, Editori Riuniti, 1973, II ed., v. II, p. 8).
(135) Discorso pronunciato da G. Gentile ad una manifestazione indetta dalla federazione fascista romana il 24 giugno 1943 (cfr. E. SANTARELLI, op. cit., v. III, pp. 251-253).
(136) Bollettino del Fronte della giovent, n. 1, 5 gennaio 1944.
(137) Bollettino del Fronte della giovent, n. 1, 5 gennaio 1944 ("Fronte della cultura").
(138) Bollettino del Fronte della giovent, a. I, n. 2 [febbraio 1944].
(139) Bollettino del Fronte della giovent, a. I, n. 2 [febbraio 1944].
(140) Bollettino del Fronte della giovent, a. I, n. 2 [febbraio 1944] ("Fronte della cultura").
(141) Cfr. n. 1, p. 111. [Nota 75 di questa edizione elettronica Manuzio]
(142) Bollettino del Fronte della giovent, a. I, n. 2 [febbraio 1944] ("Fronte della cultura").
(143) La Nostra Lotta, a. II, n. 5-6, marzo 1944.
(144) L'unico esemplare rintracciato del giornale Il Piave  una copia del n. 2 in data novembre 1943, che si trova presso l'Archivio dell'Istituto nazionale per la storia del movimento di liberazione in Italia. Si tratta di un foglio ciclostilato, di orientamento repubblicano, pubblicato a Belluno (cfr. La Resistenza in Italia, Milano, 1961, p. 310) e diretto da un certo Zuliani (cfr. G. GADDI, Saggio sulla stampa clandestina della Resistenza veneta). Non si ha notizia del gruppo di studenti che ne fu promotore, e che probabilmente si sciolse dopo breve tempo; da alcuni passi dell'articolo di Curiel si pu dedurre che probabilmente era un gruppo di giovani cattolici: infatti "l'orrore per le tragiche conseguenze della guerriglia partigiana", la dichiarata avversione alla violenza, ecc., sembrano riflettere le posizioni di alcuni ambienti cattolici antifascisti che negavano la liceit morale del ricorso alla lotta armata.
(145) Il 14 novembre 1943 il federale di Ferrara, un certo Ignio Ghisellini, fu ucciso a pochi chilometri dalla citt, mentre viaggiava in automobile, diretto a Verona per partecipare al Congresso del partito fascista repubblicano. Come fu accertato in seguito, il Ghisellini non fu giustiziato dai partigiani, ma rimase vittima di un regolamento di conti tra fascisti ferraresi appartenenti a cricche rivali. Nel pomeriggio del 14, quando la sua morte fu annunciata al congresso, i fascisti radunati a Verona (tra i quali i mandanti e forse anche gli esecutori dell'assassinio) accolsero la notizia gridando "tutti a Ferrara!". Squadre fasciste partirono da Verona e da Padova, e la spedizione punitiva si concluse il 15 novembre con la fucilazione sulla pubblica via di diciassette antifascisti. Cfr. P. CALAMANDREI, 15 novembre 1943. Sentenza senza appello, a cura del Comitato onoranze caduti per la libert, Ferrara, 1953; V. CAVALLINI, L'eccidio di Ferrara del 1943, in Storia dell'antifascismo italiano, Roma, Editori Riuniti, 1964, v. II, pp. 224-229.
(146) Bollettino del Fronte della giovent, n. 5, maggio 1944.
(147) Il 25 marzo a Forl 5 giovani vennero condannati a morte e immediatamente fucilati sotto l'accusa di diserzione per non aver risposto alla chiamata alle armi. Subito i Comitati di agitazione denunciarono il crimine fascista e chiamarono la popolazione ad uno sciopero generale di protesta di 48 ore. La mattina del 27 marzo lo sciopero nelle fabbriche  compatto e un massiccio corteo, al quale si aggiunsero le donne del popolo, si port davanti alla caserma dove era riunito il Tribunale militare per giudicare altri 9 giovani accusati dello stesso reato. La caserma fu assediata, le donne gridavano invettive e reclamavano la scarcerazione degli imputati. La milizia spar sulle dimostranti e una donna fu colpita. Ma la folla non si intimor e la manifestazione continu pi violenta finch una delegazione non riusc a penetrare nella caserma e ad ottenere la commutazione della pena di morte in quella di reclusione dai 5 ai 14 anni. Nonostante la vittoria ottenuta lo sciopero generale continu, come predisposto, per tutto il 28 marzo. Sui fatti di Forl v. L. LONGO, Un popolo alla macchia, cit., pp. 157-158; S. FLAMIGNI-L. MARZOCCHI, Resistenza in Romagna, Milano, Ed. La Pietra, 1970, pp. 158-159.
(148) Il 20 aprile si tenne a Parma il processo contro 37 partigiani appartenenti a un distaccamento della brigata Garibaldi "Parma". Le donne della citt, mobilitate dai Gruppi di difesa della donna, sospendevano il lavoro e si raccoglievano a centinaia davanti al tribunale sostandovi nonostante i colpi d'arma da fuoco e i numerosi arresti fino a tarda sera quando, diffusasi la notizia che 35 degli imputati erano stati condannati a morte, si precipitavano a gruppi per la citt chiamando la gente alla mobilitazione. I fascisti, spaventati dalle dimensioni che i fermenti rischiavano di assumere, erano costretti ad annunciare precipitosamente la sospensione delle esecuzioni e la commutazione delle pene.
(149) Bollettino del Fronte della giovent, n. 6, giugno 1944.
(150) Bollettino del Fronte della giovent, n. 6, giugno 1944.
(151) La Nostra Lotta, a. II, n. 10, giugno 1944.
(152) Bollettino del Fronte della giovent, n. 9, settembre 1944.
(153) Questo articolo, probabilmente scritto per il Bollettino del Fronte della giovent, nel novembre 1944,  stato poi pubblicato in l'Unit, edizione per l'Italia settentrionale, n. 5, 20 marzo 1945, in occasione della morte di Curiel.
(154) Estratti dal rapporto di E. Curiel alla conferenza dei Triumvirati insurrezionali (La Nostra Lotta, a. II, n. 19-20, 25 novembre 1944).
I "Triumvirati insurrezionali" furono creati dal PCI nel giugno 1944 in tutte le regioni dell'Italia occupata, con il compito di dirigere l'azione delle masse popolari e delle loro organizzazioni, collegandola con la lotta dell'avanguardia partigiana e gappista, per far convergere tutti gli sforzi verso l'obiettivo dell'insurrezione nazionale, anche promuovendo iniziative e realizzando decisioni spesso non concordate con il CLNAI e con i CLN regionali e locali, ma tendenti a portare questi organi, nei quali erano presenti anche elementi moderati o attesisti, su posizioni insurrezionali. I Triumvirati, i cui membri avevano rispettivamente la responsabilit politica, militare e amministrativa del movimento nelle regioni in cui operavano, assicuravano il coordinamento di tutte le attivit di partito e delle organizzazioni di massa nella prospettiva dell'insurrezione. Il 5 novembre si riun a Milano la conferenza dei Triumvirati insurrezionali: il rapporto politico fu tenuto da Luigi Longo, quello organizzativo da Pietro Secchia. La conferenza rilanci la lotta unitaria, puntando soprattutto sulla ripresa e lo sviluppo della guerra partigiana, dopo la pesante controffensiva nazifascista dell'autunno 1944, come condizione indispensabile per raggiungere l'obiettivo dell'insurrezione nazionale, considerata come una esigenza "assoluta ed urgente". Nel rapporto di Longo trovava una risoluta riconferma l'indirizzo per la creazione degli organi del nuovo potere popolare: i Comitati di liberazione a tutti i livelli, costituiti non pi dai soli cinque partiti, ma con la partecipazione delle organizzazioni di massa, che avrebbero dovuto formare la base strutturale del nuovo Stato italiano. I lavori della conferenza si conclusero il 7 novembre. I rapporti di Longo e di Secchia, il rapporto di Curiel sull'attivit svolta dai giovani comunisti ed altri documenti furono pubblicati su La Nostra Lotta, n. 19-20 del 25 novembre 1944, e sono inclusi nelle due raccolte: L. LONGO, Sulla via dell'insurrezione nazionale, cit., pp. 297-338; P. SECCHIA, I comunisti e l'insurrezione, cit., pp. 285-318. Cfr. inoltre P. SECCHIA-F. FRASSATI, Storia della resistenza, cit., v. II, pp. 876-888.
(155) Riassunto del rapporto tenuto da Curiel alla conferenza dei giovani comunisti svoltasi a Milano il 20 gennaio 1945. Parteciparono alla conferenza Gillo Pontecorvo, Teresa Musci, Paolo Cinanni, Nello Poma, Dino Bergonzoni, Sergio Sola ed altri. In rappresentanza della direzione del partito comunista partecip Pietro Secchia, il cui intervento venne pubblicato in riassunto in La Nostra Lotta, n. 3, febbraio 1945, e riprodotto in I comunisti e l'insurrezione, Roma, Ed. Cultura Sociale, 1954, pp. 342-363.
(156) Il 7 ottobre 1944 il CLNAI cos si esprimeva in merito alla rappresentanza del Fronte della giovent nei CLN: "Il Comitato di liberazione nazionale per l'Alta Italia presa visione del programma e del rapporto di attivit presentato dal Fronte della giovent per l'indipendenza e la libert; constatando che nel suo Comitato direttivo sono rappresentate, attraverso le delegazioni dei cinque partiti, le correnti politiche fondamentali della giovent italiana; riconosce nel Fronte della giovent l'organizzazione che unisce la giovent italiana in un fronte unitario di lotta per la liberazione nazionale e la democrazia; invita i Comitati provinciali a prendere accordi col Fronte della giovent nello spirito della circolare del 30 agosto 1944 sull'allargamento dei Comitati provinciali per il riconoscimento delle rappresentanze delle organizzazioni che hanno lottato nella guerra di liberazione" (Documenti ufficiali del Comitato di liberazione nazionale per l'Alta Italia, Milano, 1945, p. 47).
(157) IG ASR, Fondo C.
(158) Non possono trattenere dal risolvere un fondamentale problema organizzativo e politico del nostro partito: sono ragioni pi apparenti che reali (nota di E. C.).
(159) Luigi Longo.
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FINE.